Pink Floyd, "Animals": di cani, pecore e maiali

L'estratto del capitolo di una tesi di laurea, dedicato all'album uscito il 23 gennaio del 1977
Pink Floyd, "Animals": di cani, pecore e maiali

Federica Gallorini, 21 anni, si è laureata in Scienze Umanistiche a Firenze (110 e lode) con una tesi intitolata "La critica sociale si fa imbracciando la chitarra: la musica impegnata dal rock di contestazione ai giorni nostri".
Dalla sua tesi, che ci ha inviato, abbiamo estrapolato, sintetizzandoli, alcuni passi del terzo capitolo, interamente dedicato ad "Animals" dei Pink Floyd, che è uscito nel gennaio del 1977.

 

Era il 23 gennaio 1977 quando i Pink Floyd, reduci dal successo del precedente LP “Wish You Were Here”, pubblicavano il loro decimo album in  studio: “Animals”. I suoi testi accusatori, diretti e ricchi di riferimenti politici, costituiscono un’aperta critica alla società inglese degli anni Settanta. Secondo Povey e Russel ("Pink Floyd - Un sogno in Technicolor. Trent'anni di storia e concerti, Giunti 1988) "L’obiettivo dei Pink Floyd è rendere l’uomo consapevole della società malata che lui stesso ha costruito, e spronarlo – attraverso la violenza dei brani – a reagire, a cambiare questa condizione oppressiva che si è autoimposto". Al fine di rendere ancora più efficace questo messaggio, in “Animals” il genere umano viene animalizzato e diviso in tre categorie: cani, maiali e pecore, rielaborando così la lettura zoomorfa della società adoperata da George Orwell (1945) nella sua novella satirica “Animal Farm”.


Per Phil Rose ("Roger Waters and Pink Floyd: The Concept Albums", Fairleigh-Dickinson University Press, 2015) “Animals” è una critica dei sistemi economici e ideologici caratterizzanti le democrazie liberali di fine Novecento, in cui Roger Waters tenta di illuminare gli ascoltatori sulla continua condizione di sfruttamento e oppressione a cui la società li riduce. Inoltre “per Waters la prima preoccupazione è quella di rivelare gli effetti che le relazioni economiche capitalistiche hanno sulla natura degli esseri umani, e le evidenti divisioni che le strutture antidemocratiche di potere creano tra di noi come individui”.
Uscito ai tempi del movimento punk britannico, l’album cattura il sentimento di rabbia che permeava la musica di quel periodo.

“Animals” è una riflessione cupa e spietata non solo sull’Inghilterra di fine anni Settanta, ma più ampiamente sulla natura dell’uomo e della società corrotta da lui creata. .

L’idea per la copertina di "Animals" – poi meglio sviluppata e curata da Storm Thorgerson – nacque dall’intuizione di Roger Waters, che nel 1976-77 abitava nella zona di Wandsworth, a Londra. Da una delle finestre di casa sua vedeva ogni giorno la Battersea Power Station, l'imponente e austera centrale termoelettrica situata nei pressi del fiume Tamigi. Quest’enorme struttura in muratura, con i suoi quattro camini saturi di fumo, suscitò in Waters una visione: quella forma enorme, animalesca, capovolta come una bestia con le zampe in aria, rispecchiava l’umanità in generale, ed è per questo che doveva diventare la copertina-metafora di “Animals”.


Il luogo era dunque deciso, ma Waters sentiva la necessità di aggiungere un ulteriore elemento, una metafora di quella società che tanto disprezzava: un maiale volante . Quella dei “porci in volo” è difatti una popolare espressione idiomatica, metafora di un fatto destinato a non aver mai luogo, alla quale il bassista dei Floyd attribuisce però un ulteriore significato: i maiali sono individui la cui sete di potere e capacità di manipolare i deboli per i propri fini tirannici incombe sul resto dell’umanità (George A. Reisch, "Pink Floyd and Philosophy: Careful With That Axiom, Eugene!", Open Court Pub., 1977).


Ecco dunque che un gigantesco maiale gonfiabile viene ritratto in volo tra le ciminiere della Battersea Power Station, un maiale finto che tutti devono credere vero, un pericolo che deve essere percepito come incombente (Storm Thorgerson e Peter Curzon, "Mind over Matter: The Images of Pink Floyd", Sanctuary Publishing Ltd., 1997).
Roger Waters vede dunque nel maiale volante e nella fabbrica senza vita gli elementi necessari a descrivere il concetto primordiale di “Animals”. Come spiegherà lui stesso: “La cover dell’album ha un significato semplice. Semplice come esplodere di rabbia, semplice come lo è per un cane abbaiare, come lo è per un maiale grugnire. Semplice come lo è per l’essere umano sprofondare nel marcio della società moderna”.

