Davide d’Atri (Soundreef) al governo: ‘La crisi morde e non c’è tempo da perdere’

L’Ad e cofondatore della collecting ha spiegato a Rockol le proposte avanzate durante la sua audizione al Senato: ‘Manca un tavolo permanente (e trasparente) con le istituzioni. L’esecutivo avrebbe potuto intervenire prima e meglio, ma...'

Il tema degli aiuti alla filiera creativa ha fatto e continua a fare discutere: a emergenza sanitaria ancora in corso, il settore dello spettacolo - in particolar modo quello della musica, che più di ogni altro vive di aggregazione e socialità - rimane uno dei segmenti più colpiti sul panorama economico nazionale. Davide d’Atri, fondatore e Ceo di Soundreef, è stato uno degli esponenti del comparto sentito durante una serie di audizioni al Senato organizzate dall’esecutivo per accogliere i suggerimenti degli addetti ai lavori riguardo alle misure da varare per alleviare la sofferenza degli operatori. Il numero uno della collecting indipendente fondata nel 2011 ha portato la testimonianza di un ambito - quello editoriale - che, per ragioni strutturali, sarà gli ultimi a uscire dalla crisi per tornare a uno scenario post-Covid. Conscio di non potersi aspettare un ritorno alla normalità a breve termine, d’Atri - tra le altre proposte - aveva avanzato l’ipotesi di sfruttare le società di gestione come quella che dirige per distribuire i ristori di stato agli artisti senza applicare alcun aggio. Una sorta di “servizio civile” alle quale le collecting sarebbero state chiamate per velocizzare la ripartenza.

    Il tema degli aiuti alla filiera creativa ha fatto e continua a fare discutere: a emergenza sanitaria ancora in corso, il settore dello spettacolo - in particolar modo quello della musica, che più di ogni altro vive di aggregazione e socialità - rimane uno dei segmenti più colpiti sul panorama economico nazionale. Davide d’Atri, fondatore e Ceo di Soundreef, è stato uno degli esponenti del comparto sentito durante una serie di audizioni al Senato organizzate dall’esecutivo per accogliere i suggerimenti degli addetti ai lavori riguardo alle misure da varare per alleviare la sofferenza degli operatori. Il numero uno della collecting indipendente fondata nel 2011 ha portato la testimonianza di un ambito - quello editoriale - che, per ragioni strutturali, sarà gli ultimi a uscire dalla crisi per tornare a uno scenario post-Covid. Conscio di non potersi aspettare un ritorno alla normalità a breve termine, d’Atri - tra le altre proposte - aveva avanzato l’ipotesi di sfruttare le società di gestione come quella che dirige per distribuire i ristori di stato agli artisti senza applicare alcun aggio. Una sorta di “servizio civile” alle quale le collecting sarebbero state chiamate per velocizzare la ripartenza.

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