Quando Kurt Cobain staccò un pezzo di Colosseo (e lo regalò a Courtney Love)

Un gesto d'amore insolito: un frammento di storia, verrebbe da dire. Altro che anelli e collane.
Quando Kurt Cobain staccò un pezzo di Colosseo (e lo regalò a Courtney Love)

Un gesto d'amore insolito. Un regalo speciale. Anelli? Collane? No, no: niente a che vedere con i gioielli. Quello che Kurt Cobain regalò a Courtney Love durante un suo soggiorno a Roma - che sarà ricordato per ben altri motivi - un mese prima di morire fu un dono prezioso. Un frammento di storia, verrebbe da dire: il leader dei Nirvana rubò per la sua dolce metà un pezzo di Colosseo.

Cobain era molto legato a Roma. Visitò la città eterna per la prima volta nel novembre del 1989, quando il tour legato all'album d'esordio dei Nirvana, "Bleach", uscito cinque mesi prima per la Sub Pop Records, fece tappa al Piper, storico locale della Capitale. Già preda dell'angoscia generata dall'ansia da prestazione e dal peso delle aspettative, mentre l'album veniva accolto con entusiasmo dalla critica e dal pubblico, con Cobain e soci di fatto investiti del difficile compito di prendere per mano il rock e portarlo oltre gli Anni '80, il frontman della band non mancò di manifestare il suo nervosismo prima del concerto (segnato da alcuni problemi tecnici), durante e dopo. I discografici della Sub Pop provarono a tranquillizzarlo portandolo a spasso per la città eterna. E ci riuscirono. Le foto delle passeggiate di Cobain e compagni in giro per Roma e le sue visite ai musei e ai monumenti simbolo della Capitale, su tutti il Colosseo, sarebbero state raccolte dopo la sua morte nel libro "Experiencing Nirvana: Grunge in Europe 1989", pubblicato da uno dei due boss della Sub Pop, Bruce Pavitt. La copertina raggigura proprio Cobain con alle spalle l'Anfiteatro Flavio.

I Nirvana tornano a Roma in concerto due anni dopo, nel novembre del 1991. Stavolta il tour è quello di "Nevermind", ideale successore di "Bleach", trainato dal singolo "Smells like teen spirit": Cobain e compagni non sono più le promesse partite dal garage alla conquista delle classifiche, ma una realtà destinata a rivoluzionare il rock. Si esibiscono stavolta al Teatro Castello di Roma, appena dietro Sa Pietro, facendo ascoltare i brani dell'album uscito due mesi prima in una serata memorabile.

La visita che lega una volta per tutte il nome della rockstar a quello di Roma è però quella del 1994. Con ben quattro album alle spalle - dopo "Bleach" e "Nevermind" nel '92 esce "Incesticide", seguito nel '94 da "In utero" - i Nirvana, tra i protagonisti assoluti della scena rock internazionale, si esibiscono stavolta non in un localino stretto e angusto, ma al Palaghiaccio di Marino, impianto sportivo tra la Capitale e i Castelli Romani - oggi in disuso da ormai sei anni - da 5.000 posti a sedere. È un trionfo. Pochi giorni dopo, tra una data e l'altra del tour europeo, Cobain decide di tornare a Roma per trascorrere dei giorni nella città in totale relax. Chiama sua moglie Courtney Love, che non vedeva da quasi un mese e che lo raggiunge insieme alla figlia Frances Bean, nata due anni prima: "Mi ha portato delle rose e un pezzo di Colosseo: sapeva che io amo la storia romana. In Vaticano rubò pure delle candele, di quelle lunghe", avrebbe ricordato la frontwoman delle Hole in un libro del giornalista americano Charles R. Cross, "Cobain. Più pesante del cielo", nel 2001.

La coppia prese una stanza nel lussuoso hotel Excelsior, a via Veneto. La mattina del 4 marzo la Love scoprirà il marito privo di sensi: overdose da psicofarmaci. Il rocker sarà portato prima al policlinico Umberto I, dunque in una clinica privata. Tornerà a casa, a Seattle, poche settimane dopo. L'8 aprile il suo corpo senza vita sarà rinvenuto all'interno della serra della sua casa sul lago Washington da un elettricista.

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