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Fabrizio Moro, insospettabile punk: "Suonavo Doors e Guns N' Roses. Poi arrivò Ligabue"

Il cantautore romano ricorda i suoi esordi e quel concerto degli U2 a Roma nel '93: "Fischiarono la band di apertura. 'Ma chi sono?'". Sul palco c'erano Eddie Vedder e soci.
Fabrizio Moro, insospettabile punk: "Suonavo Doors e Guns N' Roses. Poi arrivò Ligabue"

Da ragazzino suonava il punk in cantina contro il sistema, "depresso appena sveglio la mattina", come cantava in una delle canzoni del suo ultimo disco di inediti, "Figli di nessuno", il primo dopo la vittoria al Festival di Sanremo che nel 2018 consacrò la sua carriera, a 43 anni, dopo svariati alti e bassi.

La rabbia del marciapiede, lui, nato e cresciuto nella borgata romana tra palazzoni con le grate alle finestre, disagio ed emarginazione, la esorcizzava anche in altri modi, ad esempio ascoltando i dischi dei Van Halen e Joe Satriani, cercando di emulare di fronte allo specchio gli assoli dei virtuosi delle sei corde. "Ad un certo punto cominciai a mettere su pure dei gruppi, per lo più heavy metal e punk. Dal punk ho imparato a far girare le armonie dei brani, partendo da quei bicordi fatti con la mia chitarraccia: quelle canzoni erano semplici da rifare", racconta Fabrizio Moro.

Aspirante rocker

Non si direbbe, ma dietro il cantautore romantico di canzoni come "Eppure mi hai cambiato la vita", "Il senso di ogni cosa", "L'eternità", "Portami via", "Sono solo parole" e "Un'altra vita", queste ultime due portate al successo rispettivamente da Noemi e da Elodie, ma anche "Melodia di giugno", "Domani", "Intanto", "21 anni" e "L'illusione", contenute nella raccolta "Canzoni d'amore nascoste" appena arrivata nei negozi, si nasconde in realtà un ex aspirante rocker. Ad un certo punto della sua carriera Fabrizio Moro deve aver imparato a tradurre quella rabbia con altri suoni, rispetto a quelli duri e crudi delle band con le quali cominciò ad esibirsi sui palchi dei locali romani, tra la fine degli Anni '80 e i primi Anni '90, con cover dei Doors, dei Guns'N'Roses e degli U2: "All'epoca era tutto molto più semplice, perché non ci mettevo la faccia. Il frontman era un altro, io mi limitavo solo a suonare la chitarra", dice.

Gli U2 e quella band sconosciuta sul palco a Roma

Di quel periodo il cantautore di San Basilio, periferia difficile a est della Capitale ha ricordi nitidissimi. Dei concertoni rock ospitati dai palasport e dagli impianti sportivi romani nei primi Anni '90 non se ne perse nemmeno uno. Il padre vendeva magliette, fascette e gadget fuori dai cancelli e spesso Fabrizio, che conosceva ogni membro della security, riusciva a farsi scortare sotto il palco: "Ricordo come se fosse ieri il giorno in cui gli U2 suonarono allo Stadio Flaminio di Roma 'Zooropa'.

Arrivai allo stadio con mio padre all'alba, restai dietro la bancarella a vendere fascette tutta la mattina, poi nel primo pomeriggio riuscii ad entrare. In apertura c'era una band all'epoca ancora poco conosciuta, almeno a Roma, che sul palco faceva un bordello, tra i fischi del pubblico: erano i .Pearl Jam, che avevano da poco pubblicato il loro primo album 'Ten' e di lì a pochi mesi avrebbero spedito nei negozi il secondo, 'Vs.'. 'Ma chi sono questi? La chitarra è scordatissima e il cantante è stonato', riflettevano perplessi i ragazzi. Poi entrarono gli U2: delirio totale. Tremavano i vetri del palazzi intorno allo stadio e alcuni andarono in frantumi".

L'incontro con Ligabue

Era l'estate del '93 e Moro, sebbene ancora appassionato di quelle sonorità spigolose, aveva già iniziato a mettere da parte le chitarre elettriche e strimpellare quelle acustiche, scrivendo le sue prime canzoni. Il momento in cui tutto cambiò nel suo modo di fare musica lo ha ben presente: "Uscì 'Balliamo sul mondo' di Ligabue, l'ascoltai e la mia visione cambiò.

Quel disco ('Ligabue', che conteneva anche 'Piccola stella senza cielo', 'Bambolina e barracuda' e 'Sogni di rock 'n' roll', tra le altre, ndr) lo consumai. Ancora oggi so a memoria gli accordi e i testi". Qualche anno più tardi, nel 2018, il suo ex idolo lo avrebbe anche conosciuto di persona: "Eravamo entrambi tra gli invitati ad una festa di un amico in comune. C'era un gran casino. La gente si mise a ballare. Io me ne stavo come al solito seduto in disparte. Lo vidi venire verso di me e dirmi qualcosa, ma la musica era così alta che non capii cosa mi aveva detto: 'Eh?'. Si sedette accanto a me, mi mise una mano sulla spalla e mi disse: 'Te la stai godendo, eh?!'. Io, che iniziai a scrivere canzoni proprio ascoltando i suoi dischi, non ebbi la forza di rispondergli: gli diedi un bacio sulla guancia e me ne andai". Nasci incendiario muori pompiere, dicono.

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