Crisi di governo: le opinioni dell’industria musicale

La filiera creativa può permettersi un avvicendamento a Palazzo Chigi in piena emergenza Covid? Lo abbiamo chiesto a rappresentanti di discografia, musica dal vivo, editoria e collecting
Crisi di governo: le opinioni dell’industria musicale

Nella mattina di oggi, martedì 19 gennaio, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si presenterà al Senato della Repubblica per cercare la riconferma dell’esecutivo che guida dai primi di settembre del 2019: la crisi innescata dall’uscita dalla maggioranza di Italia Viva ha posto diverse ipoteche sul futuro del governo, dal quale dipendono i provvedimenti di sostegno attualmente disposti per la filiera creativa. Come sta vivendo l’industria musicale questa delicatissima fase istituzionale, capitata - tra l’altro - in uno dei periodi più drammatici vissuti dal nostro Paese dalla fine della Seconda Guerra Mondiale? Per avere un’idea più precisa di quali siano le posizioni abbiamo chiesto ai principali rappresentanti italiani di discografia, collecting, editoria e musica dal vivo un commento alla situazione corrente.
 

Enzo Mazza, ceo di FIMI - Federazione Industria Musicale Italiana:

"La situazione è complicata ma quello che è importante oggi è disporre di un interlocutore affidabile che sia in grado di garantire che le risorse del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza contengano misure per il settore e che queste misure vengano attuate.

Alcuni interventi, come è noto, sono stati ottenuti per il settore discografico, penso ai ristori per le label, l’intervento per le società di collecting, il rinnovo del DM per la copia privata e le nuove misure che hanno esteso il tax credit. Inoltre siamo in attesa del rifinanziamento del bonus cultura che nel 2020, nonostante la crisi pandemica ha generato ben 16 milioni di euro in acquisti di musica registrata. Per noi è fondamentale disporre di un interlocutore continuativo soprattutto nella fase di ripresa, dove sarà fondamentale il rilancio del settore della musica nel suo complesso. Per ora le risorse assegnate dal Recovery Fund all’intero settore della cultura sono sicuramente insufficienti ed, in particolare per la musica, allo stato non risultano definiti gli interventi. Come FIMI siamo abituati ad interfacciarci con tutti gli esecutivi che dovessero formarsi, così come abbiamo sempre fatto in passato e come ci siamo mossi in questa fase anche in parlamento. Ciò che conta sono i progetti che un Governo presenta e sostiene per il settore".

 

Sergio Cerruti, presidente AFI - Associazione Fonografici Italiani:

“C’è poco da parlare, e molto da fare.

Andare a votare sarebbe sbagliato, e rappresenterebbe un esercizio di democrazia inutile e fuori tempo massimo. Non voglio farne un discorso politico, ma c’è molta rabbia sociale: sarebbe una bella dimostrazione di rispetto verso i cittadini se chi ci governa ne tenesse conto. Sull’ipotesi di un rimpasto? Se va fatto che si faccia, ma io resto dell’idea che, soprattutto in un momento drammatico come questo, i politici debbano essere i nostri top gun. Serve Mario Draghi? Lo si chiami, ma si faccia in fretta. Riguardo il ministro della Cultura: esprimo gratitudine nei confronti di Franceschini, che si è sempre dimostrato vicino al nostro settore, ma credo che ci sia da ripensare l’organizzazione del ministero, che andrebbe profondamente rinnovato con la creazione di un’apposita direzione generale musica, che l’intero settore chiede da anni. In generale, credo che tutti siano tenuti a dare una prova di responsabilità, anche a livello di comunicazione, perché da parti di alcuni esponenti del centrodestra sono arrivate negli ultimi giorni della dichiarazioni aberranti. La tragicità della situazione impone la necessità di fare qualcosa di eclatante: la si faccia e si smetta di essere il paese del ‘non si può fare’. Grazie a un commissario il ponte di Genova è stato ricostruito in due anni: questo, secondo me, non è stato un vulnus democratico, ma una prova di efficienza. Con cinquanta commissari riusciremmo a chiudere cinquanta cantieri. Purtroppo la vita pubblica italiana è caratterizzata dalla presenza di gente inadeguata: mi spiace che, rispetto ad altri paesi, il presidente Mattarella non abbia più poteri per prendere in mano questa situazione e risolverla. Renzi, pur avendo anche ragioni condivisibili, ad aprire la crisi è stato irresponsabile”.

