L'album dei Black Sabbath che disgustò Ozzy Osbourne

Il cantante della band di Birmingham dopo quel disco chiuse la sua esperienza con il gruppo.
L'album dei Black Sabbath che disgustò Ozzy Osbourne

Era il febbraio 1970, un uragano si stava per abbattere sull'hard rock. Quattro ragazzi di Birmingham (Gran Bretagna) che rispondevano ai nomi di Ozzy Osbourne (che oggi compie 72 anni), Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward di lì a poco avrebbero riscritto alcune regole e mostrato la futura via verso un suono chiamato metal. Questa serie di termini e definizioni sono stati usati semplicemente per dire che quei giovanotti poco più che ventenni ci sapevano fare.

In quel 1970 fecero un uno-due – "Black Sabbath" e "Paranoid" – da lasciare tramortiti. Il tocco magico non si perse neppure nel 1971 con "Master of Reality" e, senza crogiolarsi sugli allori, tirarono dritti, di successo in successo, negli anni seguenti. Ma, come diceva qualcuno, è alquanto complicato gestire tutte insieme gioventù, fama, denaro, successo, donne, droga, rock'n'roll e altri dettagli del genere. I quattro di Birmingham non erano di quelli che pensavano a sollevare il piede dall'acceleratore, tutto il contrario.

Come accade in buona parte delle famiglie anche in quella dei Black Sabbath iniziarono a sorgere le prime tensioni, sul finire del 1977, queste raggiunsero l'acme. La band era impegnata con le prove per quello che sarebbe stato il loro nuovo disco. Ozzy Osbourne, con un'alzata di ingegno, aveva deciso di lasciare il gruppo qualche giorno prima di entrare in studio lasciando i compagni senza un cantante. Il chitarrista Tony Iommi prese in mano la situazione e pensò, data la situazione, di arruolare Dave Walker, che in precedenza aveva lavorato con Fleetwood Mac e Savoy Brown.

Walker, al tempo, era impegnato con i Mistress, ma l'opportunità di cantare in una delle più grandi rock band del pianeta era un'opportunità difficile da non prendere in considerazione.

Quindi, prese armi e bagagli e abbandonò le spiagge della California alla volta della molto meno assolata Birmingham. Invero, il suo, non fu un viaggio particolarmente fortunato. Giusto il tempo per una sola performance dal vivo, l'8 gennaio 1978, per presentare una prima versione di 'Junior's Eyes' (brano poi inserito nell'album "Never Say Die!") al programma televisivo della BBC 'Look! Hear!'. In seguito Walker, ricostruendo l'esperienza con la band inglese, disse di avere incontrato in un pub Ozzy Osbourne e di avere immediatamente pensato che forse l'ex frontman dei Black Sabbath non era proprio del tutto un ex.

Walker comunque si mise di buzzo buono e provò anche a scrivere alcuni testi in quel breve periodo in cui pareva essere diventato a tutti gli effetti un Black Sabbath ma nessuno di questi venne mai utilizzato.

Gli altri Sabbath sembravano che fossero in trepida attesa per il ritorno di Ozzy. E così fu. "Gli ultimi album dei Sabbath sono stati molto deprimenti per me", dichiarò Osbourne per descrivere quel periodo. Quando lasciò temporaneamente il gruppo per dare vita a un nuovo progetto con gli ex membri dei Dirty Tricks John Frazer-Binnie, Terry Horbury e Andy Bierne. I quattro fecero alcune prove nel gennaio 1978, ma, evidentemente non era cosa e, forse, dopo aver visto i suoi vecchi compagni di band in televisione esibirsi senza di lui, cambiò idea e tornò sui suoi passi.

"Tre giorni prima di entrare in studio, Ozzy volle tornare nella band", spiegò in seguito Tony Iommi. "Non cantava nessuna delle cose che avevamo scritto con l'altro ragazzo (Dave Walker, ndr), quindi fu molto difficile. Siamo entrati in studio praticamente senza canzoni. Scrivevamo la mattina in modo da poter provare e registrare la sera. Fu davvero difficile, come essere su un nastro trasportatore, perché non si riusciva a trovare il tempo per riflettere sulle cose. 'È corretta? Funziona bene?' Fu molto difficile per me trovare le idee e metterle insieme così velocemente".

Con Ozzy di nuovo nella band, i Black Sabbath si recarono quindi a Toronto e trascorsero cinque mesi ai Sounds Interchange Studios per lavorare a quello che sarebbe diventato "Never Say Die!", che, a dire il vero, non fu proprio il massimo vertice artistico raggiunto dal gruppo, anzi.

E il fatto stesso che ci volle un sacco di tempo per completarlo è la prova più evidente delle difficoltà creative che i Black Sabbath stavano attraversando. Iommi parlando dei tempi di lavorazione richiesti da "Never Say Die!" tempo dopo dichiarò: "Ci è voluto molto tempo. Eravamo davvero strafatti, ci facevamo un sacco di droga. Andavamo alle sedute in studio e dovevamo mollare perché eravamo troppo sballati, dovevamo fermarci. Nessuno riusciva a fare qualcosa, eravamo ovunque, ognuno suonava qualcosa di diverso. Dovevamo tornare indietro, dormire e riprovare il giorno successivo." Ozzy Osbourne detestava con tutte le sue forze quel disco. Ma, dopo aver trascorso cinque mesi a dilapidare denaro in uno studio di registrazione all'avanguardia e ad essersi avvilupati in una vertiginosa dipendenza dalla droga, i Black Sabbath non avevano altra scelta che pubblicare ciò che avevano tirato fuori da quelle sessioni di registrazione. Ozzy arrivò a definirlo "il peggior lavoro con cui abbia mai avuto a che fare. Mi vergogno di quell'album. Penso che sia disgustoso.".

"Never Say Die!" venne pubblicato alla fine del mese di settembre del 1978. Sarebbe stato l'ultimo album di Ozzy Osbourne con i Black Sabbath per ben 35 anni. Si ricongiunse infatti a Iommi e Butler, senza Ward (dietro i tamburi prese posto Brad Wilk dei Rage Against the Machine) per l'album "13" nel 2013. Lasciata la band dopo il poco onorevole "Never Say Die!", nel 1980, Ozzy avviò una carriera solista di buona soddisfazione pubblicando "Blizzard of Ozz".

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