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Quando Neil Young si scagliava contro gli spot pubblicitari

Il rocker canadese ha venduto metà del suo catalogo (per 150 milioni di dollari, scrive la BBC). negli anni '80 attaccava frontalmente i colleghi che cedevano immagine e canzoni agli sponsor. Le differenze di approccio con il collega Dylan
Quando Neil Young si scagliava contro gli spot pubblicitari

Dopo Bob Dylan, un altro mito della musica ha trovato un accordo per la cessione del suo catalogo: Neil Young ha venduto il 50% dei diritti delle sue oltre mille canzoni a Hipgnosis, il fondo  di Merck Mercuriadis, il più attivo in queste operazioni industriali. La BBC stima che la cifra pagata si aggiri attorno ai 150 milioni di dollari, ed è l'ultima in quel processo che va sotto il nome di marketing dei cataloghi musicali: solo ieri la notizia che Hipgnosis ha acquisito il catalogo di Lindsey Buckingham (comprese le canzoni firmate per i Fleetwood Mac), mentre due giorni fa aveva acquistato i diritti connessi sulle produzioni di Jimmy Iovine.

Bob Dylan vs. Neil Young

La notizia di Young è altrettanto importante quanto quella della cessione dei diritti delle canzoni di Bob Dylan a Universal, e per certi versi stupisce anche di più, vista la storia di Young. Non sembra un caso che il rocker canadese abbia venduto solo il 50% delle proprie canzoni - di modo da poter avere voce in capitolo sullo sfruttamento commerciale del proprio repertorio. 

La grossa differenza tra i due artisti è nell'uso delle propria musica: Young non ha mai concesso le sue canzoni a spot, mentre Dylan non solo lo ha fatto ma è apparso più volte direttamente, anche facendo infuriare i suoi fan. Nel 2004 appare in uno spot per Victoria’s Secret, recitando a Venezia tra modelle in lingerie, con "Sick of love" come colonna sonora. Altre operazioni (meno criticate) sono state la campagna con Apple/iTunes del 2006 per "Modern Times", e lo spot per Chrysler trasmesso durante il Superbowl del 2014 ("Lasciate che gli svizzeri vi costruiscano gli orologi, noi americani costruiamo le vostre auto"). 

Neil Young e la pubblicità: "This note's for you" (1988)

Il rapporto tra artisti e spot commerciali è storicamente molto complesso soprattutto nel rock, mentre nel pop e nel rap è pratica diffusa dagli anni '80 che un artista sponsorizzi un prodotto attraverso la cessione di una canzone o facendo da testimonial. Neil Young si scagliò contro questa pratica con una delle sue polemiche più note. 

Nel 1988 pubblicò l'album "This note’s for you", una canzone in cui critica direttamente i colleghi Michael Jackson e Whitney Houston per avere prestato il loro nome, la loro musica e la loro immagine a spot commerciali. Il video è modellato su una serie di spot della birra Michelob, che aveva reclutato nomi come Eric Clapton, Genesis e Steve Winwood, mentre il titolo fa riferimento allo slogan di un'altra birra, la Budweiser ("This Bud's for you"), molto attiva nelle partnership commerciali con i musicisti. 
Il video è diretto da Julien Temple ("The great rock ’n’ roll swindle" con i Sex Pistols e "Absolute Beginners" con David Bowie, e regista di clip per Janet Jackson e i Duran Duran). Venne inizialmente rifiutato da MTV, dopo le minacce dei legali di Jackson. Venne successivamente inserito in rotazione e arrivò ad essere proclamanto video dell'anno degli MTV Awards 1989 nominato ai Grammy dello stesso anno.

Neil Young vs. il mondo

Negli anni successivi Young non ha smesso di criticare pesantemente l'uso delle sue canzoni (soprattutto da parte della politica, come la recente vicenda con Trump), sia le corporation. Famosa la sua battaglia contro la Monsanto, che ha generato l'album "The Monsanto Years" nel 2015, o quella contro Facebook, da cui si è ritirato 2019.

Un capitolo a parte è poi la sua battaglia per la qualità sonora, che prima lo ha spinto a produrre il famoso riproduttore Pono, che raccolse diversi milioni di dollari in finanziamenti ma non venne mai distribuito su larga scala, poi a fondare i Neil Young Archives, sito e app dove la sua musica è ascoltabile direttamente dai master. Proprio sul "NYA contrarian" - il bollettino firmato dallo stesso artista sul sito - è apparsa tre giorni fa una nuova polemica, questa volta nei confronti di Tidal. Young ha ritirato la sua musica dalla piattaforma dopo che questa ha usato impropriamente la parola "Masters":.

Non ho bisogno di manipolazioni e trucchetti che fingano di migliorare il mio lavoro. Ho creato i miei master nel modo in cui volevo che suonassero. Se TIDAL si riferisse ai miei brani  TIDAL MASTERS, non avrei problemi, ma loro non lo fanno. Li chiamano Maestri. Ho rimosso la mia musica da quella piattaforma. Non sono i miei master.

Il futuro non è scritto

Come si spiega qua, la volontà di vendere solo metà catalogo ha ragioni economiche, ma anche sicuramente di controllo: non a caso una delle prime dichirazioni di Merck Mercuriadis, contestualmente all'annuncio deil 50% diritti sulle canzoni di Young, è stato "Non ci sarà mai una ‘Burger Of Gold’", con riferimento a "Heart of gold", uno dei suoi brani più noti. "Ma lavoreremo assieme per fare in modo che la musica venga gestsita secondo i termini di Neil".
Insomma, Neil Young ha monetizzato il suo lavoro ma non sembra avere cambiato approccio, non ancora.

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