Lucio Dalla aveva profetizzato il 2020?

Mai come oggi il testo della sua "L'anno che verrà" suona così profetico da mettere i brividi, se riletto pensando ai dodici mesi orribili che stiamo per lasciarci alle spalle e al 2021. Che aspettiamo con ansia. L'approfondimento.
Lucio Dalla aveva profetizzato il 2020?

Tu chiamala, se vuoi, magia.

Oppure, più semplicemente, e realisticamente, capacità di scrivere cose così universali da risultare buone per ogni esperienza, individuale o collettiva che sia, e di suonare attualissime. Le parole del testo de "L'anno che verrà" accompagnano da sempre i titoli di coda dell'anno che sta per concludersi, rappresentando al tempo stesso quelli di testa dell'anno che sta per arrivare: "L'anno che sta arrivando, tra un anno passerà / io mi sto preparando, è questa la novità". Uscì nel 1979, contenuta in un album, "Lucio Dalla", parte della trilogia miracolosa di cui fanno parte anche il precedente "Come è profondo il mare" (1977) e "Dalla" (1980). Da allora viene ritirata fuori dal canzoniere del .compianto cantautore bolognese ogni 31 dicembre: una tradizione che a lungo andare ha rischiato pure di banalizzarla ("L'anno che verrà", per dire, è anche il titolo della maratona di Rai1 che la notte di San Silvestro fa compagnia ai telespettatori - nel cast di quest'anno ci sono anche Gianni Morandi, Rita Pavone, Umberto Tozzi, Raf, Nino Frassica e Gigi D'Alessio, auguri). Eppure mai come oggi, alla fine di questo 2020, questa canzone si rivela così profetica da mettere i brividi, se riascoltata pensando ai dodici mesi orribili che stiamo per lasciarci alle spalle e al 2021 che aspettiamo con ansia, per tutto quello che - speriamo - porterà con sé.

La lettera come un messaggio o un tweet

Difficile non lasciarsi impressionare dalla lettura del testo e dall'istinto ad attualizzarlo, a interpretarlo - neanche così forzatamente - in chiave moderna, anzi contemporanea, scovando nei versi riferimenti alla nostra quotidianità, tra solitudini digitali, nostalgia, desiderio di cercare un qualche tipo di connessione con gli altri, nell'impossibilità di provare una connessione reale, fisica, tangibile. La lettera come un messaggio su WhatsApp o un tweet: "Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po' / e siccome sei molto lontano, più forte ti scriverò". Con un pensiero anche per chi non c'è più: "Da quando sei partito c'è una grande novità / l'anno vecchio è finito ormai / ma qualcosa ancora qui non va".

Dalla visionario

Profetico e visionario, in fondo, è ciò che Dalla ha sempre voluto essere. Deliberatamente. Per il titolo del suo album d'esordio, uscito nel '66, scelse di ribaltare l'anno della pubblicazione, che diventò infatti '99: un gioco grafico per sintetizzare la sua proiezione verso il futuro. Quando nel settembre del 1999, agli sgoccioli del millennio e alle porte del nuovo, spedì nei negozi "Ciao", realizzato in appena cinque mesi e ispirato proprio alla fine del Novecento, frutto di considerazioni amarissime sulle mutazioni della società e sul modo di vivere dell'uomo, disse: "Volevo in qualche modo testimoniare questa profezia un po' cabalistica che feci trent'anni fa.

Questa fine di secolo ci offre un motivo di riflessione: forse è il momento di dare una pausa per cercare di capire da che parte stiamo andando. Ho l'impressione che si debbano riscrivere buona parte delle regole del vivere quotidiano. Bisogna riaggiornare i segni, la semantica, la stessa etica. Il Duemila può essere l'occasione per una riflessione complessiva". Ne ".Il motore del 2000", per dire, una canzone scritta una ventina d'anni prima e inclusa nell'ellepì "Automobili", arrivò a prevedere - o almeno piace pensarla così - le auto elettriche: "Il motore del 2000 sarà bello e lucente / sarà veloce e silenzioso, sarà un motore delicato / avrà lo scarico calibrato e un odore che non inquina / lo potrà respirare un bambino o una bambina". Ben più drammatica la rilettura della stessa "Come è profondo il mare": "Con la forza di un ricatto l'uomo diventò qualcuno / resuscitò anche i morti, spalancò prigioni / bloccò sei treni con relativi vagoni / innalzò per un attimo il povero a un ruolo difficile da mantenere / poi lo lascio cadere, a piangere e a urlare / solo in mezzo al mare".

Il pronostico

Certi passaggi de "L'anno che verrà", fate attenzione, sono spiazzanti: "Si esce poco la sera, compreso quando è festa / e c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra / e si sta senza parlare per intere settimane / e a quelli che hanno niente da dire, del tempo ne rimane", "Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno / ogni Cristo scenderà dalla croce, anche gli uccelli faranno ritorno", "Ci sarà da mangiare e luce tutto l'anno / anche i muti potranno parlare, mentre i sordi già lo fanno", "E si farà l'amore, ognuno come gli va / anche i preti potranno sposarsi ma soltanto a una certa età". Poi, quando meno te lo aspetti, il pronostico che oggi più che mai suona pieno di speranza e di ottimismo: "Ma la televisione ha detto che il nuovo anno / porterà una trasformazione e tutti quanti stiamo già aspettando". Da pelle d'oca.

Aspettiamo senza avere paura, domani

A Bologna quest'anno hanno scelto i versi di "Futura" per illuminare il centro storico della città, nella zona pedonale di via d'Azeglio, durante le feste natalizie (una tradizione, quella delle luminarie, che il comune porta avanti ormai da anni).

Leggenda narra che Lucio la scrisse una notte a Berlino, dopo essersi arrampicato sopra una delle torrette del muro che, a Ovest, davano sulla parte Est della città e permettevano di guardare al di là del confine - "Futura" sta a Dalla come "Heroes" sta a Bowie? - immaginando la storia di un ragazzo e una ragazza, lui di Berlino Est, lei di Berlino Ovest, o viceversa, e sognando per loro un futuro migliore. I versi finali di quella canzone sono tutto ciò di cui abbiamo bisogno oggi: ".Aspettiamo che ritorni la luce, di sentire una voce / aspettiamo senza avere paura, domani".

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