Concerti, covid e assicurazioni: dovrebbe pensarci il governo?

Gli organizzatori del Festival di Glastonbury lanciano l'allarme: non ci sono polizze disponibili
Concerti, covid e assicurazioni: dovrebbe pensarci il governo?

Oggi che siamo così abituati al covid e al perdurare dei disagi che provoca, pare incredibile che i maggiori eventi dal vivo non fossero assicurati contro le eventualità di cancellazione riconducibili a cause di forza maggiore come la pandemia. E' noto come praticamente solo il torneo di tennis di Wimbledon abbia serenamente cancellato la manifestazione senza fare una piega: apparentemente la sua è stata una delle rarissime (forse l'unica?) organizzazione a cautelarsi contro una cancellazione dovuta a un virus e a una pandemia poichè, preso atto dei disatri provocati a suo tempo dalla Sars, per anni ha pagato una polizza costosissima che, però, si è ripagata nel 2020 con gli interessi.

Adesso, con mesi di calvari, chiusure e annullamenti alle spalle, il tema si ripropone per gli organizzatori di concerti, tour e festival, consapevoli che una recrudescenza e un decreto possono all'improvviso far saltare anche una pianificazione curata tenendo conto di tutto quello che nel frattempo si è imparato. E gli organizzatori vorrebbero assicurarsi. Il problema è che le compagnie di assicurazione in merito restano piuttosto fredde, giudicando la polizza sul covid un rischio troppo elevato per essere coperto.

E' di pochi giorni fa la denuncia di questa situazione, sotto forma di grido di dolore, da parte degli organizzatori del celeberrimo e storico Festival di Glastonbury. Che, senza girarci intorno, invocano l'intervento del governo.

In un'intervista rilasciata al Times, Emily Eavis - che organizza Glasto insieme al padre Michael - ha prima sottolineato come si senta già in ritardo per partire con l'organizzazione dell'edizione 2021, pur ricordando di avere incassato i depositi di 135.000 acquirenti che avevano comprato il biglietto per l'edizione cancellata del 2020, e poi ha aggiunto:

“Se il governo potesse condividere il rischio offrendo supporto finanziario diretto, allora darebbe l'opportunità di procedere con le pianificazioni nella speranza che la situazione sia sicura per l'estate e nella consapevolezza che il sostegno diventerebbe disponibile qualora ci trovassimo semplicemente nella posizione di non potere procedere”.

Il DCMS (Department for Digital, Culture, Media and Sport) è intervenuto nel dibattito argomentando: “Sappiamo che sono tempi difficoltosi per gli organizzatori di eventi dal vivo e stiamo lavorando a pieno ritmo per offrire supporto. Abbiamo investito un miliardo di sterline attraverso il 'culture recovery fund' per proteggere i posti di lavoro di decine di migliaia di persone del settore, ed altri 400 milioni sono in arrivo”.

Che accadrà in Italia...?

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