Chi è Bang Si-hyuk, il ‘papà’ dei BTS partito alla conquista del mondo

Il Re Mida del K-pop si descrive come un uomo senza particolari sogni o ambizioni, ma da quindici anni a questa parte non sta sbagliando un colpo. E sta guadagnando miliardi...
Chi è Bang Si-hyuk, il ‘papà’ dei BTS partito alla conquista del mondo

BTS: basta la parola - o, meglio, la sigla: la boy band coreana che ha fatto conoscere il k-pop al mondo è figlia sua. La Big Hit Entertainment, l’etichetta fondata quindici anni fa che pubblica i dischi e gestisce la carriera dei ragazzi di “Dynamite”, oggi quotata in borsa con un valore stimato di oltre sette miliardi di dollari, è sempre roba sua.

Bang Si-hyuk ha quarantotto anni ed è considerato uno dei produttori musicali più ricchi sul panorama mondiale. Nonostante vanti un patrimonio personale stimato in un miliardo e mezzo di dollari, Bang - a vederlo in fotografia - non assomiglia per niente a Dr. Dre, Timbaland, Pharrell Williams e altri suoi colleghi titolari di conti correnti a nove cifre. Occhiali sottili, giacca d’ordinanza e sguardo mite, questo ex ragazzo classe 1972 dall’aspetto quasi dimesso, da qualche tempo a questa parte, è la vera gallina dalle uova d’oro della discografia internazionale.

Si-hyuk nasce a Seul durante la dittatura di Park Chung-hee: suo padre era presidente presso un’organizzazione governativa per i diritti dei lavoratori, sua madre, Choi Myeong-ja, una delle pochissime laureate in lingua inglese che il paese potesse vantare all’epoca. Il piccolo Bang entra in contatto con il pop occidentale grazie alla AFKN, l’emittente americana dedicata alle truppe di stanza in Corea: dopo le scuole superiori, si iscrive alla prestigiosa Seoul National University, laureandosi però in estetica, e non in legge, come invece avrebbero preferito i genitori. La cifra, per Bang, resta sempre quella del basso profilo: appassionato di musica, impara a suonare il pianoforte da autodidatta, e lavora in silenzio. Quando a fine anni Novanta la Corea del Sud abbandona i regimi militari e - in virtù anche della spaventosa crescita economica - si apre definitivamente al mondo, Si-hyuk è pronto a cavalcare l’ondata del nuovo pop nazionale avviata da artisti come Kim Wan-sun.

Il 2005 è un anno chiave nella carriera di Bang: contestualmente al debutto sul panorama digitale di YouTube, e all’inizio del declino del formato fisico, quando in pochi avrebbero giudicato una scelta sensata quella di aprire una casa discografica, lui fonda la Big Hit.

La label non lavora come quelle occidentali, almeno non come quelle convenzionali. L’etichetta mette sotto contratto talenti, li fa collaborare, forma e scioglie gruppi, inaugura e cessa carriera soliste, quasi alla ricerca di una formula perfetta in grado di sbancare sui mercati ai tempi dello streaming. Dopo diversi tentativi, nel 2012, il producer mette a punto una pop band composta da artisti già sotto contratto con la sua società, RM, Suga, J-Hope, Jin, Jimin, V e Jungkook. E’ la nascita dei BTS.

Il K-pop, a livello globale, era già una realtà piuttosto conosciuta, ma da espugnare c’era ancora il mercato americano, quello in grado di far fare i numeri veri. Bang, rispetto alla concorrenza, parte in vantaggio: tutti gli elementi dei BTS sono già molto presenti sui social, quando i social - ancora - erano terra incognita o quasi a molti. Sommare la potenza di fuoco di tutti gli elementi del gruppo per spostare il marketing discografico su un altro livello si sarebbe rivelata la scelta chiave: con lo streaming e la comunicazione virale pronti a spazzare via nel giro di qualche stagione la “vecchia” discografia, Si-hyuk aveva trovato la chiave del successo.

A dirlo sono i numeri: la Big Hit, tra il 2016 e il 2018, ha triplicato il proprio utile netto. E il meglio doveva ancora venire: nell’estate del 2020, con il mondo del live congelato dalla pandemia, i BTS vendono 20 milioni di dollari in biglietti per un loro evento in streaming. Il nuovo singolo ”Dynamite” fa incetta di record sulle piattaforme, il gruppo sbanca agli MTV VMAs 2020 stracciando in trasferta una popstar come Lady Gaga. Bang e la sua Big Hit sono invincibili: a settembre l’etichetta versa agli elementi della band 54 milioni di dollari - in obbligazioni - a titolo di bonus Il quindici ottobre la label si quota sulla borsa di Seul e Band viene nominato sesto uomo più ricco della Corea del Sud.

Ormai per Si-hyuk il limite è il cielo. O forse qualche piano più in basso.

Dopo un iniziale boom, le quotazioni della azioni della Big Hit sono tornate al valore originale. Il K-pop, a livello discografico, è un ecosistema molto competitivo e profittevole, ma anche a suo modo spietato: il ciclo vitale delle star in genere non supera i dieci anni, e centrare troppo un fatturato su un unico nome espone a rischi di speculazione insostenibili. I BTS, che con otto anni di carriera sono da considerare come veterani della scena, generano da soli la quasi totalità delle entrate della Big Hit. Gli azionisti - tutti di minoranza, avendo Bang la quota di maggioranza della società - lo sanno, e per il momento stanno a guardare, pur consapevoli di avere in tasca una exit strategy piuttosto rapida nel caso il meccanismo debba incepparsi.

Si-hyuk pare non abbia particolari preoccupazioni in merito, avendo esteso il contratto alla band fino al 2024. E’ difficile, tuttavia, pensare che uno come lui non abbia altri assi nella manica. “A lavorare nella musica mi ci sono ritrovato”, spiegò lui in un’intervista a proposito della sua carriera: “Non sono un uomo ambizioso che dipinge grandi quadri e grandi sogni”. A piccoli passi, tenendo il profilo più basso possibile, Bang sta probabilmente studiando la prossima mossa che, da quella che un tempo era la periferia dell’impero, lo porterà a conquistare il mondo. Un’altra volta.

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