Il lungo cammino di Patti Smith

Per la cantautrice statunitense un viaggio lungo quarantacinque anni.
Il lungo cammino di Patti Smith

Cantante e poetessa, icona del proto-punk, regina del rock and roll e molto altro: Patricia Lee Smith, nata a Chicago il 30 dicembre 1946, universalmente nota come Patti Smith, oggi è più di un simbolo.

E' l'artista che sa essere ribelle - e credibile - con una causa ben precisa, forte di una coerenza cementata nel corso di una lunga carriera che dura ormai da decenni, condotta con polso e determinazione. Dotata di un carisma ben superiore alla media, Patti fa però leva (e non potrebbe essere altrimenti) su un buon numero di ottime canzoni incise negli undici album in studio che ha pubblicato in quarantacinque anni di onorata carriera: a partire dall'album d'esordio "Horses", nel 1975, per finire – per ora – con "Banga" pubblicato nel 2012.

Quando viene pubblicato "Horses", nel novembre 1975, Patti Smith, a New York, luogo in cui risiedeva, da qualche anno, si era fatta una certa nomea per le sue intense performance teatrali di musica e poesia. La canzone più nota del disco, quella che apre la tracklist dell'album, è una rivistazione della "Gloria" scritta dal cantautore irlandese Van Morrison quando, negli anni Sessanta, militava nei Them.

Il secondo album di Patti Smith, "Radio Ethiopia", giunge nell'ottobre 1976, neanche un anno più tardi, e si discosta musicalmente parecchio dal suo predecessore, spiazzando più di un fan della prima ora. E' un disco più sperimentale e teso del debutto ed ha la chitarra di Lenny Kaye in primo piano, come si può realizzare ascoltando la title track. Ma non mancano comunque episodi più 'classici' come, ad esempio, "Pissing in a River".

Nel marzo 1978 la rocker statunitense pubblica il terzo capitolo della sua saga discografica: "Easter". Nell'album è presente la sua canzone più conosciuta, "Because the Night". Il brano venne scritto da Bruce Springsteen e poi ceduto a Patti che ne modificò il testo adattandolo al femminile. In "Easter" è presente anche uno dei suoi altri brani più noti, il garage rock di "Rock ’N’ Roll Nigger".

Nel maggio dell'anno seguente Patti Smith pubblica il suo quarto album, "Wave". I primi tre brani della tracklist sono semplicemente perfetti: "Frederick", canzone d'amore dedicata al compagno del tempo (poi marito), il chitarrista degli MC5 Fred 'Sonic' Smith, seguita da "Dancing Barefoot" e dalla cover di "So You Want to Be a Rock 'n' Roll Star", brano inciso dai Byrds nel 1967.

"Wave" rimane per nove anni, fino al giugno 1988, l'ultimo album di Patti Smith. In quel lasso di tempo si dedica alla famiglia: sposa Fred Smith e diventa due volte mamma, prima di Jackson e poi di Jessica. Il disco del ritorno si intitola "Dream of Life". Quale primo singolo viene scelta una canzone che diventerà un vero e proprio inno, "People Have the Power".

Dovranno trascorrere esattamente otto anni e si dovrà giungere al 1996 per ascoltare un nuovo disco di Patti Smith, "Gone Again". Negli anni che lo separano dal precedente "Dream of Life", la morte si insinua trista nella sua vita. Patti perde infatti il marito Fred, il fratello Todd, l'amico di sempre il fotografo Robert Mapplethorpe e il tastierista del Patti Smith Group Richard Sohl. Il senso della perdita si tocca con mano: "About a Boy" è ispirata da Kurt Cobain e, non bastasse, in "Beneath the Southern Cross" canta anche Jeff Buckley. Questa sarà l'ultima incisione del cantautore prima di trovare la morte nelle acque di un affluente del fiume Mississippi il 29 maggio 1997.

Nel settembre 1997 viene pubblicato "Peace and Noise". Il dolore per le perdite accusate nella prima parte degli anni Novanta aleggiano ancora nell'album. Patti cerca conforto nella poesia e "Spell" contiene le parole scritte a piè di pagina da Allen Ginsberg nella sua celeberrima 'Howl'. A chiudere la tracklist "Last Call", che vede la partecipazione dell'allora frontman dei R.E.M. Michael Stipe.

Il nuovo secolo per Patti Smith si apre con la pubblicazione, nel marzo del 2000, di "Gung Ho". Il lutto cantato nei due album precedenti è ormai elaborato, la cantautrice nel nuovo disco lancia il suo messaggio di allarme per il pianeta Terra devastato dall'uomo nel nome di non si sa quale progresso. Il tema viene sviluppato sin da "One Voice", primo brano della tracklist.

Nell'aprile 2004 in "Trampin'" fa salire a bordo il figlio Jackson alla chitarra e la figlia Jessica al piano. E' un album decisamente politico, i toni sono molto duri. Alle spalle l'incubo dell'11 settembre – cantato nella speranzosa "Peaceble Kingdom" – e, nel presente, lo sdegno per la politica estera della presidenza Bush da lei rappresentato in "Radio Baghdad".

Nel suo decimo album, "Twelve", uscito nel 2007, Patti Smith rende omaggio alla musica che l'ha accompagnata nel suo cammino. Dodici cover di altrettanti colleghi per i quali non nasconde l'ammirazione, in ordine di apparizione: Jimi Hendrix, Tears for Fears, Neil Young, Rolling Stones, Beatles, Jefferson Airplane, Bob Dylan, Paul Simon, Doors, Nirvana, Allman Brothers Band e Stevie Wonder.

Infine, nel giugno del 2012 è stato pubblicato "Banga". Ad oggi sono trascorsi otto anni e mezzo da quella che è la sua ultima uscita discografica. Il titolo viene preso in prestito dal nome del cane di Ponzio Pilato nel romanzo dello scrittore russo del Novecento Michail Bulgakov 'Il maestro e Margherita'. Nell'ottimo "Banga" si segnalano, tra gli altri, gli omaggi a due donne che non sono più tra noi: "Maria", dedicata all'attrice Maria Schneider e "This is the girl" in memoria di Amy Winehouse.

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