 

Mario Limongelli, presidente PMI - Produttori Musicali Indipendenti:

“Data la situazione di grande incertezza in cui ci troviamo sia a causa della pandemia, sia a causa dell’ipotetica crisi di Governo che potrebbe accompagnarci anche in futuro, non potendo in alcun  modo immaginarci questo futuro, vorremmo che nessuno si sottraesse alle proprie responsabilità presenti e appunto future.

Come PMI Produttori Musicali Indipendenti abbiamo sempre risposto a tutte le chiamate del Governo partecipando attivamente a tutti gli incontri promossi dalle Istituzioni e non solo, proponendo soluzioni e garantendo il nostro sostegno e rappresentatività al fine di tutelare non solo la nostra categoria ma tutta la filiera legata alla musica. Infatti la grande lezione che gli attori di questa filiera hanno imparato sul campo è che tutte le attività legate al settore musica sono interconnesse (live, editoria, discografia, uffici promozionali, stampa, marketing social eccetera) e la crisi, anche se solo temporanea, di una di queste fattispecie, può impattare su tutte le altre in maniera significativa con risvolti anche drammatici. Per questo motivo, a nostro avviso, sono necessarie alcune considerazioni in prospettiva. Riguardo i ristori, bisognerebbe prevederne di adeguati e continuativi poiché non sappiamo quando la pandemia avrà fine, e soprattutto quando potranno riprendere a pieno regime tutte le attività connesse al live al quale tutto il settore è molto legato. Non possiamo in sostanza trovarci nel breve o medio termine senza un paracadute nel caso in cui le economie della musica non cambino, ovvero che alcuni nostri settori rimangano chiusi per più tempo rispetto ad altri. Serve una visione di lungo periodo: è necessario che un sistema così fragile come quello del settore musica e, più in generale, del settore cultura, abbia tutele ad hoc specifiche per le proprie peculiarità. Siamo di fronte ad una pandemia che nessun politico si aspettava, ma a breve  potrebbe arrivare una crisi finanziaria importante, cosa molto più probabile di un’altra  pandemia, e in merito a questo sappiamo che la prima cosa che i consumatori  faranno sarà quella del ‘taglio’ dal proprio bilancio quotidiano sono i dei consumi culturali. Ci vuole quindi una presa d’atto che la cultura nel nostro paese ha bisogno di una tutela diversa rispetto ad altri settori ,così come avviene in altri paesi d’Europa, e non deve più essere una pandemia a metterci in guardia. Circa, infine, il tavolo della musica: è stato convocato sotto i migliori auspici del Mibact un tavolo permanente che ‘non lasci indietro nessuno’ e che quindi prenda atto di tutte le particolarità e peculiarità del nostro settore e di come si diffondono nella società e nel mercato del lavoro. Ci auguriamo che il lavoro di questo tavolo permanente dello spettacolo continui ‘senza se e senza ma’ indipendentemente da un acutizzarsi o affievolirsi della pandemia e tantomeno indipendente  da una legislatura che potrebbe interrompersi oppure proseguire a singhiozzo.

 

Giordano Sangiorgi, presidente Audiocoop:

“Il mio auspicio è che permanga la stabilità indispensabile perché si prosegua nel lavoro svolto fino a oggi: tra le conseguenze immediate di questa situazione c’è stato il rinvio a data da destinarsi della prossima riunione prevista dal tavolo permanente degli operatori col MiBACT, e questo mi fa temere ritardi nei contributi che già stavamo aspettando. Qualsiasi siano le scelte a livello istituzionale, spero che il processo di dialogo con il settore non si interrompa: avevamo già inoltrato al Ministero le richieste che avevamo elaborato, ovvero l’allargamento dei codici ATECO, quello dei periodi di ristoro e l’emanazione urgente di un bando per oltre mille piccole realtà indipendenti. La stabilità è fondamentale perché i nostri sforzi non vengano vanificati. Una crisi, ora, invece di un allargamento e una coesione nazionale porterebbe tutta la filiera del settore indipendente a chiudere bottega per il 50%,  e a essere assorbito dalle multinazionali per il restante, con una perdita della sezione scouting del settore indispensabile per il Made in Italy, come si evince in modo evidente dall'ultimo Festival di Sanremo”.

