Takagi & Ketra: "Ecco la differenza tra un tormentone e una hit"

La videointervista ai produttori da 130 Dischi di platino, un Disco di diamante e oltre 1 miliardo di streaming, che tornano con il nuovo singolo "Venere e Marte", insieme a Mengoni e Frah Quintale. E non si tirano indietro di fronte alla nostra sfida.
Takagi & Ketra: "Ecco la differenza tra un tormentone e una hit"
Credits: Fabrizio Cestari

Le atmosfere Anni '60 de "L'esercito del selfie", quelle Anni '70 de "La luna e la gatta" e quelle Anni '80 di "Da sola/In the night".

Il reggae e la dancehall di "Amore e capoeira", l'afrobeat di "Jambo", il flamenco di "Ciclone". In totale fanno 16 Dischi di platino, 6 Dischi d'oro, 284,7 milioni di ascolti complessivi su Spotify e 598 milioni di visualizzazioni su YouTube. A queste cifre vanno poi aggiunte quelle dei pezzi che hanno prodotto per altri colleghi, da "Roma-Bangkok" di Baby K e Giusy Ferreri (era il 2015) a "Don't worry" dei Boomdabash (al gruppo sono legati a doppio filo: ne fa parte anche Ketra). Inutile girarci attorno: Takagi & Ketra sono davvero da ormai qualche anno a questa parte i Re Mida del pop italiano. Dopo "Ciclone", tra i tormentoni dell'estate 2020 e tra i 20 brani di maggiore successo dell'anno appena terminato secondo le rilevazioni Fimi/Gfk (a guidare la classifica è "Karaoke" dei Boomdabash e Alessandra Amoroso, dietro c'è il loro zampino), .Alessandro Merli e Fabio Clemente tornano con il singolo "Venere e Marte", interpretato da Marco Mengoni e Frah Quintale.

Stavolta da cosa vi siete lasciati ispirare?
T: "Più dal Regno Unito e dagli Usa, dove da tempo a farla da padrone sono ballate pop con venature urban e r&b. Anche la melodia richiama quel tipo di produzioni. Marco ha una voce spettacolare che riesce a raggiungere altezze notevoli e un'estensione unica: ha fatto suo il ritornello. Frah ha scritto strofe che hanno un groove molto black".

La sfida, pare di capire, è dimostrare che Takagi & Ketra non solo solo i tormentoni estivi. Non è così?
K: "Il singolo apre a un mondo più intimo ed emotivo rispetto al nostro immaginario estivo: stavolta raccontiamo una storia d'amore e la ballata era il genere che più si prestava a sposare il tema del pezzo".

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Nella puntata del podcast di Marco Mengoni a voi dedicata avete preso le distanze dalla parola "tormentoni": perché non vi piace?
T&K: "Se milioni di persone scelgono di ascoltare deliberatamente una canzone, perché chiamarla tormentone? Oggi quella parola ha perso di senso: nell'era dello streaming chiunque può scegliere il proprio tormentone. Prima, invece, dovevi ascoltare per forza quello che passava in radio o in tv".

Se non sono tormentoni, i successi di Takagi & Ketra cosa sono?
T: "Chiamiamole semplicemente hit".

È curioso: sia "tormentone" che "hit" sono parole che rimandano a un'idea di fisicità. "Hit" in inglese significa "colpire"...
T: "La forza della musica è proprio questa: arrivare alla gente e trascinarla chissà dove. È la massa che viene colpita dalla forza della canzone".


Ancor più curioso usare parole che rimandano alla fisicità nell'era della musica liquida: di fatto non esiste un disco fisico di Takagi & Ketra (a parte il 45 giri in edizione limitata de "La luna e la gatta", più oggetto da collezione che altro...).
K: "E mai esisterà".
T: "La tecnologia ha fatto un passo più lungo rispetto alla grammatica: il mercato è avanzato così tanto grazie al digitale che non abbiamo neppure i termini giusti per poter descrivere le cose. Forse prima era tutto più semplice".

Torneremo ad ascoltare un album come si faceva una volta, dall'inizio alla fine, seduti davanti allo stereo o al giradischi, come in un rituale, o a riavvolgere il nastro delle musicassette? Oppure il processo è ormai irreversibile?
T: "Temo che ormai il processo sia irreversibile: quelle sono abitudini che appartengono al passato. Se io oggi voglio ascoltare un disco di Battisti, non vado a comprarlo, ma lo cerco sulle piattaforme".


Gli ultimi cinque artisti che avete ascoltato in streaming?
K: "Liberato, Ed Sheeran, Bon Iver, Manuel Turizo e gli Psicologi. Ascolti decisamente eterogenei".

