La breakdance è stata ufficialmente inserita nel novero di discipline olimpiche: a renderlo ufficiale è stato il Comitato Olimpico Internazionale, che ha programmato la prima competizione per i Giochi di Parigi nel 2024. La forma di danza nata a New York all’inizio degli anni Settanta contestualmente ai primi vagiti del rap non sarà l’unica nuova specialità alle Olimpiadi che saranno ospitate dalla capitale francese: la specialità - che fu sottoposta per la prima volta al Comitato Olimpico in occasione delle Olimpiadi della Gioventù del 2018 a Buenos Aires, in Argentina - affiancherà, tra le nuove discipline, anche l’arrampicata sportiva e il basket tre contro tre.
Tracciare una storia certa dei b-boy o b-girl - questo il nome dato a chi pratica la breakdance - è molto difficile, essendo le tappe di questa forma d’arte state tramandate quasi solo oralmente: dopo le prima manifestazioni ai bloc party nei quartieri a maggioranza latina e afroamericana animati dai sound system di Kool Herc (nella foto), la danza si affermò a livello mainstream contemporaneamente all’esplosione della prima ondata old-school rappresentata da rapper come - tra gli altri - KRS-One e Run-D.M.C.. In Italia la breakdance fiorisce nei centri sociali di Roma e Bologna nella prima metà degli anni Ottanta, per poi affermarsi presso il pubblico all’inizio dei Novanta: tra gli esponenti nostri connazionali più rappresentativi della disciplina c’è stato Massimo Colonna, ballerino meglio conosciuto con il nome d’arte di Crash Kid, che nel 1995 vinse - insieme alla crew italo-francese dei The Family, il Battle of the Year, la competizione più prestigiosa al mondo dedicata alla breakdance in programma annualmente ad Hannover, in Germania. Colonna, che aprì la strada a numerosi altri b-boy e b-girl, venne a mancare nel 1997 all’età di appena ventisei anni.