UK, per uno studio BPI sempre più artisti aiutati dallo streaming

Secondo la British Phonographic Industry circa 1800 tra band e interpreti che hanno superato i 10 milioni di passaggi nel 2020

Mentre il parlamento britannico sta cercando di chiarire le dinamiche dei flussi di guadagno generati dal mercato digitale, la British Phonographic Industry - l’associazione di categoria che raggruppa i discografici inglesi - ha pubblicato una ricerca sui benefici - sia in termini di visibilità, sia sotto il profilo economico - avuti dallo streaming sul panorama musicale domestico. Secondo i dati della BPI, nel corso del 2020 circa 1800 artisti hanno superato i 10 milioni di stream, il 72% in più rispetto al totale di 1048 artisti che hanno raggiunto l'equivalente di 10.000 vendite di album nel mercato di CD, LP e download nel 2007, quando ancora non erano operative le piattaforme digitali.

Allargando il campo al mercato globale, secondo la ricerca della BPI i 1500 artisti più popolari sul mercato digitale nel Regno Unito generano in media nove volte più stream all’estero rispetto a quelli totalizzati in madre patria: sono infatti 300 gli artisti britannici che nel 2020 hanno raggiunto o superato la soglia dei 100 milioni di stream in tutto il mondo.

Il dato più interessante, tuttavia, lo studio della BPI lo offre riguardo il quadro economico generato dal boom delle piattaforme: stando alla ricerca, gli artisti ricevono grazie allo streaming una quota maggiore di entrate rispetto all'era del CD.

Come riconosciuto da testimoni che sono già apparsi davanti al Commissione Cultura del parlamento britannico, i tassi di royalty degli artisti sono in genere più alti in streaming, comunemente compresi tra il 20-30%, rispetto ai tassi dell'era CD, generalmente fissati al 15-20%. Nel dettaglio, sulla base di un tipico abbonamento di 9,99 sterline a un servizio di streaming, le etichette ricevono entrate lorde di 4,33 sterline, di cui gli artisti ricevono 1,33 sterline. Della quota rimanente all'etichetta di 3,00 sterline i costi rappresentano 2,49 sterline (inclusi gli investimenti sugli artisti stessi come A&R e marketing globale): il margine rimasto all'etichetta ammonterebbe quindi a 0,51 sterline. Le rimanenti 5,67 sterline verrebbero spartite tra erario (IVA), piattaforme, autori ed editori.

“La leadership mondiale della Gran Bretagna nella musica non dovrebbe essere data per scontata”, ha commentato Geoff Taylor, amministratore delegato di BPI: “La nostra importanza internazionale, dai Beatles ad Adele, Ed Sheeran e Dua Lipa, è stata assicurata sposando un talento eccezionale con gli investimenti e l'innovazione delle nostre dinamiche etichette. Mentre il Regno Unito cerca di accrescere la sua influenza nel commercio mondiale, dovrebbe essere una priorità promuovere uno dei maggiori successi internazionali del nostro paese, per garantire la sua crescita a lungo termine”.

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