Auguri, consuntivi, riflessioni, previsioni e un paio di scommesse

L'articolo sull'anno che verrà è tradizionalmente un discreto boomerang. Siamo pronti.
Auguri, consuntivi, riflessioni, previsioni e un paio di scommesse

Sorvoliamo sull'ovvio: come ogni altro comparto industriale, il primo fattore critico del 2020 per la musica è stata la pandemia.

Più interessante riepilogare quelle tendenze e quei temi che, sospettiamo, resteranno al centro del nostro interesse collettivo di operatori della filiera musicale e del nostro interesse particolare di media specializzati.  Eccoli in ordine sparso, senza pretesa di allinearli per priorità.

L'economia della canzone regna ancora sovrana, con la dittatura delle playlist difficilmente arginabile nel breve periodo. Lo streaming, imponendo una quantità e una frequenza di pubblicazioni crescente, rende felici le label (che crescono sommando semplicemente gli stream, compresi anche quei pochi generati pro-capite da artisti che non possono sbarcare il lunario con Spotify e YouTube); mette in difficoltà gli emergenti ,che stentano a costruirsi una carriera professionale a causa della sovrabbondanza dell'offerta e della conseguente tortuosità della music discovery; e lascia che a trionfare siano le piattaforme.

- Nel frattempo la musica corre a livello globale: la convergenza tra le piattaforme è in pieno boom e i confini tra gaming, video sharing, social media, DSP, ticketing e live streaming sono sempre più labili. In questo contesto, il campione del merge nel 2020 è stato Twitch che, allo stato attuale delle cose, continua a proporsi come blueprint per l'artista che sappia e voglia proliferare interagendo in maniera semplice e intima con la propria fanbase, senza necessità di mirabolanti esperienze ma grazie alla disarmante semplicità della chat, che è la spina dorsale del servizio.

- I livestream cambieranno, e di molto. Sdoganati facendo di necessità virtù per ovvie e recenti ragioni, sono oggi ancora appannaggio per lo più di chi ha abilitato la tecnologia, incollando per bene all’interno di una piattaforma agile dei pezzi separati di una filiera che andava ancora assemblata - come ticketing virtuale, capacità di broadcasting, contratti one-off con gli aventi diritto. Ma nel medio e lungo termine il potenziale di un evento che si riposiziona ormai come forma di broadcast moderno, capace di contrapporre a 1200 presenti di un Teatro Regio 75.000 paganti sparsi nel mondo, attrarrà il protagonismo di label e società di live promotion.

Le prime perchè 'detengono' i talenti, mentre le seconde rivisiteranno criticamente quel concetto di cannibalizzazione dei biglietti fisici che, comprensibilmente, le ha paralizzate in passato, considerando in futuro la scalabilità di quelli virtuali. Ed al centro, con una tecnologia sempre più avviata a diventare .commodity, si posizioneranno come è giusto contenuti, formati e una nuova forma di diritti e contratti.

Il marketing dei cataloghi musicali è solo in embrione. Hipgnosis ha impresso una svolta, gli autori e gli artisti (terrorizzati dalla diminuzione delle loro entrate ricorrenti) sono sempre più inclini a monetizzare tutto e subito; e le grandi società devono necessariamente ampliare le quote di mercato in un'economia in cui una vecchia canzone può risorgere e essere ri-confezionata cento volte.

- In questo contesto, publishers e autori acquisiranno maggiore visibilità e potere; troppo cruciale il loro ruolo e troppo iniqua la ditribuzione delle royatlies da streaming.

- I podcast continueranno a crescere e gradualmente assumeranno una nuova dimensione nella musica. Gli artisti li useranno per promuovere sé stessi e le loro uscite, cessando di essere solo oggetto e contenuto di formati altrui. E a posizionarsi meglio saranno coloro che controllano pienamente i diritti dei contenuti.

L'industria musicale italiana si è mostrata ancora una volta disunita. Non è una novità, purtroppo, ma situazioni eccezionali richiederebbero posizioni eccezionali, o per lo meno un'eccezione almeno una tantum: costruire una risposta olistica sui ristori per ogni componente della filiera, nella convinzione che si è insieme sulla stessa barca. Notare associazioni e federazioni sempre più impegnate in distinguo e slogan non è mai un bello spettacolo, e passi; ma perdere tempo, risorse e credibilità si posiziona tra l'autolesionistico e il diabolico.

- L’evoluzione dell’influencer musicale sarà una conseguenza della crescita del D2C. Sono una star: utilizzare la massa critica del mio pubblico per intascare lucrosi contratti di sponsorship va bene, ma se invece la sfruttassi anche per vendere una mia linea di prodotti musicali...?

- Una piccola scommessa internazionale? UMG si quoterà presto. Oggi venture capital e mercati non sanno dove mettere i soldi perchè i tassi di interesse negativi offrono scarse alternative di investimento rispetto alle azioni: le quotazioni e IPO se ne giovano. Con l'auspicato miglioramento sanitario globale, aiuti e espansione monetaria si contrarranno, determinando condizioni finanziariamente meno favorevoli per le quotande.

- Un’altra piccola scommessa, ma domestica? Ci sarà una fusione nel comparto live italiano. Tra ferite da leccarsi a causa del covid e strategiche opportunità ed esigenze di consolidamento, arriverà a maturazione l’unione di due forze che permetterà di aggregare un roster italiano e internazionale.

Questo è quanto per ora. Con i migliori auguri di buon anno da Rockol.

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