La metafora animale emerge in ogni brano dell'album. Delle cinque tracce, tre si propongono di descrivere, accusare e processare una diversa categoria umana: “Dogs” - ovvero i cani, gli arrampicatori sociali - “Pigs (Three Different Ones)” - i maiali, i ricchi benpensanti sfruttatori delle masse - e “Sheep” - le pecore, il popolo atrofizzato succube del potere. Le due tracce rimanenti, “Pigs On The Wing - Part One” e “Pigs On The Wing - Part Two”, sono le uniche parti in cui affiora una qualche speranza nei confronti dell’uomo.

Dogs

È con questa traccia, una vera e propria suite di diciassette minuti, che si entra nel vivo del disco: il testo denunciano la ferocià dei cani, metafora degli arrampicatori sociali disposti a tutto pur di soddisfare la propria sete di potere (Rausa Giuseppe Rausa, "Dizionario della musica rock - Vol. 1", Rizzoli 2013).
Significativi sono alcuni versi della prima strofa:
“And after a while you can work on points of style, like the club tie, and the firm handshake
A certain look in the eyes and an easy smile
You have to be trusted by the people that you lie to, so that when they turn their backs on you
You’ll get the chance to put the knife in”

I cani devono ispirare fiducia in coloro che poi pugnaleranno alle spalle; l’unico modo per sopravvivere è celare i propri sentimenti, sopprimere il lato umano della propria coscienza a favore di quello bestiale (Patrick Croskery, “Pigs Training Dogs to Exploit Sheep: Animals as a Beast Fable Dystopia”, 1977). 
L’uomo diviene un cane quando la sua cupidigia lo spinge ad autoconvincersi che tutte le persone siano spietate e assassine per natura, e che debba eliminare i meritevoli vincitori per permettere a sé stesso di salvarsi. Così facendo egli agisce contro l’interesse della società e della giustizia, pensando unicamente al proprio benessere (D’Onofrio, 2012).


Pigs (Three Different Ones)

La traccia che apre la seconda facciata dell’album ritrae tre tipologie di maiali, approfondendo le caratteristiche sociologiche e comportamentali di ciascuna specie.
Arroganti, boriosi, assetati di potere e sovente repressi, i maiali non sono necessariamente vincolati al potere, in quanto la loro tirannia viene esercitata anche in ambiti più circoscritti, ordinari, quotidiani, e ovunque possano dominare sul più debole (Croskery).
L’ultimo verso di ogni strofa, “you’re really a cry” spiega come i maiali siano l’elemento che davvero rovina la società intera; da loro che ne sono l’apice inizia infatti il declino.

Il sottotitolo, (Three Different Ones), indica come le tre strofe si riferiscano a tre maiali in particolare che contraddistinguono le infide categorie di persone che godono a spese del popolo.
La prima strofa parla in generale degli imprenditori, dei capitalisti, e le sue parole d’accusa sarebbero riferite al ministro inglese James Callaghan. La seconda è invece rivolta a Margaret Thatcher. La terza strofa, infine, a Mary Whitehouse, politicante  che considerava i Floyd promotori dell’uso di droghe (Edward Macan, "Rocking the Classics: English Progressive Rock and the Counterculture", Oxford University Press, 1997).

Sheep

“Sheep” si apre con un placido suono di organo arricchito dal belare di alcune pecore e dal cinguettare di uccellini.
Le pecore rappresentano le masse lobotomizzate dalla propaganda politica, gli inetti, gli ignavi incapaci di prendere una vera posizione nella propria vita e di lottare per essa (Nichoolas Schaffner, "Saucerful of Secrets: The Pink Floyd Odyssey", Sidgwick & Jackson, 1991).
Circa a metà canzone è recitata - in modo molto distorto - una versione modificata del Salmo 23 98, in cui le pecore adorano come un Dio il macellaio, capace di liberare le loro anime dalla sofferenza grazie ai suoi affilati coltelli (Macan, 1997). 
A differenza di quanto accade nel romanzo di Orwell, nella versione dei Floyd le pecore si ribellano contro i cani e riescono a ribaltare le loro sorti, salvo poi decidere di non prendere in mano la situazione, in quanto l’ignoranza di cui sono vittime fa temere loro il mondo circostante (Croskery, 2007).

Federica Gallorini

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