Musica e listini: settimana record per Apple, Hipgnosis e Spotify

L'industria musicale in borsa. Nel riepilogo settimanale all'ulteriore consolidamento delle big tech si affianca la performance di due operatori puramente musicali
Musica e listini: settimana record per Apple, Hipgnosis e Spotify

Quella appena trascorsa è stata una settimana che ha messo a segno alcuni record.

In ordine di grandezza, sono tre i marchi coinvolti con l'industria musicale che fanno più parlare di sè: si tratta di Apple, Hipgnosis e Spotify. Tutte e tre le aziende lo fanno grazie a vette record delle loro capitalizzazioni. Pur trattandosi di ordini di grandezza molto diversi tra loro, sono significative le ragioni di ciascuna crescita.

Di seguito, i itoli i cui movimenti sono stati degni di nota proposti in ordine alfabetico.

  • Alphabet: la holding proprietaria di Google (e quindi di YouTube) è quotata al NASDAQ americano: il titolo è a $ 1.828 e continua a crescere, avendo toccato in settimana il proprio massimo assoluto di $ 1.849; capitalizzazione dell’azienda: vale 1,235 miliardi di dollari.
  • Apple: era nell'aria e il numero magico è stato superato: quotata al NASDAQ americano, Apple vale oggi più di 2 triliardi di dollari, con il titolo a $ 122.25; capitalizzazione-monstre, record assoluto di ogni tempo per un'azienda. Non ci sono notizie-detonatore che giustifichino di per sè il record che, invece, è quasi un'inevitabile conseguenza di un'inerzia che nell'ultimo lustro pare avere pochi limiti per la casa di Cupertino. Sono dimenticati i tempi in cui si temeva che la sua crescita prima potesse essere dipesa dall'insostituibile talento di Steve Jobs e poi dall'iPhone assediato da una concorrenza sempre più agguerrita. La diversificazione dei ricavi, con il crescente contributo della componente digitale e dell'app store, appare più forte delle costanti minacce dell'antitrust, delle polemiche e perfino dell'annunciata riduzione di commissioni sulle app di sviluppatori terzi.
  • Avid: un altro balzo per l'azienda quotata al NASDAQ americano che, in una settimana, vede la proria capitalizzazione accrescersi di 70 milioni di dollari (+12%), con il titolo a $ 13,92.
  • Hipgnosis: quotata al LSE britannico, la società di Merck Mercuriadis ha sfondato il tetto del miliardo di capitalizzazione - ma di sterline: in dollari vale circa 1,6 miliardi. Perchè? Hipgnosis proietta 120 milioni di ricavi su base annua, raddoppiandoli rispetto al precedente esercizio - quindi al momento vale meno di 10 volte il suo fatturato. Ha acquisito tonnellate di cataloghi, portando la sua library a quasi 60.000 brani disponibili (quadruplicati in un anno), soprattutto grazie all'acquisizione del catalogo di Kobalt; e ha acquisito questi beni pagandoli mediamente 14,6 volte il loro valore di fatturato. Applicando la stessa logica a sè stessa, e migliorando fatalmente i prezzi di acquisizione nel tempo, resta un titolo ancora più promettente, considerando in aggiunta  che la crescita esponenziale delle canzoni già disponibili farà scattare un effetto moltiplicatore sui ricavi da loro sfruttamento: qualcosa ancora di là da venire, perchè le acquisizioni sono mediamente molto meno recenti di 12 mesi.
  • Spotify: quotata al Nyse americano, la piattaforma di Daniel Ek non conosce soste e in una settimana mette a segno un +18% di capitalizzazione: con il titolo a $ 319,77, il valore dell’azienda ha superato i 60 miliardi di dollari. Che è successo di talmente significativo? Qualche annuncio dirompente, da "wrapped" ai podcast. E direi che sono stati soprattutto questi ultimi a determinare in un solo giorno il +11% della sua quotazione. In buona sostanza, Spotify ha ormai superato la precedente leader del comparto, Apple, perchè l'acquisizione di Anchor inizia a dispiegare tutto il suo effetto - l'80% dei nuovi podcast nell'anno proviene da là. Siamo, quindi, al cospetto di un titolo che aumenta perchè continua a prospettare una crescita, pur in assenza di significativi ritorni sull'investimento a bilancio: è evidente che in queste condizioni così trasformative gli azionisti e gli analisti trattano Spotify in maniera analoga a come hanno trattato Amazon nel tempo. E premiano la crescente componente proprietaria del contenuto - i podcast, appunto...
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2021 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.