IMPALA, un programma speciale per favorire l'inclusione e valorizzare le diversità

L’associazione che raggruppa le etichette indipendenti europee vara un programma a lungo termine per la promozione della diversità culturale: l’intervento della presidente Francesca Trainini
IMPALA, un programma speciale per favorire l'inclusione e valorizzare le diversità

La istanze che stanno attraversando il mondo dello spettacolo - oltre che quelli dello sport, della politica e, soprattutto, la società civile - non hanno lasciato insensibile IMPALA, l’associazione che rappresenta le etichette indipendenti europee: la no profit fondata nel 2000 si è infatti fatta promotrice di una carta che ha lo scopo di promuovere su più livelli e in più ambiti la valorizzazione della diversità culturale e l’inclusione.

“Non discriminare non è sufficiente”, si legge nella nota programmatica con la quale IMPALA ha presentato l’iniziativa: “Dobbiamo essere antidiscriminatori e consapevolmente inclusivi. I diritti fondamentali europei vietano ogni forma di discriminazione basata su sesso, origine etnica, nazionalità, religione, disabilità, età, orientamento sessuale e convinzioni politiche”. Alle luce di queste premesse, l’associazione ha fatto sapere di essersi attivata con i propri membri “per offrire equità. Ciò significa affrontare anche la discriminazione diretta e indiretta così come i pregiudizi inconsci, cercando di superare gli squilibri sociali ed economici che influenzano anche diversità”.

Conscia che ogni paese rappresenti un caso a sé stante, IMPALA ha elaborato diverse forme di intervento adattate ai diversi contesti, pur perseguendo l’obiettivo comune di “un cambiamento positivo in termini di diversità”: “Crediamo che questa sia la cosa giusta da fare: la diversità farà crescere e rafforzerà il nostro settore”, prosegue la descrizione del programma, “Presteremo la nostra voce per sostenere i movimenti che lavorano per raggiungere questo obiettivo nel settore musicale, in quello culturale e oltre. Incoraggeremo e sosterremo i nostri membri nel proprio lavoro per combattere la discriminazione e le disparità”.

In concreto, il progetto di IMPALA si sviluppa “per obiettivi a lungo termine”, a cinque e dieci anni, da raggiungere attraverso un percorso scandito da iniziative mirate rivolte ai propri soci: tra i dodici punti che costituiscono l’ossatura della carta, figurano una figura ad hoc che siederà nel consiglio di amministrazione dell’associazione, programmi di premi - sia a carattere europeo che locale - da assegnare ai membri che si siano distinti nel perseguimento dei fini dell’iniziativa, la disposizione di eventi di formazioni sempre rivolti ai membri, un trattamento economico equo nei confronti degli stagisti, operazioni di sensibilizzazione rivolta al parlamento europeo e la ricerca di partnership presso gli interlocutori commerciali sia nel mercato digitale che fisico.

“La mia percezione è che il tema della diversità e dell’inclusione da noi sia  poco sentito”, spiega a Rockol Francesca Trainini, Chair di IMPALA e Vicepresidente responsabile per il Settore Estero di PMI: “Nessun imprenditore indipendente metterebbe questo tema tra i primi cinque sul suo tavolo, al momento. Il motivo principale: l’inclusione non è percepita come valore, ma come costrizione e quindi disvalore. Nella realtà italiana non siamo ancora arrivati ad avere un mercato del lavoro in cui siano presenti in gran numero  persone di diversa etnia o con orientamenti sessuali non aderenti alla norma. Il problema quindi per molti non sussiste”.

“Con IMPALA abbiamo approfondito il tema ed è documentato: il problema invece esiste e comporta in una perdita in termini economici, perché si rinuncia volontariamente ad inserire nelle nostre aziende persone che hanno punti di vista diversi e quindi idee nuove e diverse su come risolvere i problemi.

Tutto vantaggio del profitto”, prosegue la Trainini: “Il primo lavoro da fare è quindi focalizzare l’attenzione su questa opportunità - non voglio più chiamarlo problema - e portare le aziende ad allargare il loro campo visivo per comprendere tutti nel loro raggio di azione. PMI e IMPALA offrono alle aziende associate la possibilità di seguire un breve corso di aggiornamento gratuito sulla diversità e inclusione [il primo avrà luogo il prossimo 27 gennaio]. E’ un beneficio significativo”. .

Questo sarà un tema determinante per le associazioni di categoria delle indies per tutto l’anno appena iniziato: “Prendere coscienza è il primo passo. Continueremo la nostra opera di sensibilizzazione assegnando premi e - speriamo - una scholarship. Ne parleremo con chiunque abbia interesse aprendoci alla comunità”, dice: “Spero che tra 5 anni, e non 10, le nostre aziende abbiano imparato a servirsi di tutto il talento che c’è nella nostra comunità, senza dare importanza a dettagli incidentali come genere o etnia. Cinque anni per sradicare certi atteggiamenti e certi pregiudizi: sono molti, e sarebbe meglio fare ancora più in fretta. Di positivo c’è il fatto che aver iniziato questo ‘ragionamento collettivo’ in un momento così difficile per altri motivi, paradossalmente sarà aiuto. Molti di noi - tra etichette e imprenditori - sanno che il mondo è cambiato nel marzo scorso e che, usciti dalla pandemia, dovremo cambiare anche noi e tra  le cose da cambiare metteremo anche il nostro atteggiamento sull’inclusione”. 

L’Europa meridionale, in questo contesto, vive una situazione particolare, diversa da quella registrata sui mercati anglofoni o nordeuropei: “L’Italia e la Spagna hanno situazioni molto diverse da quelle che si vivono in UK o in Francia, se soffermiamo su questioni di etnia”, conclude la Trainini: “La popolazione di etnia diversa in percentuale, sia in Italia che in Spagna, è rilevante.

L’immigrazione da noi è ancora alla seconda generazione e solo ora i giovani che provengono da famiglie immigrate si affacciano al mercato del lavoro. La nostra sfida è diversa da quella di UK e Francia, per esempio: noi dobbiamo dare visibilità ad una situazione che esiste ma non è percepita dalle aziende. IMPALA, come PMI, ha partecipato all’iniziativa #The Show Must Be Stopped. Il 2 giugno dell’anno scorso Impala aveva in agenda il Board of Directors che venne rimandato di una settimana. Da quel momento abbiamo costituito una task force che si è occupata di discutere il tema con l’aiuto di Keith Harris, una figura di altissimo valore che ci ha aiutato a comprendere molte situazioni. E ciascuno di noi, per le sue possibilità e capacità, si è impegnato a farsene portavoce”.

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