Achille Lauro: "Vi spiego cos'è per me un side project"

"Questi dischi racchiudono tutto quel materiale che non avrebbe potuto far parte del mio percorso discografico più 'lineare'", dice il cantante romano.
Achille Lauro: "Vi spiego cos'è per me un side project"
Credits: Luca D’Amelio

Un side project, in ambito musicale, è un progetto parallelo. Letteralmente. Un capriccio o un ghiribizzo che si concede chi ha voglia di dedicarsi a sperimentazioni che non riguardano il progetto principale, solitamente una band. E dunque - per fare alcuni esempi - un progetto parallelo lo sono i Gorillaz per Damon Albarn (rispetto ai Blur, chiaro), gli Eagles of Death Metal di Josh Homme (rispetto ai Queens of the Stone Age) e, guardando ai casi italiani, i Motel Connection di Samuel Romano dei Subsonica o gli Winstons di Enrico Gabrielli dei Calibro 35 e di Roberto Dell'Era degli Afterhours.

Achille Lauro ha voluto definire side project anche i tre dischi che ha pubblicato nel corso degli ultimi quattro mesi: "1990" (omaggio alle hit da discoteca degli Anni '90), "1969 - Achille Idol Rebirth" (riedizione dell'album "1969", quello di "Rolls Royce" e della svolta pop-punk dello scorso anno) e "1920", da oggi nei negozi, inciso insieme alla LJP Jazz Band, specializzata in jazz e swing. Ma è corretto parlare, in questo caso, di progetti paralleli? Collaterali rispetto a cosa? Lo abbiamo chiesto direttamente all'artista capitolino: "L'idea di una trilogia, che si è sviluppata nei tre progetti '1990', '1969 - Achille Idol Rebirth' e '1920', nasce da una mia urgenza di trovare una collocazione ben definita al tantissimo materiale che avevo prodotto negli ultimi anni. I brani sono frutto della mia ricerca e curiosità continua non solo a livello musicale, ma anche attraverso riferimenti culturali e immaginari sempre diversi tra loro. Ho deciso perciò di riunirli in modo organico attraverso un 'viaggio nel tempo' che diventasse così anche un viaggio tra stili, epoche e riferimenti musicali differenti. Così ho identificato i tre filoni: quello dance di '1990', quello che riprendeva le suggestioni di '1969' e quello jazz di '1920'".

D'accordo, ma il nome che compare sulla copertina è sempre il suo: Achille Lauro.

"Sono progetti collaterali, dei side proect appunto, che racchiudono tutto quel materiale che non avrebbe potuto far parte del mio percorso discografico più 'lineare', ma che allo stesso tempo mi rappresenta come artista a 360 gradi ed era giusto far conoscere al pubblico", dice Lauro. Che nel caso di "1920" si è avvalso della collaborazione di musicisti come il chitarrista jazz Dino Plasmati, il batterista Israel Varela e il trombettista Flavio Boltro, che lo hanno accompagnato in sala di registrazione nelle rivisitazioni di brani come - tra gli altri - lo standard "My funny Valentine" e la cover di "Tu vuo' fa' l'americano" di Renato Carosone (incisa con Gigi D'Alessio), incluse nel disco insieme agli inediti "Piccola Sophie", "Pessima" e "Chicago".

Le sorprese di Achille Lauro, per questo 2020 ormai agli sgoccioli, sembrerebbero essere finite qui. L'anno si era aperto con il ritorno del cantante al Festival di Sanremo con "Me ne frego". Poi, la rottura con Sony Music e il passaggio a Warner (che lo ha nominato Chief Creative Director per la sussidiaria Elektra), la separazione dallo storico braccio destro Boss Doms, i singoli "16 marzo" (e l'omonimo libro), "Bam bam twist", l'album "1990", "Maleducata" (contenuta anche nella colonna sonora di "Baby" 3, il repack di "1969", il concerto a Taranto con una grande orchestra sinfonica e ora questo disco tra jazz e orchestra. Achille continua però a lavorare e promette: "Il mio nuovo disco uscirà nel 2021".

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