Claudio Baglioni, un nuovo disco dopo 7 anni: “Vivo per lasciare un segno”

Venerdì uscirà “In questa storia che è la mia”. Sanremo? “Potrei tornare come ospite”. Il rap? “I rapper hanno elevato le parole”.
Claudio Baglioni, un nuovo disco dopo 7 anni: “Vivo per lasciare un segno”
Credits: Alessandro Dobici

Un disco fatto a mano. Artigianale perché interamente suonato, incentrato sul tempo e sull’amore. Venerdì uscirà “In questa storia che è la mia”, il nuovo album di Claudio Baglioni, il sedicesimo realizzato in studio, a sette anni da “ConVoi”. “La mia produzione parla, da sempre, dell’avventura e della disavventura del vivere – dice Baglioni – una parte importante, in tutto questo, l’ha sempre avuta l’amore. Tolto il primo e l’ultimo pezzo, che danno una visione allargata, ho cercato con un teleobiettivo di raccontare i momenti di una ruota gigantesca, quella dei sentimenti. È un disco dal fascino antico, è attraversato dallo spirito degli anni ’70”.

Tracce

Il progetto, per certi aspetti, riavvolge il nastro degli oltre cinquant’anni di carriera di Baglioni. “È un album speciale – dice il cantante - “In questa storia che è la mia” c’è un invito. Una spinta a rileggere la nostra storia. La storia di ciascuno di noi, di queste pagine di musica e parole, che abbiamo scritto e vissuto insieme, e di questo tempo che, sebbene sospeso, porta anche le nostre firme. Il tempo è l’avversario micidiale di ogni essere umano e per quanto sia forte la capacità di affrontarlo, vincerà sempre. Il vantaggio di fare questo mestiere è quello di pensare che ci sarà qualche cosa che potrebbe restare anche dopo, lasciando delle tracce. “Ho vissuto per lasciare un segno”, lo dico nella canzone che inaugura il progetto ed è quello che penso e ho sempre pensato”. Il disco ha una composizione particolare, già adottata in passato da Baglioni: 14 brani, 1 ouverture, 4 interludi piano e voce, 1 finale. “Gli interludi sono delle soste, come una piazzetta dopo una lunga strada”, sorride l’artista che ha da poco pubblicato il video di “Io non sono lì”, diretto da Duccio Forzano (regista genovese che ha seguito Baglioni anche nei suoi due Festival di Sanremo).

L’amore ai tempi del Covid

Un lavoro che disegna la parabola dell’amore, sia personale che universale, riflettendo sul modo con cui questa forza travolge le nostre esistenze. “Ho iniziato nel 1964 a cantare, partecipando a un concorso in programma a Centocelle, tutto è iniziato per caso – ricorda Baglioni - non pensavo che il successo sarebbe arrivato e quando è giunto ero convinto che sarebbe finito presto.

Ho fatto anche dei passaggi a vuoto nella carriera. Sono ossessionato dal verbo “incidere”, voglio lasciare qualche cosa a chi ha voglia di ascoltare i miei brani. Ma per farlo non parlo di quello che stiamo vivendo, per me l’arte popolare deve astrarsi dalla cronaca. Oggi dobbiamo sperare che l’amore vinca, ma non sappiamo che cosa ci aspetterà domani. .Nel dopoguerra, invece, era tutto diverso, per questo i paragoni con il contemporaneo non sono pertinenti. Nella fase di ricostruzione l’amore dominava la vita, si intravvedeva il futuro, oggi messo a dura prova”.

Il suono della chitarra acustica

“Si tratta di un album ideato e composto come una volta – spiega Baglioni – è un progetto al quale ho dedicato tutto me stesso, a partire dalla scrittura, strutturata come non accadeva da tempo, su linee melodiche e processi armonici che la musica popolare sembra offrire sempre meno. Le sonorità sono tutte vere – nel senso di “acustiche” – basso, batteria, pianoforte, chitarre, archi, fiati, voce e cori – e il ricorso all’elettronica è stato dedicato, esclusivamente, alla cura degli effetti del suono e delle atmosfere. La chitarra acustica è determinante. Ne sono venuti fuori quattordici pezzi suonati dalla prima all’ultima nota da un gruppo di musicisti straordinari”. “In un mondo nuovo” è una delle canzoni simbolo del progetto. “Penso che si debba tornare a fare sogni al plurale. Molti dicono non ci sono valori oggi, per me viviamo in una realtà troppo piena di cose non reali”, sottolinea l’artista.

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Il Festival di Sanremo e il rap

Inevitabile che la mente di Baglioni torni sul palco dell’Ariston. “I miei due festival sono stati un’esperienza importante – ricorda – credo che quest’anno si farà, l’Ariston non offre grandi capienze, ha un profumo mitico, ma non è uno spazio semplice da gestire. Prima di condurlo, andai su quel palco due volte. Mi piacerebbe tornare come ospite. Ma devo anche riflettere su una frase: non si può uscire da papi e tornare da cardinali”. Il nuovo disco di Baglioni mette al centro la parola. “Meno i trapper, ma i rapper hanno dato grande forza alla parola, l’hanno elevata – spiega – un certo cantautorato si era seduto, è giusto si torni a dare vigore alla parte testuale. Anche io voglio fare la mia parte”.

Tour

Baglioni tornerà sulle scene live nel 2021 con lo spettacolo “Dodici Note”, in cui la musica e le parole del cantante e compositore italiano si fonderanno in una dimensione live di pop-rock sinfonico che unirà orchestra classica, coro lirico, big band e voci moderne. Il tour partirà dalle Terme di Caracalla di Roma, dal 4 al 18 giugno 2021: 12 serate con l’orchestra sinfonica, il coro lirico, il suo gruppo di solisti e coristi.

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