Sanremo 2021, date confermate e incognita pubblico: dichiarazioni e polemiche

In tanti si domandano se non sia meglio rinviare il festival, per diversi motivi. Nel frattempo monta la rabbia: è giusto che l'Ariston possa fare eccezione, con teatri e sale da concerti chiusi per Covid?
Sanremo 2021, date confermate e incognita pubblico: dichiarazioni e polemiche

Nella giornata in cui Glastonbury ha annunciato l'annullamento causa pandemia per il secondo anno consecutivo, a Sanremo si tira dritto per un’edizione 2021 in presenza tra i prossimi 2 e 6 marzo. Il prefetto di Imperia ha messo dei paletti, parlando del concorso canoro come di una “trasmissione televisiva” la cui organizzazione dovrà tenere conto dell’impatto sulla città che la ospiterà: a farne le spese, in prima istanza, è stato il palco di piazza Colombo, che quest’anno - ha riferito il sindaco della città dei fiori Alberto Biancheri - non verrà allestito.

“Sinceramente mi auguravo che rinviassero tutto il Festival, vista la situazione legata alla crisi sanitaria”, ha commentato il presidente di Confcommercio Andrea Di Baldassarre a Sanremonews riguardo la decisione: “Ora rimane il nodo del Festival, in una settimana in cui i locali saranno chiusi. Sicuramente la manifestazione sul piano mediatico è importante ma, per la città fatta in questo modo, cala decisamente di interesse economico”. Sempre secondo Sanremonews, le categorie economiche della città potrebbero presentare una formale richiesta di rinvio della manifestazione: “Se il Festival si fosse svolto due settimane dopo, forse si poteva fare qualcosa in più”, ha detto il presidente di Federalberghi Silvio Di Michele.

Ancora più polemiche, tuttavia, ha suscitato la decisione di non rimandare il festival, le cui serate sono per la quasi totalità fissate nei giorni in cui il dpcm 14 gennaio impone la chiusura di teatri e sale da concerto.

Alberto Mattioli, su La Stampa, riferisce i pareri della regista Emma Dante (“Se si decide di fare Sanremo con il pubblico si riaprono i teatri. E’ pacifico”), della direttrice del Vascello di Roma e attrice Manuela Kustermann (“Se il Festival di Sanremo apre al pubblico scendiamo in piazza: ci sentiamo mortificati, dimenticati”), Renzo Arbore (“Il pubblico vero non si può avere ma dei figuranti sì. Basteranno ad Amadeus e Fiorello, che sono bravissimi e sapranno inventarsi qualcosa. Non si può far finta di niente: gli spettatori sanno che teatri e cinema sono ancora chiusi e che è un festival nato in pandemia”), Al Bano (“Se deve essere un festival a metà, non sarebbe meglio aspettare tempi migliori?) e Iva Zanicchi (“Non si può fare un Festival di Sanremo senza il pubblico e il suo calore: sarebbe molto triste”).

Un’ipotesi di sintesi tra le varie posizioni è stata tentata dal compositore Gabriele Ciampi, che ha suggerito all’ADNKronos un festival “diffuso” nei teatri di Napoli, Milano, Roma e Palermo:

“Il Festival di Sanremo è un evento troppo improntate per la canzone italiana e bisogna sostenerlo. Se il pubblico non potrà essere presente in sala per l'emergenza Covid o per gli eccessivi costi legati ad un programma di quarantena, bisognerà procedere con la manifestazione, come del resto è stato fatto per i Grammy Awards: sarebbe stato assurdo per la musica mondiale non avere l'appuntamento con i Grammy 2021. Credo molto nella macchina organizzativa Rai e sono sicuro che si farà il possibile per organizzare un Festival tutto italiano, come simbolo della ripartenza della musica e come sostegno ai teatri italiani”

Molto critico si è invece detto Moni Ovadia, che - riferisce sempre l’ADNKronos - a margine di una conferenza sulle riapertura degli spazi artistici organizzata dal senatore Armando Siri ha commentato:

“Perché Sanremo si fa con il pubblico e i teatri sono chiusi? E' inspiegabile. Per Sanremo il discorso della sanità non conta niente? Se Sanremo è più importante della cultura allora vuol dire che questo paese è perso per sempre. Se non si capisce quale è il valore prioritario della cultura e si favoriscono le kermesse mediatiche vuol dire che questo paese sarà sempre un paese miserabile, non crescerà mai. Se Sanremo diventa la priorità del paese si vede che il paese è perduto (...). Sanremo è (...) pericoloso: ci sarà la gente che si assembrerà, ci saranno i vari cantanti e tutto il carrozzone mediatico mentre i teatri sono luoghi disciplinati e sicuri. Tutto questo è assurdo e le ragioni di questo sono sicuramente poco nobili”.

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