Anderson e Butler (Suede) di nuovo insieme per il progetto The Tears

Anderson e Butler (Suede) di nuovo insieme per il progetto The Tears

Brett Anderson e Bernard Butler sono tornati a suonare assieme.

Ce li ricordiamo negli Suede, prima della dipartita di Butler dopo il secondo album della band inglese, “Dog man star”. Era il 1994 e proprio da qui i due riprendono le fila del loro comune percorso creativo. E lo fanno con una nuova band, The Tears, e l’album “Here come the tears”. “Ho sempre saputo che prima o poi sarebbe successo”, ci racconta Brett Anderson. “Ci siamo incontrati nel dicembre del 2003 e Bernard mi confessò che voleva riformare una band. Abbiamo iniziato senza nessuna aspettativa e ci siamo sorpresi di come i nuovi brani siano nati in assoluta naturalezza. L’ispirazione è aumentata canzone dopo canzone, spontaneamente. E’ stato eccitante tornare a lavorare con qualcuno che sai essere completamente interessato alla musica che componi. Mi piace considerarci come dei duellanti, nel senso buono del termine, pervasi da una competizione amichevole e stimolante. Ognuno cerca di dimostrare il suo meglio all’altro”. “Here come the tears” ci riporta al sound melodico e sperimentale dei primi Suede. E’ un lavoro in cui la minuzia per i dettagli sembra maniacale e in cui i testi giocano un ruolo fondamentale. “Abbiamo cercato di esplorare i nostri lati oscuri. E’ un disco che parla di rabbia e amore, che cerca di dare delle risposte a domande che mai ci eravamo posti in passato. La vita in questo 21esimo secolo è destabilizzante. Ci sono un sacco di elementi che ti portano inevitabilmente a riflettere sulla condizione umana, piena di sofferenze e soprusi”. In questo clima si inserisce perfettamente il singolo “Refugees”, canzone sull’abilità dei media nel creare ciò che vogliono, di falsificare la realtà. “E’ un inno rivolto alla cosiddetta underclass, alla gente che vive ai margini della società, a quelli che vendono sigarette agli angoli delle strade. Io non mi considero poi molto diverso da loro: in fondo all’anima tutti gli essere umani hanno le stesse speranze e paure, uguali bisogni e il desiderio di formarsi una famiglia, un rifugio”. C’è anche un brano dedicato a Pete Townshend degli Who, “Fallen idol”. “Esatto. Parla più in generale del mondo dello showbusiness, dell’industria discografica, di come certi artisti vengano idolatrati e poi dimenticati”. Musicalmente cosa ti ha soddisfatto di più in questo nuovo progetto? “Quando formammo gli Suede volevo che diventassimo i nuovi Smiths, i cui dischi erano così eterei e complessi. Ho cercato ispirazione in quelle atmosfere”. E in fondo di pop songs si tratta, come dimostrano l’epica “Apollo 13” e “Two creatures”. “A differenza di ciò che si possa pensare, questo brano non parla di me e Bernard, ma di due amanti in cui uno dei due sogna di fuggire dalla relazione verso un’avventura on the road alla Kerouac”. Altre canzoni del nuovo album a cui sei più affezionato? “Mi piacciono molto ‘The ghost of you’, sulla morte interiore, e ‘Co-Star’, sullo scorrere delle nostre vite come in un film”. Viene da chiedersi se The Tears non sia un progetto estemporaneo, nato dal desiderio di due amici di tornare a fare musica assieme senza il peso di progetti a lunga scadenza. “Assolutamente no, avrà un futuro. In questi giorni siamo partiti in tour e abbiamo già pronte le canzoni per un nuovo album, che uscirà fra un anno e mezzo”. A distanza di dieci anni, come hai trovato Butler? “Sicuramente più felice”. E tu? “Io più triste di allora”.

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