Chance the Rapper, la causa milionaria del suo ex manager che potrebbe fare scuola

Finisce a colpi di carte bollate l’idillio tra Chancelor Bennett e Pat Corcoran: il crollo del rapporto tra i due rappresenta un paradigma che artisti e agenti, negli anni a venire, dovranno tenere ben presente. Ecco perché.
Chance the Rapper, la causa milionaria del suo ex manager che potrebbe fare scuola

Innanzitutto, i fatti: il 30 novembre scorso Pat “The Manager” Corcoran, ex agente di Chance The Rapper, all’anagrafe Chancelor Bennett, ha intentato causa al suo ex cliente domandando 3 milioni di risarcimento per commissioni non corrisposte ai quali dovranno essere sommati danni per “un importo non superiore a tre volte l’importo dovuto e non corrisposto” dall’artista al suo collaboratore. Nel caso il giudice del tribunale dell’Illinois, dove è stato depositato il procedimento legale, dovesse dare ragione a Corcoran, il cantante di “Coloring Book”, potrebbe trovarsi a dover sborsare qualcosa come oltre 9 milioni di dollari tra risarcimenti e indennizzi.

Quello nelle aule dei tribunali è un epilogo purtroppo non infrequente, nel mondo dello spettacolo, ma il fatto che ad arrivare ai ferri corti siano stati proprio Bennett e Corcoran ha colpito non poco l’opinione pubblica americana e gli addetti, specie se di orientamento indipendente: il sodalizio tra i due, infatti, era stato assurto a esempio di proficua collaborazione tra due menti libere e aperte a discapito delle major e delle logiche corporate.

Chance The Rapper, che nel 2017 aveva vinto tre Grammy Awards, i massimi riconoscimenti assegnati dall’industria musicale americana, non aveva mai firmato un contratto con un’etichetta discografica, gestendo in prima persona - più precisamente, attraverso tre entità collegate a lui, a suo padre Ken e suo fratello Taylor, la società di edizioni Chance The Rapper LLC, quella di gestione e commercializzazione del merchandise Cool Pop Merch LLC e quella di gestione delle attività dal vivo Cool Pop Merch LLC - e a 360° il lato commerciale della sua carriera. Artefice di questa linea era stato proprio Corcoran. Quando, nel 2012, in seguito alla pubblicazione del primo mixtape di Chance, “10 Day”, Sylvia Rhone della Epic Records si fece avanti per mettere sotto contratto Chance, fu proprio il manager a sconsigliare alla famiglia Bennett di evitare ogni concessione alla discografia istituzionale, per continuare a gestire da indipendenti - e con profitto - la carriera dell’astro nascente dell’hip hop a stelle e strisce. E, in effetti, così fu, almeno fino a qualche anno fa: il terzo mixtape di Chance, “Coloring Book” del 2016, valse all’artista tre Grammy l’anno successivo, tra i quali l’ambito titolo di “miglior album rap dell’anno”.

Cosa ha fatto inceppare un meccanismo che pareva oliato alla perfezione? Nel 2019 Chance pubblica (sempre da indipendente) il suo primo album ufficiale, “The Big Day”. Il disco esce a luglio, appena cinque mesi dopo le nozze del cantante. Corcoran non è convinto dell’operazione: il successo dei primi tre mixtape avrebbe richiesto un seguito più accurato e meno frettoloso, ma il rapper non vuole sentire ragioni e comunica unilateralmente l’uscita del disco. E al disco, ovviamente, segue un tour.

Nelle carte depositate in tribunale dal manager si legge: “Bennett e Corcoran avevano inizialmente previsto un tour a sostegno del disco. A questo proposito, Corcoran aveva organizzato un tour mondiale in 30 città con un incasso stimato tra i 25 e i 35 milioni di dollari lordi, attivando contestualmente campagne pubblicitarie per creare aspettative. Nonostante gli sforzi di Corcoran per organizzare e vendere le date del tour, l'album non è riuscito a generare presso il pubblico un'eccitazione paragonabile ai suoi predecessori. Sulla base delle scarse vendite di biglietti e delle scarse previsioni di partecipazione, Corcoran ha raccomandato a Bennett di prendere in considerazione il tour The Big Day e di utilizzare il tempo per riorganizzarsi e concentrarsi”.

Bennett, però, non vuole sentire ragioni: pur accettando il rinvio della tournée, il rapper continua a promettere ai propri fan la serie di show. La situazione, tuttavia, ormai è irrimediabilmente compromessa: “Invece di riconoscere le numerose distrazioni e compromessi artistici che inevitabilmente derivavano dal tempo sprecato in studio, che hanno contribuito a un album poco brillante evidenziato dalle vendite storicamente basse dei biglietti”, si legge nei documenti, “Bennett alla fine ha incolpato Corcoran per il giudizio reso dai fan, invece di ammettere che la sua mancanza di dedizione avesse condannato il progetto al fallimento”. Di qui, l’amaro epilogo: è l’aprile del 2020 e Bennett, dopo il definitivo naufragio del progetto, dà definitivamente il benservito al suo collaboratore.

Come sottolineato da diversi osservatori internazionali, il fatto che sia venuta a mancare la reciproca fiducia tra artista e management potrebbe rappresentare un precedente importante nella definizione degli accordi discografici: al di là delle commissioni del 15% sui guadagni delle tre società riferibili al rapper - sanciti da “accordi verbali” sulla cui effettiva validità si dibatterà molto davanti ai giudici - la mancanza di condivisione della linea da tenere potrebbe, in futuro, diventare una condizione indispensabile per mantenere in essere un accordo, con tutte le implicazioni legali.

In attesa delle udienze, il team legale di Chance the Rapper ha scelto di giocare in difesa: in una breve note consegnata alla stampa americana l’artista ha assicurato di aver regolarmente pagato “tutte le commissioni a cui aveva legalmente diritto” il suo collaboratore, le cui accuse - sempre secondo Bennett - sarebbero “egoiste, artefatte, e chiaramente figlie di un tentativo calcolato di attirare l'attenzione”, oltre che “del tutto prive di fondamento” e “gravemente offensive”. Queste le premesse, prima ancora che suoni la campanella di inizio del primo round legale.

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