Vasco Brondi, fra Guccini, De André e Mariangela Gualtieri. L’intervista.

Esce l’album live di canzoni e poesie “Talismani per tempi incerti”: “Grazie al tour di quest’estate mi sono innamorato di nuovo della musica”.
Vasco Brondi, fra Guccini, De André e Mariangela Gualtieri. L’intervista.
Credits: Riccardo Trudi Diotallevi

Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi, ma poi ritornano. Vasco Brondi è ripartito da alcuni autori e da quella musica che non l’ha mai lasciato solo, perché proprio nei momenti di crisi, la cultura, con i suoi punti di riferimento, può generare anticorpi per la mente e per l’anima. Quest’estate il cantautore è stato protagonista di una serie di date, una manciata poi diventata un vero tour più strutturato, in cui ha presentato i suoi “Talismani per tempi incerti”, diventati oggi un progetto discografico: si può ascoltare sulle piattaforme o è possibile il pre-order della versione in doppio vinile a tiratura limitata di 500 copie, con distribuzione dalla fine gennaio. 

Un frammento di vita senza mediazioni

È stato registrato a mia insaputa – sorride Brondi – dopo aver fatto un'overdose di schermi, c’era bisogno di un’esperienza reale, non mediata. Attraverso gli schermi non si possono vivere esperienze vere. Alla fine del tour, mi hanno comunicato che c’erano delle registrazioni di queste date nonostante ci fossimo detti che non avremo fatto uscire nulla. Abbiamo iniziato a passarcele fra i musicisti e ci sono apparse come una sorta di benedizione, anch’esse si sono trasformate in talismani, proprio come quelli portati sul palco”.

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Dentro il progetto si possono trovare canzoni nate sotto il nome Le Luci della Centrale Elettrica, cover dei CCCP, CSI, PGR, Francesco Guccini, De André, Battiato e collaborazioni preziose come quelle con Margherita Vicario e Massimo Zamboni. Il tutto intervallato da poesie di autori che a Brondi hanno sempre fatto vibrare la pelle: Mariangela Gualtieri, Ko Un, Erri De Luca, Wislawa Szymborska, Mario Luzi e Elizabeth BishopÈ un atto d’amore, è la riscoperta di un sentimento.

“Le persone erano venute ad ascoltarci, davanti a quelle casse come fossero degli oracoli – ricorda Brondi – ho risentito addosso il perché mi sono innamorato della musica. Il mio rapporto con questa forma d’arte fa scintille, passano lunghi periodi in cui magari non prendo in mano la chitarra. Ho imparato a conoscere e a capire quei momenti di distacco. Ma poi sul palco cambia tutto, è lo spazio in cui mi sento più al sicuro. .E ho anche voluto, per certi aspetti, rischiare: leggere poesie, rompendo un intrattenimento serrato è stata una sfida. Era il momento giusto per farlo perché la soglia di attenzione era più alta, dopo un periodo come quello che abbiamo vissuto si percepiva una fame di parole. E poi credo che un artista debba anche esporsi in certi momenti, proporre qualche cosa in grado di scatenare un’energia. La soddisfazione più grande l’ho avuta quando a fine spettacolo, invece di chiedermi un selfie, volevano la bibliografia”.  

Le stelle fisse

Come sono riemersi da dei cassetti tutti i punti di riferimento della carriera? “I miei talismani sono le mie certezze, credo che l’essere tornato a Ferrara durante il primo lockdown abbia influito su tutto questo – ammette il cantautore – mi sono immerso fra i miei libri, la mia musica, come non facevo da tempo, e ho rivolto lo sguardo alle mie stelle fisse come Battiato, i CSI, i CCCP, quegli incontri che ho fatto a quindici anni e che sono diventati parte del mio dna.

Alla fine sono tornato lì, dove tutto è iniziato”. Un percorso che dal passato porta a una nuova consapevolezza: Brondi ci ha abituato a continui viaggi e a preziosi doni offerti a chi ha voglia di ascoltare. “Le poesie sono state scelte in modo istintivo – dice l’artista – si tratta di autori che mi sono rimasti addosso. Fanno parte della mia formazione culturale, portata avanti con un “fai da te”, come quella musicale. .Italo Calvino, quando gli chiesero di indicare un talismano per il 2000, disse “imparare le poesie a memoria perché tengono compagnia”. Ecco, proporre alcune delle poesie che mi hanno tenuto compagnia in tutti questi anni davanti a mille o duemila persone, non solo mi ha emozionato in modo potentissimo, ma mi ha anche rimesso in connessione con ciò che amo. Suonare sui social non è la stessa cosa: i social sono un cavallo di Troia in cui il confine fra il fare qualche cosa e il mettersi in vetrina è labile, per questo li uso in modo discontinuo”.

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Il viaggio continua

Per un artista che ha trasformato il viaggio in un’esperienza necessaria per la propria arte e anche per la propria nutrizione culturale, questi sono più di “tempi incerti”. “Ho avuto la fortuna di viaggiare a settembre, di andare a Lampedusa per un reportage – conclude Brondi – è una terra potentissima e complessa che ho potuto ammirare senza filtri, anche qui non mediata da schermi. È stato un viaggio che mi aiutato a trovare un equilibrio. In attesa di poter tornare a vivere altre esperienze di questo tipo, continuo il mio viaggio con i libri e con la musica, sono mezzi di trasporto imprescindibili”.

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