C'è una nuova canzone de I Cani. E sembra un addio

Il brano firmato da Niccolò Contessa è arrivato a sorpresa questa notte su SoundCloud. Una scelta non casuale: nel 2010 partì tutto da lì. C'è più di un elemento che lascia supporre che sia un ultimo saluto prima di un salto nel vuoto.
C'è una nuova canzone de I Cani. E sembra un addio

E poi accade l'inaspettato: a due anni da "Nascosta in piena vista" e a quasi cinque da "Aurora", che resta l'ultimo album in studio del progetto capitanato da Niccolò Contessa, esce una "nuova" canzone de I Cani. Perché le virgolette intorno a "nuova"? Perché la canzone di fatto è uscita questa notte, ma non sappiamo quanto sia effettivamente nuova. Potrebbe, piuttosto, essere una outtake rimasta fuori da "Il sorprendente album d'esordio de I Cani", da "Glamour" o dallo stesso "Aurora", come per altro quel demo tra parentesi accanto al titolo, "Alla fine del sogno", lascia intuire.

Sia quel che sia: c'è una canzone de I Cani che nessuno, a parte Niccolò Contessa e i suoi più stretti collaboratori, aveva ascoltato prima d'ora. E chi in questi ultimi anni aveva provato a consolarsi, mentre il suo essere "nascosto in piena vista" lo rendeva di fatto un idolo (gli hanno dedicato pure romanzi: a settembre è uscito nelle librerie "Ti prego non ridurmi a icona" di Stefano Pomes: racconta l'ossesione di un ragazzo per il cantautore), consumando i tre dischi pubblicati da Contessa tra il 2011 e il 2016, guardando e riguardando i film per i quali ha composto le colonne sonore ("La felicità è un sistema complesso" e "Troppa grazia" di Gianni Zanasi e il più recente "I predatori" di Pietro Castellitto, premiato pure a Venezia) e ascoltando gli album che ha prodotto per altri colleghi, da "Faccio un casino" ed "

È sempre bello" di Coez a "Fantasia" dei Testaintasca, passando per "Merce funebre" di Tutti Fenomeni (c'era il suo zampino anche in "Mainstream" di Calcutta, e ora lavora con un emergente romano, Esseho), finalmente può consolarsi. Forse per poco. C'è più di un elemento che lascia supporre che la canzone sia una perfetta chiusura del cerchio, un canto del cigno. L'ultimo saluto prima dell'addio, del salto del vuoto. La fine del sogno, appunto.

Più che una canzone, "Alla fine del sogno" è un flusso di coscienza lungo 3 minuti e 25 secondi. Comincia con Niccolò Contessa che, su un tappeto di sintetizzatori e batterie elettroniche canta, con una voce avvolta da un velo di malinconia: "Eccomi, sono arrivato al termine anche questa volta / sono alla fine, sto per toccare il fondo". Il senso della fine di un percorso - umano, spirituale o artistico che sia - pervade tutto il pezzo, dall'inizio alla fine: "Sento che dimentico il mio amore e tutto il mio passato / quello che sono stato / non mi serve più niente / non significa niente / io non sono più io / io non sono più niente".

.La canzone non è stata pubblicata su Spotify o su YouTube, ma su SoundCloud. Una scelta non casuale: partì tutto da lì nel 2010, quando su un account anonimo vennero caricate due canzoni, "I pariolini di diciott'anni" e "Wes Anderson", che grazie al passaparola sul web diventarono subito cult, creando non poco hype intorno ai misteriosissimi I Cani e aprendo quella fessura tra indie e mainstream dalla quale negli anni sarebbero passati Tommaso Paradiso e i suoi Thegiornalisti, Calcutta, Coez, Gazzelle, Giorgio Poi, Carl Brave, Franco126, fino a Tutti Fenomeni, con Roma grande progenitrice del nuovo cantautorato tricolore.

Oggi che l'indie è diventato pop, che la scena - fino a qualche anno fa fisica, reale, fatta di incontri e scontri in locali capitolini come il Circolo degli Artisti, il DalVerme o Le Mura - si è fatta virtuale, liquida, basata sui "ai fan piace anche" di Spotify e che quella magia che fino a qualche anno fa sembrava circondare il genere è svanita, Niccolò Contessa si eclissa quasi prendendo le distanze da ciò che egli stesso ha creato: "Tutto diventa schiuma intorno".
Leggere i commenti sotto al brano su SoundCloud rende tutto meno amaro: "Proprio vero, se ne vanno sempre i migliori", "Posso morire in pace", "Tu sei morto, ma sei anche risorto". 

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