Senardi direttore artistico del Live 8: 'Una patata bollente, ma come dire no?'

Un discografico chiamato a drizzare il barcone ondeggiante del Live 8 romano, sballottato tra i flutti incrociati di ripicche tra promoter, bizze artistiche e manovrine manageriali. Potrebbe quasi sembrare una bestemmia, o una barzelletta, se il discografico in questione non fosse Stefano Senardi, creativo e “music man” di intatto prestigio nell’ “ambiente” e oggi decisamente super partes (discografico sì, ma per una piccola etichetta indipendente, Radiofandango): come richiesto dal ruolo di direttore artistico che Roberto De Luca, gran timoniere di Clear Channel e organizzatore “tecnico” dello spettacolo, ha dovuto abbandonare per sospetto conflitto di interessi con conseguente codazzo di polemiche e di veleni.
Manca poco più di una settimana all’Evento con la E maiuscola, e l’ex presidente della PolyGram si rende ben conto di essersi preso in mano una patata che più bollente non si può. “E’ successo tutto tra mercoledì sera (22 giugno) e ieri”, racconta al telefono a Rockol. “Prima mi ha chiamato Andrea Olcese (produttore Tv con Einstein Multimedia), poi Luciano Linzi per conto di Veltroni, infine sono cominciate le telefonate con gli inglesi. Mi hanno cercato perché avevano bisogno di qualcuno al di sopra delle parti in un momento delicato come questo in cui purtroppo si comincia a pensare al Live 8 per quello che non deve essere, e cioè come a un semplice programma televisivo di canzoni: e speriamo davvero di non trovarci di fronte a una competizione tra artisti, manager e impresari a caccia di uno spot televisivo. Invece ci vuole impegno civile, vero e sincero, non è accettabile che qualcuno metta le mani avanti per impegni già presi o altri motivi. Leggendo le cronache di questi giorni, il susseguirsi di distinguo e di dinieghi, come molti mi sono ritrovato a pensare che non possiamo farci una figura del genere. Non possiamo permetterci di stonare e dobbiamo concentrarci sulle reali motivazioni dell’evento. Noi italiani siamo sempre tra i più generosi al mondo nelle gare di solidarietà, e spero che questo senso di responsabilità prevalga in tutti i partecipanti. Io cercherò di fare del mio meglio, nel pochissimo tempo che ho a disposizione”. Sta già lavorando su qualche progetto? “Credo sia importante che chi ci sarà si ingegni, con il nostro aiuto, a presentare una proposta artistica originale, una performance in qualche modo esclusiva. Non a caso a Londra Bono e Paul McCartney usciranno sul palco insieme… Spero di riuscire a combinare il maggior numero di collaborazioni e di scambi artistici possibili. Se non sbaglio la diretta televisiva da Roma è immediatamente successiva a quella da Londra: dobbiamo fare in modo di proporre uno spettacolo che resti nella testa e nel cuore della gente, che faccia parlare dell’evento e ricordarlo negli anni a venire, insieme ai motivi importantissimi per cui tutto questo viene organizzato”. Ma chi gliel’ha fatto fare, a Senardi? “Mi sono messo a disposizione perché la causa è giusta, il Live Aid dell’85 che come tutti seguii all’epoca in Tv è stata una delle poche cose buone che la musica ha fatto a livello planetario. Bisogna insistere. So che corro il rischio, in questa posizione, di farmi dei nemici, ma mi assumo questo impegno col cuore in mano. Da lunedì, perché adesso me ne vado due giorni al mare. Nel frattempo spero di farmi venire in mente qualche idea”.

All'amico Stefano Senardi Rockol rivolge i migliori auguri di buon lavoro, nella certezza che farà del suo meglio e che i risultati non mancheranno, ma anche nella consapevolezza che l'impegno che si è (con coraggiosa incoscienza) assunto non è solo "una patata bollente", ma anche... beh, c'è un'espressione volgarmente colloquiale che esprimerebbe meglio il concetto, ma la lasciamo immaginare ai nostri lettori.
Dall'archivio di Rockol - Virtual Time, 'Waves Are Calling' #Nofilter per Rockol
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