Dal successo al carcere: la vita maledetta di Phil Spector

I produttori non sono quelli che finiscono sui giornali. La gente non sa con chi sono fidanzati o sposati e le intemperanze che li vedono protagonisti restano confinate nella cerchia dei loro amici e conoscenti. Non nel caso di Phil Spector.
Dal successo al carcere: la vita maledetta di Phil Spector

I produttori, di solito, non sono quelli che finiscono sui giornali. La gente non sa con chi sono fidanzati o sposati e le intemperanze che (eventualmente) li vedono protagonisti restano confinate nella cerchia dei loro amici e conoscenti, senza diventare dominio pubblico. E' una regola, questa, che vale nel 99 percento dei casi, ma non per Phil Spector. Il leggendario produttore americano è morto ieri all'età di 81 anni (ma la notizia è stata diffusa solo oggi). Era in carcere dal 2009, condannato a scontare 19 anni per omicidio. La morte sarebbe stata causata da complicanze legate al Covid-19, secondo quanto riferito da alcune testate d'oltreoceano, a partire da TMZ: lo aveva contratto un mese fa ed era stato portato dal carcere in ospedale, dove poi si è spento.

Lui, l'inventore del Wall of Sound, quel "muro di suono" che traghettò la musica registrata dall'approccio pionieristico del padri nobili al sistema moderno che sta alla base del mainstream - l'intenso lavoro in studio, la mega-produzione, la ricerca ossessiva della sonorità "grossa", che riempia i coni della casse e (soprattutto) le orecchie di chi ascolta - fu, probabilmente, l'unica vera star a sedere dietro il banco della cabina di regia. Visionario, innovatore, decenni prima di Rick Rubin Spector fu il perfetto esempio del produttore dalla personalità così ingombrante da schiacciare chi si trovava dall'altra parte del vetro, davanti al microfono, da Tina Turner ai Ramones.

La vità dell'uomo che con le Ronettes ridefinì i canoni del pop, influenzando generazioni di artisti - da Brian Eno a Tony Visconti, restando tra i "colleghi", senza dimenticare musicisti come Brian Wilson, Velvet Underground, My Bloody Valentine, Jesus and Mary Chain e molti altri - è venata di tragedie, l'ultima delle quali - l'omicidio dell'attrice Lana Clarkson, trovata morta nella sua villa il 3 febbraio del 2003 - lo ha portato in carcere. L'ultimo capitolo di una vita - iniziata esattamente 80 anni fa, il 26 dicembre 1939 - sulla quale pare pesare una maledizione. Maledizione che, probabilmente, Spector non ha cercato di combattere.

La vita di Harvey Phillip Spector inizia in salita. Figlio di ebrei russi emigrati nel Bronx, a New York, negli anni Trenta, il futuro innovatore del rock conosce subito il significato della parola sofferenza: suo padre Ben, operaio in un'acciaieria, muore suicida il 20 aprile del 1949. Qualche anno dopo, nel 1953, con la madre - che nel frattempo aveva trovato un impiego come sarta - il giovanissimo Phil si trasferisce a Los Angeles, dove inizia a muovere i primi passi nel mondo della musica.

E' il 1966, e Spector, con "River Deep – Mountain High", singolo accreditato a Ike & Tina Turner (ma in realtà registrato dalla sola Tina) crede di aver fatto il colpo grosso con quello che considera il suo miglior lavoro di sempre. L'accoglienza del pubblico americano, però, è freddina: mentre nel Regno Unito il brano si spinge fino al terzo posto nella classifica di vendita dei singoli, in patria la canzone non supera l'ottantottesima tacca della Billboard Chart. Il producer di deprime e di distacca temporaneamente dalla musica: nel '68 sposa Veronica "Ronnie" Bennett, la voce solista delle Ronettes, e l'anno successivo appare in un cameo (nel ruolo di spacciatore) nel film cult "Easy Rider". 

Risale al 1974 la prima grande svolta (in negativo) nella vita di Spector: secondo quanto riferito dalle cronache - mai ufficialmente confermate nel dettaglio - il produttore resta vittima di un grave incidente stradale a Hollywood. Si narra di un suo arrivo all'UCLA Medical Center di L.A. il 31 marzo in condizioni praticamente disperate: a salvarlo sarà un intervento chirurgico di diverse ore, che richiederà - tra le altre cose - l'applicazione di 700 punti di sutura tra viso e collo. Saranno i segni (fisici) di questa terribile esperienza a portarlo a indossare delle stravaganti parrucche nel corso delle sue ultime apparizioni pubbliche.

Anche a causa dell'incidente, Spector di allontana sempre di più dalle scene.

Nel 1979, tuttavia, il produttore accetta di lavorare insieme ai Ramones a quello che verrà ricordato come uno degli album più controversi mai firmati dagli alfieri del punk newyorchese, "End of the Century". Durante le session di registrazioni - che in ogni modo produssero le fortunate "Rock 'n' Roll High School", "Do You Remember Rock 'n' Roll Radio?" e la cover del superclassico delle Ronettes "Baby, I Love You - ebbe luogo una delle più celebri leggende del rock'n'roll: Dee Dee Ramone riferì di essere stato minacciato con una pistola dallo stesso Spector mentre cercava di lasciare lo studio - evidentemente senza l'autorizzazione del produttore. A chiarire l'equivoco ci penserà, anni dopo, il batterista Marky Ramone: "Sì, aveva una pistola, ma regolarmente denunciata, con tanto di porto d'armi. E non ci ha mai tenuto in ostaggio. Potevamo andarcene in qualsiasi momento".

Negli anni Ottanta, Novanta e Duemila Spector sparisce letteralmente dai radar. Di lui si parla solo nel 2007, quando - insieme a tante altre personalità dello spettacolo - prende parte alla esequie di Ike Turner. Salito sul palco per il suo discorso funebre (riportato in video solo in forma parziale), il produttore si scaglia contro l'ex moglie del defunto, Tina: "E' stato Ike a rendere Tina il gioiello che era. Quando sono andato a vederlo al Cinegrill, negli anni Novanta, sul palco ci saranno state quattro o cinque Tina Turner, e ognuna di loro avrebbe potuto essere lei".

Il dramma definitivo della vita di Phil Spector si consuma il 3 febbraio del 2003: l'attrice Lana Clarkson viene trovata cadavere nella villa del produttore, con una ferita mortale di arma da fuoco alla testa. La autorità indagano, e - ovviamente - interrogano l'inventore del Wall of Sound: lui parla di un gioco pericoloso, ma nella deposizione si contraddice più di una volta. Il suo autista, Adriano de Souza, dirà di averlo sentito dire "Credo di aver ucciso qualcuno", e spiegherà di averlo visto uscire dal retro dell'abitazione con una pistola in mano. Inizia il processo e la sentenza, pesantissima, arriverà il 26 marzo del 2009: carcere a vita, con possibilità di libertà vigilata su cauzione non prima di diciannove anni di reclusione. Così cala il sipario sull'esistenza di una dei più grandi architetti di sempre del rock and roll. Spector, già malato di  Parkinson, viene rinchiuso presso il California Health Care Facility di Stockton. Nel 2014 emergerà l'indiscrezione secondo la quale il produttore sarebbe ormai completamente muto a causa di una papillomatosi respiratoria.

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