UK, le major in parlamento per l’inchiesta sullo streaming

L’indagine britannica sulle ripartizioni dei proventi dalle piattaforme digitali ascolterà la campana della discografia, che rispedirà al mittente le accuse di avidità. Spiegando che…
UK, le major in parlamento per l’inchiesta sullo streaming

Prosegue, a Londra, l’inchiesta della Commissione Cultura del Parlamento britannico sulla ripartizione dei proventi dallo streaming: l’indagine, che ha chiamato in causa tutti gli attori della filiera, si propone non tanto di stabilire quanto i servizi digitali come Spotify remunerino etichette, interpreti e autori per lo sfruttamento delle opere ma - piuttosto - come effettivamente i proventi dallo streaming vengano ripartiti.

Al di là di nodi ancora irrisolti come la gestione dei diritti connessi sul digitale - non ancora del tutto regolamentati, sul mercato britannico - e dei differenti tipi di contratto che possono portare un’etichetta a versare dal 5 al 100% dei proventi dallo streaming a un proprio artista (si ritiene che gli artisti legati da contratti stretti in epoca pre-streaming siano i più svantaggiati, in questo senso), l’audizione in programma nelle prossime ore è particolarmente importante non solo in relazione alle attività della politica inglese: le multinazionali del disco avranno la possibilità di chiarire ufficialmente la propria posizione e di controbattere alla tesi seconda la quale sarebbero le major stesse ad auto-garantirsi la fetta più grossa dei ricavi.

Secondo indiscrezioni di stampa David Joseph di Universal Music, Jason Iley di Sony Music e Tony Harlow di Warner Music, i tre ad dei distaccamenti inglesi delle major, sosterranno che se dovessero essere introdotte normative che obblighino le piattaforme di streaming a versare direttamente agli artisti una quota specifica, in prima istanza le etichette sarebbero costrette a depotenziare le proprie divisioni a&r, compromettendo così l’arricchimento dei propri cataloghi e la qualità della proposta futura. In secondo luogo le piattaforme, per assorbire il colpo, potrebbero aumentare i costi degli abbonamenti.

“L'introduzione di nuove normative in un settore musicale di successo e in crescita minaccerebbe di ridurre il valore del business musicale del Regno Unito, minando gli investimenti in nuovi talenti e nuova musica”, ha spiegato il ceo della British Phonographic Industry Geoff Taylor: “Lascerebbe appassionati e artisti in condizioni peggiori e ridurrebbe la competitività globale del nostro paese”.

Insieme ai tre ad delle major la commissione ascolterà anche le testimonianze dei responsabili delle due principali società di gestione collettiva operanti nel Regno Unito, la PRS for Music e la Phonographic Performance Limited.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2021 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.