Francesco Guccini, la storia di "Venerdì santo" e "L'atomica cinese"

Usciva 54 anni fa "Folk Beat N.1", l'album di debutto del cantautore: lo ripercorriamo canzone per canzone
Francesco Guccini, la storia di "Venerdì santo" e "L'atomica cinese"

"Venerdì santo". “Sentivi addosso uno sfinimento sottile, un appagamento non pago, perché ormai avresti ricominciato e non smesso più, fino alla morte, come quella del cristo coperto di viola intravisto dal portone spalancato della chiesa”. Lo scrive Francesco Guccini in "Cittanòva Blues", romanzo del 2003, rivelando l’origine del brano di 36 anni prima. Al di là dell’evidente forzatura, sul bordo del blasfemo, resta la suggestione di un pezzo dolente cantato con contrita dignità.

Risale ai primi anni Sessanta, quando il ventunenne Guccini suona la chitarra – “scolpita con la scure” da Celestino Venturi, falegname di Porretta – nel complesso I Gatti con Victor Sogliani, futuro fondatore dell’Equipe 84, e con Pier Farri, destinato a diventare produttore dei primi otto album di Francesco. "Venerdì santo" inizialmente viene considerato solo esercizio di composizione ma viene ripescato per l’album e inserito poi in numerosi concerti. È la prima canzone (quasi) d’amore di Guccini. Non ce ne saranno molte.


"L'atomica cinese". Torna l’incubo nucleare, torna Dylan dentro “una nuvola spettrale che va”, lenta e inesorabile, fino a distruggere il mondo rilasciando la sua pioggia acida e mortifera. Rispetto a "Noi non ci saremo" non c’è neppure il conforto di una rinascita futura. Il linguaggio di Guccini non è ancora quello splendente e letterario che verrà, ci sono debolezze retoriche,
come “le reti sono piene di cadaveri d’argento”, ma già si intravedono pregiate suggestioni.


Intarsio di chitarre su spartito sonnolento, rinvigorito dodici anni dopo nell’ "Album Concerto" con i Nomadi, con il titolo abbreviato e geopoliticamente corretto di "Atomica": "Ci siamo accorti che tante canzoni del nostro passato" declama Guccini prima di attaccare, "sono ancora molto attuali. E allora ci siamo detti: perché non rifarle?". E via il neorock nucleare progressive con l’emozionante duetto vocale Guccini-Daolio che, nella foga, sbaglia alcuni passaggi di testo e perfino i gabbiani che precipitano in acqua diventano anatre. Vale tutto.

Federico Pistone

Questo testo è tratto da "TuttoGuccini" di Federico Pistone, pubblicato da Arcana, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. (C) 2020 Lit edizioni s.a.s. 

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