Brexit, i dubbi dell’industria musicale britannica nonostante l’accordo

Scongiurata l’ipotesi no deal, la filiera creativa d’oltremanica resta con diverse domande senza risposta. Per esempio: cosa succederà ai tour nel continente?
Brexit, i dubbi dell’industria musicale britannica nonostante l’accordo

Benché il governo guidato da Boris Johnson e la delegazione europea coordinata da Michel Barnier siano riuscite a trovare la quadra per evitare l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europa senza un accordo, l’industria musicale britannica è rimasta con alcune domande senza risposta riguardo la Brexit.

Diverse fonti di stampa inglesi, tra le quali il New Music Express, riferiscono infatti l’opinione di Jamie Njoku-Goodwin, ad di UK Music, una delle associazioni di categoria che rappresenta la filiera creativa inglese. Da una parte, Njoku-Goodwin ha ammesso come il buon esito del negoziato possa rappresentare un vantaggio per il comparto musicale nazionale: “L’accordo ci ha liberato da diverse incertezze che l'industria musicale avrebbe dovuto affrontare", ha spiegato il manager, rimarcando come il settore rappresenti “una risorsa nazionale chiave che contribuisce per miliardi di sterline all'economia, sostiene centinaia di migliaia di posti di lavoro e ha aiutato la Gran Bretagna a superare il suo peso a livello internazionale per decenni".

“L'industria musicale può svolgere un ruolo importante nel successo globale della Gran Bretagna nei prossimi anni e speriamo che questo accordo possa essere una solida base per questo”, ha proseguito Njoku-Goodwin, specificando come l’accordo possa rappresentare "un'opportunità per sviluppare le nostre esportazioni" e "stringere partnership entusiasmanti per far crescere la musica britannica nei mercati esteri". Indispensabile, poi, sarà "costruire la più solida struttura sul copyright al mondo" e "sostenere una forte protezione del copyright in tutti i futuri accordi commerciali", in modo da rendere il Regno Unito “un centro culturale in grado di rappresentare una destinazione globale per esibirsi, depositare opere e concludere affari".

Tuttavia, qualche perplessità in merito al processo di abbandono delle comunità europea rimane: secondo il numero uno di UK Music a patire in particolar modo la Brexit potrebbe essere l’industria della musica dal vivo. "Il Primo Ministro ha promesso che non ci saranno barriere non tariffarie, quindi è indispensabile che il governo mantenga questa promessa e assicuri che non ci siano barriere ai musicisti britannici che lavorano e si esibiscono in tour in Europa", ha proseguito Njoku-Goodwin, precisando di voler ricevere in merito delle rassicurazioni dalle istituzioni quanto prima: "Esiste il rischio concreto che i musicisti britannici non siano in grado di sostenere i costi e i ritardi dovuti alle nuove procedure burocratiche: un’eventualità del genere metterebbe a rischio diversi tour. Inoltre, se i musicisti stranieri si trovassero a dover affrontare barriere e costi per entrare nel Regno Unito, il nostro pubblico potrebbe perdere l'occasione di vedere alcuni dei propri artisti preferiti".

 

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