Come d'altronde sono eterogenee le vostre produzioni. Qual è il filo che le lega? Come ci si orienta nella vostra discografia?
T: "Mi auguro che i fili siano più di uno. L'obiettivo era quello di portare la canzone popolare italiana in un un'altra dimensione".

Spiegatevi meglio.
T: "Prima le canzoni da classifica italiane avevano tutte le stesso sound. Noi volevamo far suonare i pezzi in modo diverso. Le cose che ascoltavamo ci sembravano un po' (e ci spiace dirlo) da sfigatelli: il batterista se ne stava lì dietro e si limitava a dare il tempo. Invece la musica che piaceva a noi, che arriviamo dal reggae e dalla dancehall, aveva questa componente di basse contrastate dalle medio-alte che fanno muovere il corpo e determinano una risposta fisica, quando la canzone parte. Le cose che facciamo noi devono
menare : anche se sono canzonette, devono avere quella roba lì".

Fate musica per piacere a quelli che ne capiscono - o che si spacciano per intenditori - o fate musica solo per piacere alla gente?
K: "Noi facciamo la musica che piace a noi. Se poi quello che facciamo piace anche agli altri, siamo felici. Ma le cose che escono dal nostro studio devono soddisfare prima di tutto me e Takagi".

L'impressione è che voi non facciate nulla per non essere pop. È così?
T: "Sì. In tutto un certo tipo di ambiente si gioca a chi fa più il figo, il più strano. Noi abbiamo sempre avuto un altro approccio, più onesto. Anche se ascoltiamo tanta musica alternativa, non cerchiamo di compiacere quello che è l'orecchio di quel target, di quel pubblico, di chi ha bisogno di sentirsi alternativo a tutti i costi".

E alle critiche degli hater come rispondete?
K: "È giusto che gli hater ci siano, altrimenti non ci sarebbe divertimento. La verità è che non è facile scrivere canzoni come 'Da sola/In the night'".

È quello che ha detto anche Tommaso Paradiso agli hater: "Se pensate di esserne capaci, scrivetele voi canzoni come 'Riccione'".
K: "Esatto: è un'impresa".

Facciamo un gioco. Siete su una torre e dovete buttare giù uno tra George Martin e Phil Spector: chi buttereste giù?
T: "Phil Spector. Ma bisognerebbe salvare entrambi...".
K: "Facciamo che Phil Spector lo salvo io, prendendolo al volo".


E tra Trevor Horn e Brian Eno?
K: "Salvo Brian Eno".
T: "Ecco, vedi? Io invece avrei salvato Trevor Horn. Cavolo, ma è una roba impossibile! Due formichette come noi che giudicano certi giganti?Ma giochiamo pure ( ride )".

Tra Nile Rodgers e Jeff Lynne?
T: "Salvo Nile Rodgers".
K: "Pure io".

Tra Dr. Dre e Rick Rubin?
K: "Salvo Rick Rubin".
T: "Qui come fai, sbagli. Sono due colonne, per il genere che facciamo noi. Personalmente faccio il tifo per Rick Rubin perché è stato un genio capace di spaziare dal rock al folk, passando per il pop. Un guru".

Tra Danger Mouse e Pharrell Williams?
K: "Di Pharrell ho il poster attaccato alla porta di casa".
T: "Facile: salvo Pharrell. C'è stato un momento in cui dietro le hit c'era sempre il suo zampino, negli Anni Duemila...".

La stessa cosa si potrebbe dire tra vent'anni di Takagi e Ketra...
T&K: "In Italia ( ridono )".

Passiamo agli italiani?
T: "Vuoi farci litigare con i colleghi, eh?!".

Tra Michele Canova e Dardust?
T: "Non ce ne voglia Canova, ma con Dardust ogni volta è un piacere condividere lo studio di registrazione".

Tra Charlie Charles e Sick Luke?
K: "Salvo Charlie Charles".
T: "Tutti e due bravissimi, ma Charlie forse è stato un po' più determinante".

Tra Charlie Charles e ThaSupreme?
T&K: "Tha Supreme è un talento. Ce ne accorgemmo tanti anni fa: aveva appena pubblicato i suoi primi remix su YouTube. Pensammo: 'Farà strada'".

Secondo voi oggi quanto vale il brand Takagi & Ketra, oggi?
T: "Milioni di euro. Se oggi la tua percezione è il tuo valore, in Italia siamo i più cari".

Non avete paura che un domani questo brand possa essere svalutato?
T: "Succederà prima o poi".
K: "Ma poi torneremo di moda".
T: "Esatto, ci sarà un re-brand: è un classico del marketing!".
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