Grammy Awards, guai in vista

Dopo le proteste di The Weeknd e Halsey, Drake rilancia: ‘Andrebbero cancellati e sostituiti da qualcosa di nuovo’. Ma il pericolo più grande, per gli Oscar della Musica, potrebbe venire dal pubblico
Grammy Awards, guai in vista

Non sono bastate le accuse di “corruzione” e poca trasparenza lanciate negli ultimi giorni da The Weeknd e Halsey: quella del 2021 potrebbe essere l’edizione più critica dei Grammy Awards, la popolare manifestazione organizzata dal 1959 dalla Recording Academy - l’associazione di categoria che rappresenta l’industria discografica americana - che annualmente premia gli artisti di maggior successo sul mercato statunitense.

Drake propone di mandare in pensione gli Oscar della Musica

Un duro colpo all’autorevolezza dell’istituzione è stato inferto da Drake, star canadese dell’r’n’b contemporaneo, che - al di là delle polemiche sulle effettive dinamiche di selezione e votazione delle opere e degli artisti in corsa nelle diverse categorie - ha proposto di sostituire i premi, a suo giudizio ormai irrilevanti e scollegati dalla realtà discografica, con una nuova manifestazione più al passo coi tempi. In un intervento sui suoi canali social l’artista, dopo aver criticato l’assenza dalle nomination di artisti di colore come Lil Baby, Pop Smoke, Partynextdoor, Popcaan e “tanti altri, troppi per essere nominati tutti”, ha spiegato: “Penso che dovremmo smetterla di lasciarci scioccare ogni anno dalla disconnessione tra musica di grande impatto e questi premi, e accettare semplicemente che quella che una volta era la più alta forma di riconoscimento nel nostro campo potrebbe non avere più importanza per gli artisti, né per quelli di oggi né per quelli che verranno”.

Al di là della proposta - choc Drake, in concreto, aveva già aperto nel 2018 una strada che - se perseguita anche da altri suoi colleghi di altro profilo - potrebbe privare i Grammy di una consistente fetta di opere: in aperta polemica col comitato organizzatore dei primi l’artista, due anni fa, non aveva presentato come papabile il suo album “More Life”, dopo essere stato premiato - l’anno precedente - per il brano “Hotline Bling” nella categoria “migliore canzone rap”, nonostante la traccia non presentasse alcun passaggio rappato. “Forse perché ho rappato in passato, o perché sono nero”, osservò polemicamente lui, “Ma non riesco a capire perché”.

I nodi irrisolti su inclusione e gender balance

In seguito alle esternazioni di The Weeknd il presidente della Recording Academy Harvey Mason Jr aveva cercato di smorzare - seppure poco convintamente - i toni, assicurando di comprendere “la sua delusione” e sottolineando come le sue produzioni recenti fossero “eccellenti” e il suo contributo alla comunità musicale “degno dell’attenzione di tutti”. Tuttavia l’insoddisfazione di una parte estremamente rilevante della comunità creativa americana già da tempo covava insofferenza verso la music’s biggest night. Tra i tanti esempi verificatisi con una discreta regolarità negli ultimi anni, il più plateale e recente resta senza dubbio quello che ebbe per protagonista Childish Gambino nel 2019: il cantante e attore Donald Glover, che vide la sua "This Is America" portarsi a casa i premi in due delle quattro categorie più ambite, quelle di “Record of the Year” e “Song of the Year”, disertò del tutto la cerimonia di premiazione nonostante le quattro statuette conferitegli dalla giuria.

Nonostante gli sforzi per colmare gli squilibri in termini di gender gap e di appartenenza a minoranze - a ricevere più nomination per la prossima edizione dei premi è stata, con nove citazioni, Beyoncé, seguita da Dua Lipa, Roddy Ricch e Taylor Swift con sei a testa - e l’istituzione - nel 2018 - di una speciale task force per rendere l’istituzione più inclusiva e aperta alle diversità, la ferita resta aperta.

Il (progressivo) ammutinamento del pubblico

Il colpo di grazia agli Oscar della musica, tuttavia, potrebbe non arrivare dal boicottaggio della comunità artista alla quale i premi dovrebbero essere destinati, ma dal pubblico. I Grammy, è bene ricordarlo, sono anche un grande show televisivo, che vive soprattutto di ascolti. Lo scetticismo nei confronti della manifestazione espresso da parte degli artisti più seguiti dalla fascia di pubblico giovane ha ulteriormente indebolito il bacino di pubblico che - già di suo - stava già per essere drenato.

L’emergenza sanitaria da Covid-19, che sta costringendo eventi del genere a ripensarsi in chiave digitale, ha già fatto qualche vittima: sia gli ultimi Billboard Music Awards che i più recenti American Music Awards hanno visto i propri ascolti toccare il minimo storico, facendo segnare cali di audience del 50% rispetto alle proprie edizioni più fortunati.

Alle luce di queste già non benauguranti premesse, le statistiche inerenti i Grammy riferite alle ricerche effettuate su Google in territorio americano mostrano una flessione preventiva nell’interesse del pubblico che dovrebbe togliere il sonno ai vertici della Recording Academy: rispetto alla seppur lieve impennata delle query registrate in occasione dell’annuncio delle nomination delle passate edizioni, la più recente comunicazione ufficiale delle candidature ha appena smosso la curva nel grafico delle search. Rendendo concreto, per i Grammy, il rischio di venire abbandonati contemporaneamente dagli artisti e dal pubblico.

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