Il ritorno di Ryan Adams: più dubbi che risposte

Dopo le accuse di molestie, dopo le scuse in pubblico (ma non in privato alle vittime), il cantautore rompe il silenzio musicale con un nuovo album, originariamente previsto per il 2019. Ma la sua musica è ancora credibile?
Il ritorno di Ryan Adams: più dubbi che risposte

Venerdì scorso sono usciti ben tre dischi a sorpresa: il secondo lavoro del 2020 di Taylor Swift (“Evermore”), un album postumo di Chris Cornell e “Wednesdays” di Ryan Adams. Quello più inaspettato è stato quest’ultimo: il cantante era fermo dal 2019 - anno in cui aveva in progetto ben tre album - dopo le accuse di abusi e molestie da parte di sue ex, esposte da un'inchiesta del NYTimes. Adams era già tornato in pubblico - sui social, almeno. Ma questo disco era uno dei tre previsti per quell’anno. Il che pone un problema: come lo si può ascoltare, ora?

La storia

Che Ryan Adams fosse una persona con problemi era noto da tempo: le sue esternazioni, le sue malattie (la sindrome di Ménière, un problema di udito), le sue dipendenze erano di dominio pubblico, ma non ritenute così gravi (e non avevano generato particolari polemiche precedenti, come nel caso di Mark Kozelek, anche lui oggetto di un’inchiesta ma dopo diversi altri articoli e accuse). L’articolo del NYTimes ha messo in luce comportamenti inaccettabili e Adams ha reagito in maniera scomposta: prima negando, poi chiedendo scusa in una forma molto criticata e ritenuta insincera (il suo manager ha diffuso una comunicazione privata in cui Adams ammetteva di essersi scusato per poter tornare a fare musica). Nel luglio 2020, nuove scuse, questa volta senza se e senza ma, con l’intenzione di voler guarire dalle sue dipendenze e dalle sue patologie. L’ex moglie Mandy Moore (nel frattempo risposatasi, tornata alla musica dopo una lunga assenza e attrice di successo nella serie TV “This is us”) e l'ex compagna Karen Elson hanno dichiarato di non essere mai state contattate in privato da Adams per scusarsi.

Il disco

“Wednesdays” sarebbe dovuto uscire nel 2019 dopo “Big colors”, che aveva già data e singolo. Presentato come un album più acustico e riflessivo (tanto che nella copertina citava “Nebraska” di Springsteen) esce ora con un’immagine e una tracklist diversa. Mantiene l’impianto prevalentemente acustico, ma in apertura ora c’è “I’m sorry and I love you”, canzone prevista per “Big colors”, e in “Poison and pain” canta: “My demons/Alcohol and freedom/A King without a Queen/A King without a kingdom”. Si tratta comunque di canzoni scritte prima delle accuse e delle scuse, anche se a luglio ha dichiarato: "

Ho scritto abbastanza canzoni da riempire una mezza dozzina di album. Alcune sono arrabbiate, alcune sono tristi, ma la maggior parte riguardano le lezioni che ho imparato negli ultimi mesi. E queste sono l'espressione del mio profondo rimorso".

L'imbarazzo, la credibilità e i dubbi

La parola “imbarazzo” e l’aggettivo “imbarazzante” sono abusati di questi tempi, soprattutto sui social. Ma è esattamente quello che ho provato, come da definizione: “Perplessità o disagio nella scelta di un atteggiamento o di un comportamento”. Perché “Mi dispiace e ti amo” suona come una giustificazione inaccettabile (“l’ho fatto per amore”), soprattutto messa in quella posizione, in apertura di un disco, inciso e progettato anni fa. È un dilemma tutt'altro che nuovo, che l'ascoltatore/spettatore ha già affrontato in altri casi: ne parla diffusamente Giovanni Ansaldo su Internazionale, basandosi su una riflessione  della scrittrice Claire Dederer .
Come il collega e come la Dederer, non ho una risposta, se non la mia sensibilità personale.

Trovo doveroso che se ne parli, che si ricordino le storie e personalmente ho seguito con interesse più quella del riscatto di .Mandy Moore (che ha fatto un bel disco, dopo essersi liberata dell'ex-marito) che quella di Adams. È comprensibile che il cantautore provi a riprendere la sua strada, si spera con una nuova consapevolezza - che però in questo disco non emerge ancora.
Faccio una constatazione più generale: le carriere dei cantanti non si basano sull'"autenticità", ma sulla credibilità. L'autenticità è un racconto sempre costruito, nel bene e nel male, a maggior ragione nell’era dei post continui sui social media. Ma la credibilità è fondamentale: quello che ci propongono deve essere coerente, verosimile, accettabile. Dopo quello che ha fatto, l’immagine di Ryan Adams come “genio maledetto” non è più credibile né accettabile.
Nel suo caso la strada per recuperare la credibilità perduta sarà lunga e tortuosa. Alla luce della sua storia “Wednesdays” mi sembra un disco che pone più dubbi che risposte. Non si può dire che non sia un buon disco, a patto però di ascoltarlo in maniera “asettica” - senza legami né giudizi, ammesso che sia possibile. Io non ci riesco.

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