 

Vincenzo Spera, presidente di Assomusica:

“Per trovare interlocutori che capiscano la peculiarità del nostro settore abbiamo impiegato anni: al MiBACT, finalmente, oggi sono considerati tutti i soggetti con le rispettive diversità, percepiti come differenti da quelli della cultura ‘classica’, quella che - per intenderci - usufruisce del FUS.

Ecco perché chiediamo stabilità e concretezza immediata: auspichiamo tutto meno che una crisi che diradi a quattro o cinque mesi i provvedimenti in atto. Credo sia opportuno chiudere il discorso con lo stesso interlocutore col quale l’abbiamo iniziato: il cambiamento delle persone, ovviamente, potrebbe implicare anche il cambiamento degli indirizzi nei vari ministeri. Con l’attuale ministro della Cultura si è creata una maggiore apertura rispetto al settore generale: ne è prova il tavolo permanente, al quale sono stati convocati soggetti sconosciuti alle istituzioni solo fino a sei mesi fa. E’ giusto che tutto questo abbia un seguito, ma non tra due o tre anni, quando un eventuale nuovo esecutivo avrà avuto il tempo di insediarsi e di organizzare un programma di lavori: oggi come oggi non si tratta solo di fare, ma soprattutto di programmare, perché è la mancanza di prospettive il primo ostacolo alla ripresa. Fermo restando che alcuni problemi debbano essere affrontati con la massima urgenza: per esempio, le linee generali del Next Generation EU prevedono l’inclusione anche dello spettacolo dal vivo nel programma, cosa che nella bozza presentata dal nostro governo ancora non c’è. Stesso discorso vale per il 2% del Recovery Fund previsto dalla Commissione Europea a favore del nostro settore. C’è ancora molto da fare”.

 

Maurizio Pasca, Presidente di SILB-Fipe, Sindacato Italiano dei Locali da Ballo:

"Un’eventuale crisi di governo peggiorerebbe la situazione, aggiungerebbe disastri alla già disastrosa economia italiana, vedo un periodo nero per le nostre attività e non solo. Viviamo un periodo di caos, sul fronte sia sanitario che economico, da quest’ultimo a quello della politica per finire a quello sociale. Speriamo che quanto prima torni il sereno sulla nostra vita e si ritorni alla normalità. Certamente nulla sarà come prima, non basterà più fare ritocchi o cambiare soltanto la facciata; dobbiamo cominciare a rigenerarci, cambiare completamente pelle. La nostra sfida sarà questa".



Gaetano Blandini, Direttore Generale SIAE:

“Il 2021 si apre con una crisi di governo che rischia di complicare ulteriormente la ripresa di tutte le attività. Il mio auspicio è che l’Italia esca da questo delicato momento con un esecutivo più forte e ancora più determinato a rilanciare la nostra economia. Tutto ciò è particolarmente importante per il settore della cultura e dello spettacolo che sta pagando un pesante tributo e che vuole ritornare al più presto forte come lo era prima della pandemia”

 

Andrea Micciché, Presidente di NUOVOIMAIE:

“L'unica cosa che sta veramente a cuore al NUOVOIMAIE è continuare a garantire e tutelare i diritti degli artisti. Questa pandemia ha ancora più rafforzato la convinzione di quanto la cultura sia un cardine identitario della nostra vita sociale e collettiva. Il nostro auspicio è che a questa presa di coscienza continuino a seguire concrete iniziative per il rilancio di un settore nevralgico per il nostro Paese. E' innegabile che l'immagine dell'Italia nel mondo sia anzitutto un prodotto culturale. Sarebbe drammatico il perdere questo capitale precludendolo al futuro delle nuove generazioni e del paese che siamo tutti chiamati a costruire”.

