Glastonbury 2021 annullato: e adesso?

Lo scorso giugno il patron del festival dichiarò: ‘Se non ci saremo l’anno prossimo falliremo’. In UK il governo ha investito un miliardo e mezzo per ‘assicurare’ il settore da future eventuali cancellazioni. La Germania due e mezzo. E l'Italia?
Glastonbury 2021 annullato: e adesso?

Il suo grido d’allarme, Michael Eavis, lo lanciò a giugno, quando l’Europa stava vivendo l’illusione di essersi lasciata la pandemia alla spalle: "Dobbiamo esserci l'anno prossimo, altrimenti falliremo”, disse lo storico patron del Glastonbury Festival, la più antica e prestigiosa rassegna musicale outdoor della Gran Bretagna, “Dobbiamo andare avanti. Altrimenti per la società sarà la fine. Non credo che potremo permetterci di aspettare un altro anno".

"Se saremo costretti ad annullare anche l'edizione del prossimo anno le cose si metteranno davvero male”, aveva ribattuto la figlia Emily, che da tempo affianca il padre nei lavori alla rassegna: “L'intera industria dal vivo sarà appena a un filo se ci sarà un'altra estate senza festival e se non sapremo che tipo di sostegno è previsto per questo settore".

Eppure è successo. Oggi, giovedì 21 gennaio, Glastonbury ha confermato per il secondo anno consecutivo la propria cancellazione. "Nonostante i nostri sforzi per spostare cielo e terra è chiaro che semplicemente non saremo in grado quest'anno di organizzare il festival. Siamo molto dispiaciuti”, hanno scritto, sconsolati, Emily e Michael Eavis: "Vi ringraziamo per il vostro incredibile supporto e aspettiamo tempi migliori in futuro".

I “tempi migliori” evocati dagli organizzatori fanno pensare che lo scenario peggiore - quello paventato all’inizio della scorsa estate di una chiusura definitiva di una realtà attiva da oltre cinquant’anni - possa essere evitato: come accadde lo scorso anno, i possessori dei biglietti potranno opzionare l’acquisto per i tagliandi dell’edizione 2022 con un deposito di 50 sterline. Pur non assorbendo completamente il colpo, una soluzione del genere assicura alla società degli Eavis una sufficiente liquidità per continuare a operare.

L’”incredibile supporto” che rende possibile questa opzione, tuttavia, non è da dare affatto per scontato. Glastonbury è un’istituzione, e l’appeal dei tagliandi per varcare i cancelli di Pilton va oltre la line-up annunciata: acquistare i biglietti “al buio” - cioè senza essere a conoscenza degli artisti che suoneranno al festival - per il Glasto è una consolidata tradizione. La regola, tuttavia, non vale per tutti: fatte salve rare eccezioni - spesso combinate con la formula early bird, che prevede sconti importanti sulla prevendita in caso di acquisto a cast non completamente annunciato - quando si compra il biglietto per un festival si vuole avere un’idea per lo meno di massima del programma, non fosse altro per gli headliner.

Al di là dei “ristori” governativi e delle misure di sostegno, il problema della condivisione del rischio d’impresa tra società private e istituzioni per assicurare continuità al settore è stato posto dalla stessa Emily Eavis lo scorso dicembre, in piena seconda ondata.

“Se il governo potesse condividere il rischio offrendo supporto finanziario diretto, allora darebbe l'opportunità di procedere con le pianificazioni nella speranza che la situazione sia sicura per l'estate e nella consapevolezza che il sostegno diventerebbe disponibile qualora ci trovassimo semplicemente nella posizione di non potere procedere”, aveva spiegato in un’intervista al Times la promoter, la cui voce non aveva mancato di guadagnarsi l’attenzione del parlamento: “Sappiamo che sono tempi difficoltosi per gli organizzatori di eventi dal vivo e stiamo lavorando a pieno ritmo per offrire supporto”, aveva fatto sapere il Department for Digital, Culture, Media and Sport: “Abbiamo investito un miliardo di sterline attraverso il 'culture recovery fund' per proteggere i posti di lavoro di decine di migliaia di persone del settore, ed altri 400 milioni sono in arrivo”.

Se il governo britannico ha destinato quasi un miliardo e mezzo di sterline per evitare che le incertezze riguardanti l’estate del 2021 possano definitivamente radere al suolo il settore, meglio ancora ha fatto quello tedesco, che già lo scorso mese di dicembre aveva destinato due miliardi e mezzo di euro per rimborsare i promoter in caso di future cancellazioni legate all’emergenza sanitaria.

In Austria, dove il mercato del live è senza dubbio più piccolo rispetto a quello presente in Germania, il fondo istituito in ottobre dal governo presieduto da Sebastian Kurz ha impiegato fondi per 300 milioni. La Danimarca, che pure vanta entro i propri confini rassegne di altissimo profilo sul panorama internazionale come il festival di Roskilde, ha messo in chiaro di non poter assicurare alcuna rete ai propri promoter in vista della prossima bella stagione: “Comprendo la difficile situazione che stanno affrontando gli organizzatori dei festival”, ha dichiarato la ministra della cultura Joy Mogensen, “Purtroppo, però, non sappiamo come sarà il mondo quest'estate, e non sappiamo quali restrizioni verranno applicate. Inoltre, non sappiamo quale risarcimento potrà essere dato agli organizzatori di questi eventi, e a quali condizioni”. E in Italia? A fine estate, l’11 agosto scorso, .il MiBACT stanziò 12 milioni di euro “per ristorare parzialmente le perdite subite in questi mesi difficili dagli organizzatori” dei concerti “con un pubblico di almeno 1000 persone all’aperto o 200 al chiuso” che fossero stati “cancellati, annullati o rinviati a causa dell'emergenza epidemiologica da Covid-19” e previsti tra gli scorsi 23 febbraio 2020 e il 30 settembre. Seguirono altri due provvedimenti da 10 milioni di euro ciascuno rivolti a live club e promoter, tra metà agosto e fine ottobre, poi più nulla. Quando i mesi all’arrivo dell’estate, ormai, si contano sulle dita di una mano.

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