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L’eterno ritorno di “Hallelujah”, da Cohen a Bocelli

Una canzone diventata come un coltellino svizzero, buona per ogni occasione, oltre le intenzioni dell’autore. Ne abbiamo ricostruito la storia, e ne abbiamo parlato con il tenore, che l'ha cantata con la figlia di 8 anni. È ora di una moratoria?
L’eterno ritorno di “Hallelujah”, da Cohen a Bocelli

Se avete perso il conto delle cover di “Hallelujah”, non preoccupatevi: non siete soli. Già una decina di anni fa c’era chi parlava di “abuso criminale” della canzone di Leonard Cohen, e chi proponeva una moratoria. Parole inascoltate, perché le versioni del classico si sono moltiplicate, così come le occasioni: matrimoni, funerali, Natale e cerimonie di ogni tipo, sacre e profane. “Hallelujah”, con il tempo, è diventato una sorta di coltellino svizzero, da usare quando serve.
È tornata di attualità, per l’ennesima volta, in questi giorni, per via di Andrea Bocelli: l’ha incisa per il suo album “Believe” (uscito lo scorso novembre) e poi l’ha cantata assieme alla figlia Virginia (8 anni) nel

livestream natalizio “Believe in Christmas”, trasmesso sabato 12 dicembre. "È una canzone intrisa di religiosità, una vera e propria ode alla vita, anche se non è religiosa in senso stretto", spiega Bocelli a Rockol.  
Abbiamo ricostruito la storia di questa versione e di come si è arrivato a pensare che “Hallelujah” sia una canzone di Natale e/o per bambini, con un significato molto lontano dall’originale. Tutto fa pensare che sarebbe il caso, anche oggi, di una moratoria...

La storia della canzone

“Hallelujah”, più che una canzone, è una serie fatta di episodi, colpi di scena, ritorni inaspettati, flop e successi. È così complessa che le è stata dedicata un libro, del giornalista Alan Light (“The Holy or the Broken: Leonard Cohen, Jeff Buckley, and the Unlikely Ascent of “Hallelujah”, uscito nel 2013).
Venne scritta da Cohen nei primi anni '80, con molta fatica, e inclusa nel 1984 in “Various positions”, sua prima uscita dopo lungo tempo.

Ma la CBS si rifiutò di pubblicare il disco negli Stati Uniti perché era troppo lontano dal suono classico del cantautore, che faceva grande uso di sintetizzatori.
Tra i primi fan del brano ci fu Bob Dylan. Cohen raccontò che il collega gli chiese quanto ci avesse messo a scriverla: “Gli dissi un paio anni, ma mentii perché ci misi molto di più. Io gli chiesi di una sua canzone, ‘I and I’, e lui mi disse di averla scritta in 15 minuti". La canzone passò inosservata fino al 1991, quando l’ex-Velvet Underground John Cale la sentì cantare ad un concerto di Cohen, se ne innamorò, e lo contattò per avere il testo. Cohen rispose con un lunghissimo fax, con molti versi inediti: più avanti raccontò di avere scritto 80 strofe prima di arrivare alla sua versione. Cale la reincise per l’album tributo “I’m Your Fan”, usando alcuni di questi versi che Cohen non aveva mai pubblicato.

Fu questa versione che ascoltò Jeff Buckley, su consiglio del produttore Hal Willner: iniziò a suonarla dal vivo e la incise per “Grace” (1994). Da lì in poi iniziò a girare e si moltiplicarono le versioni. Tra le versioni più note c’è quella di Rufus Wainwright per “Shrek” nel 2001, usata nella scena del matrimonio dell'orco verde, mentre la versione di Buckley venne usata ripetutamente nel teen drama "The O.C.", assieme ad una solo vocale di Imogen Heap, piazzata in una scena in cui muore uno dei personaggi principali. Per non parlare delle innumerevoli versioni nei talent: diventò il singolo di Natale in Inghilterra nel 2008, vendendo 105mila copie in una settimana quando ad X Factor UK Alexandra Burke la scelse come suo brano per la finale, che vinse.

Le versioni Italiane 

La più nota è quella di Elisa, incisa per "Lotus" nel 2006, ma non è di certo l’unica. È stata cantata da cantanti con diversa provenienza, da Giulio Casale a Cristina D’Avena, che l’ha incisa per il suo album “Magia di Natale” (2014). Quando gli artisti italiani si ritrovarono per incidere una canzone per raccogliere fondi per il terremoto in Abruzzo del 2009 venne considerata anche “Hallelujah”, poi si optò per “Domani” di Mauro Pagani. Prima di Bocelli, recentemente stata cantata da Ermal Meta a a “Musica che unisce”, la scorsa primavera. Ma c’è chi come Baccini l’ha tradotta in italiano quasi 20 anni fa come “Shrek Alleluia”, trasformandola in un racconto sul film.

L’ "Hallelujah" di Bocelli

La versione di Bocelli è stata stata incisa per “Believe”, un disco uscito lo scorso novembre, che il cantante definisce “una raccolta di pagine legate alla spiritualità".
Spiega a Rockol: "Dopo produzioni discografiche in cui il filo rosso era la sensualità, quest’anno ho sentito il bisogno di realizzare un progetto dedicato all’anima. Un percorso emotivo eterogeneo e in certo qual modo sperimentale, che mi ha permesso di affiancare Fauré, Bizet, Puccini, a Morricone ed a Cohen, appunto”. Bocelli ha concesso un'intervista a a Rockol sulla sua versione, che trovate qua in versione integrale.  

