Un Sanremo per la sala stampa o per la TV?

Un cast per certi versi sorprendente, con 13 artisti mai passati dall'Ariston e, finalmente, con una grande quota giovane. Ma è più per la sala stampa o per il pubblico TV? La differenza, come sempre, sarà fatta dalle canzoni e dalle performance
Un Sanremo per la sala stampa o per la TV?

20 “Big”, anzi 22, no 24. Facciamo 26, lascio?
Negli ultimi anni, il cast di Sanremo è oscillato tra i 20 e i 24 nomi. Nel 2021 siamo tornati ad un numero che non si vedeva da 33 anni, quando c’era ancora il Totip. Ne vale la pena?
Forse sì: è un cast per certi versi sorprendente,
quello di Sanremo 2021: molto giovane e, sulla carta, poco sanremese. E forse no: un cast che sembra fatto per piacere alla (grande) bolla della stampa e degli appassionati più che al pubblico di Rai1 e degli ascoltatori comuni di musica, per cui

molti nomi sono sconosciuti.
Ma i “Big” che non sono davvero big non sono una novità. La storia di Sanremo ci insegna che al Festival vale tutto, per fare il cast. Dopo esserci liberati da qualche tempo degli attori/comici/etc che si improvvisano cantanti, quest’anno almeno ci siamo risparmiati anche i duetti studiati a tavolino (ce ne sono solo un paio, e sono motivati e interessanti) e gli eterni ritorni dell'uguale.
Proviamo a fare qualche ragionamento, con la solita premessa che ripeto ogni anno: Il Festival lo capisci solo quando senti le canzoni sul palco dell’Ariston, quando capisci come rendono in TV. Ora si possono fare previsioni premature, basate sui nomi, sui generi e sui gusti personali. Ma il resto è un’incognita, a maggior ragione quest’anno: sappiamo che il Festival si farà, che sarà a marzo. Ma che forma avrà, anche per l’impatto della pandemia, non lo sa ancora nessuno, neanche Amadeus.

Un Festival post-Mahmood e post-Stato Sociale

Il cast del 2021 sembra portare a compimento il salto avvenuto nel 2018 con il successo de Lo Stato Sociale e nel 2019 di Mahmood, quando un giovane vinse con una canzone davvero contemporanea, "Soldi".
Il cast del 2021 ha ben 13 su 26 artisti mai passati dall’Ariston, e una buona dose di nomi che arrivano da quello che una volta chiamavamo indie:  Coma_Cose, Toffolo, Colapesce e Di Martino, Fulminacci, Aiello, La Rappresentante Di Lista; ma gli artisti in quota major sono due terzi, con Sony che la fa da padrone (10). Poi c'è la quota rap/trap: Madame, Willie Peyote, Random, Fasma (in gara tra i giovani l’anno scorso e preferito al vincitore Leo Gassman). Ci sono scommesse come Gio Evan e gli Extraliscio.
Alcuni sono arrivati tra i big senza passare dal via e ci immaginiamo una buona parte di pubblico, soprattutto quello di Rai1, che si chiede “Ma questo/questi chi sono”? Non a caso, Amadeus, presentandoli, continuava a ripetere i loro numeri, talvolta senza spiegarli, per giustificare delle presenza che invece avevano bisogno di essere spiegate.

Un cast per la sala stampa o per il pubblico mainstream? 

Ieri sera, all’annuncio dei nomi, tra colleghi addetti ai lavori c’era incredulità e felicità. Si faceva la gara a dire “che bello Tizio al Festival”, “Io Caio lo seguo da tempo”, “Se non sapete chi è Sempronio, dove siete stati?”. 
Personalmente sono felice di vedere Davide Toffolo (ma avrei voluto tutti i Tre Allegri Ragazzi Morti), Colapesce e Di Martino (che l’anno scorso erano stati scartati), Willie Peyote (rapper anomalo, che assomiglia più a Daniele Silvestri), Coma_Cose, Fulminacci.

È bello e giusto che la principale vetrina televisiva musicale italiana dia spazio ad artisti come questi, così come ha fatto in passato con Mahmood, Diodato, Lo Stato Sociale, Ghemon o prima ancora con Marlene Kuntz, Afterhours, Subsonica, e così via, solo per citare i primi nomi che mi vengono in mente.
Solo che prima erano uno o due per volta, quest’anno sono tanti e tutti assieme. Una bella scommessa.
In generale, il rischio è che sia un cast più per la sala stampa (per di più nell'anno in cui sarà inevitabilmente a capienza ridotta) che per un pubblico davvero largo. Non dimentichiamoci che Sanremo non è il MiAmi, anche se quest’anno ci assomiglia un po’ di più: va in TV, sulla Rai, non all’Idroscalo. 

Da Orietta Berti a Fedez

Io spero che questa scommessa venga vinta, che Sanremo vada bene e che molti di questi artisti facciano il salto. Sono anni che ci lamentiamo che a Sanremo non c’è questo o non c’è quello, che è troppo antico, e questa volta non ci si può lamentare.
Certo, c’è Orietta Berti, che però non torna al Festival da 29 anni. Ma è l’eccezione di questo cast: nel 2021 i nomi più classici e sanremesi sono quelli di Annalisa, Arisa, Malika, Ermal Meta, Noemi, Renga, Max Gazzé. Insomma, di certo non sono artisti da “The voice senior”, come capitava spesso in passato, con l’Ariston invaso sempre dai soliti noti. Poi c’è una buona quota mainstream come Fedez (con la Michielin: assieme in passato hanno fatto "Cigno nero" e “Magnifico”), i Maneskin, Gaia, Irama. E c’è una quota di ritorni, artisti che il pubblico del festival dovrebbe conoscere già; Bugo in cerca della rivincita senza Morgan, Lo Stato Sociale, Ghemon.

Le canzoni e le performance

Credo che la differenza, come sempre e a maggior ragione quest'anno, la faranno le canzoni, le performance e il formato, cioè la cornice televisiva in cui saranno inserite. Il modello è quello de Lo Stato Sociale, il primo anno di Achille Lauro e i Pinguini Tattici Nucleari: nomi poco noti al grande pubblico che avevano canzoni ottime per il Festival e hanno fatto il botto.
Se non sarà così, invece, questi sembreranno nomi messi lì per poter dire “abbiamo fatto un Sanremo giovane” o per usare il solito slogan “Abbiamo messo la musica al centro”, quello che viene ripetuto come un mantra da anni, ma che alla fine non vuole dire nulla.


Speriamo che l'interesse di questo Festival non sia solo nei nomi e che non rimanga solo sulla carta, ma si trasferisca nelle canzoni e nello spettacolo. Insomma, speriamo davvero non sia la solita solfa sanremese, ma lo capiremo a marzo.
 

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