L'incredibile notte degli U2 a Las Vegas

La sera in cui Bono diventò amico di Frank Sinatra. E altro ancora.
L'incredibile notte degli U2 a Las Vegas

La notte del 6 aprile 1987 Bono e gli altri U2 erano in prima fila al Caesars Palace di Las Vegas per assistere al 'SuperFight', l'incontro di pugilato tra due dei più grandi pugili di tutti i tempi: 'Marvelous' Marvin Hagler e 'Sugar' Ray Leonard. La formazione irlandese prese posto a bordo ring "sentendosi come gli U2, di Dublino, Irlanda, e se ne andarono sentendosi come il gruppo numero uno del pianeta".

In quell'aprile gli U2 erano nella capitale del gioco per girare con il regista Barry Devlin il video di "I Still Haven't Found What I’m Looking For", il secondo singolo tratto dall'album "The Joshua Tree", che era stato pubblicato il mese precedente. Spiegò al proposito The Edge: "Era la location perfetta per il video. Per vedere tutto il gioco d'azzardo, tutta la stranezza degli americani che vengono con i loro risparmi di tutto un anno a Las Vegas per perdere tutto. L'abbiamo trovato affascinante ed è per questo che ci siamo andati".

L'attenzione della città era monopolizzata dall'incontro di boxe per il titolo mondiale tra i due campioni statunitensi dei pesi medi. Bono e la band, grandi fan del pugilato, e un paio di membri della troupe cinematografica si assicurarono il posto nell'arena allestita sui campi da tennis dell'hotel più noto di Las Vegas. A bordo ring una parata di stelle del cinema, su tutte Frank Sinatra. Ma anche Gene Hackman, Tom Selleck, Joan Collins, Whoopi Goldberg, Bo Derek, Chevy Chase, Billy Crystal e 'Kojak' Telly Savalas.

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Bono desiderava ardentemente incontrare Frank Sinatra e ci riuscì.

Pare che il vecchio Frank gli disse con un sorriso: "Di solito non esco con uomini che indossano orecchini". Sinatra fece di più: invitò Bono, The Edge, Larry e Adam a vederlo esibirsi al Golden Nugget subito dopo il combattimento. Nel suo libro, 'The SuperFight', Brian Doogan racconta: "Anche per gli U2, essere stati presentati a Frank Sinatra a bordo ring poco prima della campana d'inizio del match e l'esperienza del combattimento e del melodramma che circonda ogni grande incontro di boxe a Las Vegas fu indimenticabile". Continua nel suo racconto Doogan: “Essere in prima fila per un combattimento di tale portata è un'incredibile emozione per chiunque. Norman Mailer, il grande scrittore americano, disse che diventa quasi fisicamente insopportabile aspettare che quella campana suoni per il primo round. Eppure per gli U2, anche alla fine di 12 round sorprendenti, la notte era solo iniziata.".

Proprio di fronte al Caesars Palace, dopo il combattimento, l'allora 71enne Frank Sinatra salì sul palco per esibirsi in un Golden Nugget altrettanto esaurito.

E dal palco presentò i suoi nuovi amici irlandesi al suo pubblico: "Voglio presentarvi i miei amici, gli U2. Questi ragazzi sono il più grande gruppo rock del mondo. Hanno fatto milioni di dollari. Ma di sicuro non spendono i loro soldi per il loro guardaroba". Dopo lo spettacolo Sinatra incontrò gli U2 nel suo camerino e si creò un legame speciale. Commentò The Edge: "Riuscite a immaginare di arrivare a Las Vegas, 'Never Never Land', e di andare a uno spettacolo di Frank Sinatra al Golden Nugget all'una di notte dopo essere andato all'incontro Hagler-Leonard? E' stato da morire, voglio dire c'era Gregory Peck e ogni genere di persone. È stato fantastico e Sinatra è stato fantastico. Che atmosfera." L'altrettanto entusiasta Bono ha riassunto così l'esperienza: "Siamo andati a Las Vegas sentendoci come gli U2, di Dublino, Irlanda e ce ne siamo andati sentendoci come il gruppo numero uno del pianeta".

Frank Sinatra era stato da sempre uno dei suoi idoli e Bono finì per collaborare con lui su un album di duetti, registrando insieme una loro versione di "I've Got You Under My Skin". Il frontman degli U2 fu anche ospite a casa del crooner di origine italiana a Palm Springs. Bono ricorda così quell'esperienza: "Abbiamo trascorso un po' di tempo nella sua casa a Palm Springs, era da brividi affacciata sul deserto e le colline. Mi mostrò un quadro, dipinto da lui. Una folle tela gialla di violenti cerchi concentrici che ruotano su una pianura desertica. A casa mia a Dublino, proprio accanto alla cantina nel muro, posso alzare lo sguardo e vederlo. Mi disse, 'Il dipinto si chiama Jazz e puoi prenderlo'. Davvero speciale."

Anni dopo, Bono avrebbe potuto godersi da bordo ring un'altro incontro di pugilato molto speciale a Las Vegas. Il match per il titolo mondiale dei pesi massimi tra Evander Holyfield e Riddick Bowe. Ma cedette generosamente il suo posto in prima fila a Peter Buck, il chitarrista dei R.E.M., che non era mai stato a un incontro di boxe in vita sua. Bono si accomodò più indietro dicendo: "Non voglio stare davanti". L'uomo seduto accanto a Buck gli spiegò ogni fase del combattimento. Fu una delle grandi risse tra pesi massimi, resa ancora più grande per Buck dalle nozioni impartitegli dal vicino di posto. A fine incontro era entusiasta e raccontò la sua serata a Bono. "Il posto era incredibile, la lotta è stata incredibile e il ragazzo seduto accanto a me è stato incredibile, mi ha parlato del combattimento tutta la sera". "Chi era?", gli chiese Bono. "Sugar Ray Leonard", gli rispose Peter Buck.

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