Il grande successo delle cover soul di Paul Young

L'interprete britannico negli anni Ottanta si impose nelle classifiche con il suo soul bianco.
Il grande successo delle cover soul di Paul Young

Quando nell'estate del 1983 Paul Young pubblica il suo primo album solista ha ventisette anni, un età che per il rock ha un sinistro significato, ma Paul ha poco a che fare con il rock, è più un soul man, di quelli di colore bianco però. I suoi ventisette anni saranno indimenticabili, come indimenticabile è "No Parlez", il suo disco. Inglese di Luton, prima di allora aveva militato in alcune band, con gli Streetband, la più nota di queste, conosce l'onore, nel 1978, della diciottesima posizione della classifica di vendita britannica dei singoli con una strana canzone (ascoltare per credere) intitolata "Toast", un vero e proprio rap.

Nel 1979 gli Streetband si sciolgono, Paul Young allora mette insieme i Q-Tips. La band non avrà lunga vita, quell'esperienza si chiuderà nel 1982, e non lascerà particolare memoria del suo passaggio nella discografia, il brano che più degli altri ha ricevuto gli onori del pubblico – non tutti questi onori, ad essere franchi - è stato "Letter Song". E poi venne il 1983.

Non sembrava essere nato sotto i migliori auspici, il 1983. "Iron Out the Rough Spots" e "Love of the Common People", i primi due singoli di "No Parlez", non hanno particolare successo. Ma il terzo brano estratto dal disco, la cover della canzone di Marvin Gaye "Wherever I Lay My Hat (That's My Home)" del 1962, fece il botto e salì in alto in classifica fino al primo posto, vi rimase per tre settimane, nel giugno del 1983, quella fu la scintilla che serviva per illuminare a giorno la carriera di Paul Young.

Il successivo singolo, "Come Back and Stay", canzone scritta dal cantautore statunitense Jack Lee – in "No Parlez" sono presenti anche altri due brani firmati da Lee, "Oh Women" e "Sex" – a settembre finì per occupare il quarto posto della chart. A quel punto, decisi a cavalcare l'onda fino in fondo, Paul Young e la sua etichetta discografica ripubblicarono "Love of the Common People" che, non c'è due senza tre, in novembre finì col conquistare la seconda posizione delle canzoni più acquistate in Gran Bretagna.

L'album "No Parlez", che uscì il 18 luglio 1983, oltre ai brani citati, include anche la cover del classico dei Joy Division "Love Will Tear Us Apart". Il disco occupò per cinque settimane la vetta della classifica di vendita inglese e Paul Young era diventato un cantante di successo. Il successo sarebbe proseguito anche con il successivo album, "The Secret of Association", pubblicato nel marzo del 1985, che, come "No Parlez", riuscì a conquistare il primo posto della classifica.

A fare i grandi album sono le grandi canzoni e "The Secret of Association" aveva dalla sua "Every Time You Go Away" (cover del brano del duo statunitense Hall & Oates), "Everything Must Change" e "I'm Gonna Tear Your Playhouse Down" (brano che venne inciso per la prima volta dalla cantante soul Ann Peebles nel 1972). Questi tre singoli ebbero identico destino: quello di finire tutti nella Top Ten della classifica di vendita.

La stella di Paul Young brillò per tutti gli anni Ottanta. Anche gli album che seguirono, "Between Two Fires" (1986) e "Other Voices" (1990), fecero visita ai quartieri alti della classifica conseguendo entrambi quale picco la quarta piazza. Le cronache riportano però che dopo "Every Time You Go Away" nessun'altro suo singolo riuscì a raggiungere la Top Ten britannica. Negli ultimi trent'anni l'interprete inglese - che nella giornata di oggi 15 gennaio compie 65 anni – ha pubblicato solo altri cinque album, l'ultimo dei quali, "Good Thing", risale all'aprile del 2016. Fedele a se stesso, e sempre nel sacro nome del soul, il disco è composto unicamente da cover, a partire dal singolo principe della tracklist, "Love", che venne pubblicato in origine da Al Green nel 1975.

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