Carl Perkins, Elvis Presley, Johnny Cash e la storia di "Blue Suede Shoes"

65 anni fa venne scritto uno dei grandi classici del rock'n'roll.
Carl Perkins, Elvis Presley, Johnny Cash e la storia di "Blue Suede Shoes"

Alcune canzoni sono dei successi, altre dei grandi successi, altre ancora dei classici. Sono quelle che hanno maggiormente colpito l'immaginario popolare e hanno conquistato il favore di ogni successiva generazione. Una di queste è, indubitabilmente, "Blue Suede Shoes" di Carl Perkins. Un brano che può essere definito il primo vero successo del rock'n'roll, ciò da cui è partito se non tutto, almeno molto. La canzone venne incisa anche da Elvis Presley, grande amico di Carl Perkins, immediatamente dopo essere stata scritta. Il ventenne Elvis la presentò in televisione al The Dorsey Brothers Stage Show e al Milton Berle Show, e ne fece la prima canzone in scaletta del suo fondamentale album d'esordio pubblicato nel 1956.

Dietro la scrittura di "Blue Suede Shoes" si nasconde una storia, in bilico, come da manuale, tra realtà e mito.

L'uomo in nero Johnny Cash affermò di aver ispirato l'idea per la canzone all'amico Carl Perkins dopo uno spettacolo sul finire del 1955. Cash ricordando C.V. White, un soldato con cui aveva prestato servizio nell'esercito degli Stati Uniti, spiegò che il suo commilitone era particolarmente orgoglioso delle calzature che usava nei giorni della libera uscita. Nonostante fossero di colore nero, White insisteva sempre: "Stasera sono di camoscio blu. Non pestatemele!" Johnny Cash disse a Carl che pensava ci fosse materiale per scrivere una canzone. Perkins però la ricordava diversamente. Nella sua autobiografia, 'Go, Cat, Go!', scrisse di avere ignorato il suggerimento di Cash e di aver concepito la canzone solo più tardi.

Sessanta anni dopo aver registrato "Blue Suede Shoes" nei leggendari Sun Studios di Memphis, l'ultimo membro sopravvissuto della band di Perkins il batterista W.S. 'Fluke' Holland – purtroppo scomparso lo scorso mese di settembre all'età di 85 anni - ridendo di gusto raccontò: "Ho sentito tre o quattro diverse versioni di quasi tutto ciò che accadde allora.

Nel 1955 eravamo tutti nella stessa agenzia di booking, quindi le band di Cash e Perkins in tour strinsero amicizia. Quella volta in particolare stavamo andando con la Plymouth verde del '53 di John in Arkansas, Carl e John erano sul sedile posteriore. John appoggiò la gamba sullo schienale del sedile anteriore e disse: 'Carl, dovremmo scrivere una canzone sulle scarpe.' Poco dopo aggiunse: 'Perché non la scriviamo sulle scarpe di camoscio blu?'".

Holland sostiene che della storia non se ne parlò più, fino a che non tornarono tutti a casa pochi giorni dopo e la band di Perkins si recò a suonare in un minuscolo club a Jackson. Continua così il racconto di Holland: "Non c'era un palco, quindi ci siamo semplicemente sistemati in un angolo con l'amplificatore di Carl appoggiato sul pavimento. Qualcuno ballò molto vicino all'amplificatore e sentimmo questo ragazzo urlare alla sua ragazza, 'Non calpestare le mie scarpe nuove!' Quella sera, (era il 17 dicembre 1955, ndr) Carl andò a casa e scrisse le parole di "Blue Suede Shoes"". Dopo aver eseguito la canzone con il resto della band, lo studio di registrazione venne prenotato per il 19 dicembre. L'allora 23enne Carl Perkins aveva già registrato due 45 giri per il boss della Sun Sam Phillips: "Movie Magg" e "Let The Jukebox Keep On Playing". Il primo era un rockabilly country, il secondo una ballata. "Blue Suede Shoes" era totalmente diversa. Poco più di due minuti di ritmo da sballo, con versi stop and go e gli acuti infuocati della chitarra di Perkins, era un mix di blues, country e pop. Era un brano che definì una nuova era del rock'n'roll.

Holland non ricorda molto di quanto accadde in studio, anche se conferma la storia secondo cui Phillips cambiò la fondamentale introduzione da ‘Go, man, go!’ a ‘Go, cat, go!’.

“In realtà non eravamo abbastanza bravi da elaborare un qualche tipo di arrangiamento, lo abbiamo fatto nell'unico modo in cui eravamo capaci. Se lo ascolti molto da vicino, potrai sentire che la intro non è musicalmente corretta, ci sono delle pause tra ciascuna delle frasi - ‘One for the money, two for the show, three to get ready, now go cat go’ - e questo perché io non sapevo come contare. Ma questa è una delle cose che hanno reso la Sun Records così importante. Quando Sam sentiva qualcosa di diverso, non cercava di correggerlo. Lo lasciava com'era".

"Blue Suede Shoes" regalò alla Sun Records il suo primo disco da un milione di copie.

Il successo di quel singolo innervosì parecchio gli alti vertici della RCA, la nuova etichetta discografica di Elvis Presley. Il boss della label, Chet Atkins, pare abbia confidato a Sam Phillips: "Per un po' di tempo abbiamo pensato di avere ingaggiato l'artista della Sun sbagliato". Purtroppo Carl Perkins non riuscì a capitalizzare per intero il successo di "Blue Suede Shoes". Infatti, mentre la canzone era in cima alle classifiche di vendita, lui e la sua band, in viaggio verso New York per apparire in qualità di ospiti nel programma televisivo di Perry Como, si schiantarono in auto contro un camion nello stato del Delaware. Nell'incidente stradale l'autista del camion morì, Jay Perkins si ruppe il collo e riportò delle lesioni interne, mentre Carl si fratturò spalla e cranio. Quell'incidente gli negò l'opportunità di diventare la prima star del rockabilly ad apparire sulla TV nazionale. Quando Carl si riprese, aveva perduto anche il posto al prestigioso show di Ed Sullivan. Ma gli effetti dell'incidente andarono oltre la vita professionale e si ripercossero nel privato. Suo fratello Jay non si riprese mai del tutto e, due anni più tardi, morì per un tumore al cervello. Sconvolto dal dolore, Carl cominciò a bere.

"Blue Suede Shoes", come destino di tutti i classici, è stata ed è ancora suonata da un grande numero di musicisti, riempiendo di giustificato orgoglio colui che la scrisse. Dichiarò una volta Carl Perkins ricordando la sua infanzia povera vissuta tra i contadini del Tennessee: "Dopo tutti quei giorni nei campi di cotone, i sogni si sono avverati con un disco d'oro. È nel mio soggiorno dove posso guardarlo ogni giorno." Carl Perkins morì il 19 gennaio 1998 all'età di 65 anni a causa di un tumore alla gola.

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