 

Davide d’Atri, ceo di Soundreef:

“L'industria musicale è stata colpita molto duramente dalla pandemia ed è necessario fare il più possibile per non veder scomparire interi pezzi di filiera, soprattutto con un 2021 che si preannuncia altrettanto difficile per l’intrattenimento. Inoltre, i compensi di autori ed editori derivanti dallo sfruttamento commerciale di opere musicali, in alcuni settori, arrivano anche 12, 18 o 24 mesi dopo l'effettivo utilizzo. Ciò significa che, a fronte di un’emergenza pandemica che finisse nell'estate 2021, gli autori soffrirebbero gli effetti della crisi fino al 2023 inoltrato. Stante il lunghissimo periodo di difficoltà estrema, è necessario puntare a provvedimenti dagli effetti duraturi e sostenibili, che sostituiscano gli aiuti a pioggia – tanto essenziali per tutelare i soggetti più deboli nelle fasi più acute dell’emergenza, ma che, purtroppo, non gettano le basi di una ripartenza. Anche per la musica il Recovery Fund è un’occasione irripetibile e fondamentale, in special modo nel settore del collecting – un ambito ad alto contenuto di innovazione, che richiede un progetto, una visione di come impiegare quei fondi, da qui al 2016, a beneficio delle future generazioni. La storia di Soundreef è la dimostrazione empirica di come gli investimenti siano il fulcro della crescita. Ed è per questo che auspico che, per uscire dalla più drammatica crisi del dopoguerra, l’Italia sia guidata da un Governo forte e stabile capace di scelte innovative e investimenti di ampio respiro – un Governo la cui visione sia solida e lungimirante, capace di restituire al Paese le certezze che merita”.

 

Roberto Razzini, FEM - Federazione Editori Musicali:

“E’ un discorso di buon senso: con quello che sta passando il Paese una battuta d’arresto nei lavori dell’esecutivo non è sicuramente la circostanza più auspicabile. Bisogna gestire il Recovery Fund, organizzare la campagna vaccinale che metterà in sicurezza l’Italia e permetterà la ripartenza: un riassetto profondo del governo o addirittura il ritorno alle urne li vedrei come una mossa decisamente azzardata. Credo che l’attuale esecutivo stia facendo il possibile, in una contingenza che va al di là della peggiore immaginazione: per continuare a lavorare senza scossoni sono necessarie stabilità e continuità. Riguardo il ministro della Cultura: in Franceschini l’industria musicale ha trovato un interlocutore che, sia per sensibilità personale che per trascorsi istituzionali e professionali, ha saputo comprendere tutte le caratteristiche e le peculiarità del nostro settore, oltre che approfondire gli aspetti del sistema creativo. La musica, lo sappiamo, sta soffrendo moltissimo: il nostro comparto, in particolare, con il blocco della musica diffusa e della pubblica esecuzione sta subendo gravi perdite. Se la politica dovesse scegliere di ribaltare il tavolo su questo scenario, l’editoria verrebbe doppiamente danneggiata, perché non solo si bloccherebbe la procedura inerente i ristori e i provvedimenti di sostegno, ma anche perché si congelerebbe anche il processo di recepimento della direttiva europea sul diritto d’autore, strumento fondamentale perché il publishing possa affrontare la ripresa delle attività con i giusti strumenti”.

 

Carlo Solaro, presidente di Emusa:

“E’ importante che questa situazione si risolva il prima possibile, perché sono necessari interventi urgenti e fondamentali a tutto il settore: i dati SIAE relativi al primo semestre del 2020 sono disastrosi, ed esiste il rischio concreto che l’industria musicale - e di conseguenza il nostro panorama culturale - venga fortemente ridimensionato. Il nostro auspicio è che - a prescindere da chi sarà a capo del MiBACT - tutti i provvedimenti in programma vengano attuati con la massima velocità, perché il settore nel quale operiamo è già stato fatto attendere abbastanza”.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2021 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.