Cohen non ha ha mai voluto entrare troppo nel dettaglio del significato del brano, ma “Hallelujah”, nelle sue varie versioni unisce il sacro e il profano: riferimenti biblici (La storia di Re Davide e Betsabea, la citazione di Sansone) a scene molto prosaiche e sensuali (“But remember, when I moved in you/And the holy dove was moving too /And every breath we drew was Hallelujah”, presente nella versione di Cale/Buckley),
Bocelli ha scelto di trasformarla in una versione solo spirituale, che unisce due strofe originali in inglese e due nuove in italiano, scritte da Kaballà con il contributo dello stesso Bocelli.

La sua versione sceglie la strofa originale iniziale (“I heard the was  a secret chord".) e quella finale (“And even though all went wrong/I'll stand before the Lord of Song/With nothing on my tongue but Hallelujah”). Sono intervallate da due strofe in Italiano dichiaratamente dedicate alla fede: “Quello religioso non è il solo tema che il brano propone, e peraltro le versioni seguenti all’originale in parte prendono altre strade. Ma traspare una forte spiritualità, confermata nelle interviste dallo stesso cantautore”, spiega Bocelli a Rockol. .
Questi i due versi italiani:

La fede mia mi abbandonò
Si perse ma si ritrovò
Perché smarrito sempre la cercai
Bellezza, incanto e nostalgia
Ferirono la mente mia
Che in lacrime gridava un Hallelujah
Il santo nome tuo dirò
Un nome che ormai non ho
Paura che risuoni dentro me
Di luce esplode la poesia
Come una sacra sinfonia
Che intona per il mondo un Hallelujah

 

La versione di Bocelli è stata ovviamente autorizzata dai detentori dei diritti, ma è rimasta depositata a nome del solo Leonard Cohen. Come tutte le cover modificate, è necessaria una autorizzazione delle edizioni, in questi caso la Sony/ATV. La richiesta di autorizzazione non è stata fatta attraverso la sede italiana, ma direttamente attraverso le sedi anglosassoni dell'editore. “Ho provato, in tutta umiltà, a mio modo, con i miei mezzi espressivi, a rendergli omaggio”, dice Bocelli. 

Hallelujah (non) è una canzone di natale o per bambini

La versione di Bocelli e di sua figlia ha sollevato qualche dubbio:  ha senso che una canzone del genere venga cantata da una bambina di 8 anni? 
È stata la versione di Rufus Wainwright che ha reso popolare il brano tra i bambini, grazie a “Shrek”, anche se parla di temi molto lontani da quelli che un bambino può comprendere. Wainwright, peraltro, incise la versione di John Cale, quella con i versi più espliciti: fu letteralmente chiamato a sostituire l’ex-Velvet all’ultimo, per un mancato accordo.

Non è neanche una canzone di Natale, anche se spesso viene usata in questo periodo. Oltre alla già citata versione della Burke che divenne il singolo in testa alle classifiche di Natale nel 2009 in Inghilterra, venne incisa da Susan Boyle, la vincitrice di Britain's Got Talent, per il suo album natalizio del 2010 “The gift”, che la modificò il testo:
 Scrive Light, autore di "The holy and the broken", a proposito della versione della Boyle:

Non dovrebbe essere così scioccante vedere una canzone radicata nelle immagini dell'Antico Testamento, composta da un buddista ebreo, sia diventata come materiale natalizio moderno. Tuttavia, apparentemente in questo contesto richiede ancora più ellisso del solito nel testo, incluso il taglio di una strofa a metà senza una ragione comprensibile.

Virginia Bocelli ha una voce molto bella e una dizione inglese pressoché perfetta, ma il dubbio rimane. Così abbiamo chiesto al padre se ha riflettuto sulla storia e sul significato del brano, prima di cantarlo con sua figlia: “Il duetto con Virginia, più che altro, è stato una sorta di regalo di Natale che lei mi ha fatto. Conosceva questo brano, come pure gli altri che compongono l’album”, spiega Bocelli.
“Il progetto è nato durante il lockdown e abbiamo condiviso ancora più intensamente ciò che già usualmente facciamo, avendo io uno studio di registrazione in casa.

E quasi in ogni stanza, a casa Bocelli, si fa musica, e Virginia stessa studia pianoforte con grande passione e ascolta ciò che canta e suona sia il suo babbo, sia i suoi fratelli. Quanto alla canzone di Leonard Cohen, la sua parziale riscrittura l’ha resa adatta ad essere intonata anche da un bambino. Comunque credo che la musica sia un dono misterioso che non di rado trascende persino le intenzioni di chi lo concepisce”.

Una moratoria per “Hallelujah”?

Al di là delle (comprensibili) riflessioni di Bocelli, rimane la constatazione fatta in apertura: “Hallelujah” è una canzone abusata. Ma soprattutto ormai diventata buona per ogni occasione, ben oltre le intenzioni del suo autore. La canzoni sono non solo di chi le scrive, ma anche di chi le canta, è vero. Ma questo non impedisce di pensare che, nel caso di “Hallelujah,” una moratoria era necessaria 10 anni fa e lo è ancora di più adesso.
 

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