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L'ultima grande canzone (d'amore) di Lou Reed

Esce una nuova edizione del libro che raccoglie i testi del grande rocker. E si racconta la storia di "The power of the heart", sconosciuto capolavoro tardivo, dedicato alla moglie Laurie Anderson: la storia
L'ultima grande canzone (d'amore) di Lou Reed

Un rocker maledetto dal cuore d'oro. Un uomo intrattabile in pubblico, ma follemente innamorato e tenerissimo con la propria moglie. Lou Reed era tutto questo e altro ancora: scomparso nell'ottobre del 2013, viene ricordato in questi giorni con una nuova edizione di "I'll be your mirror", il libro che raccoglie tutti i suoi testi. Il volume è aperto da testi dello stesso Lou Reed (scritti nel 2000 per la prima raccolta di lyrics, uscita quando era ancora in vita), Martin Scorsese, Nils Lofgren (i due negli anni '70 scrissero diverse canzoni assieme).
Ma soprattutto c'è un toccante ricordo della moglie Laurie Anderson, che conclude dicendo che la sua canzone preferita è "The power of the heart", raro brano pubblicato 2008 e scritto per il matrimonio della coppia.


La canzone non è su nessuna piattaforma ed è stata recuperata recentemente da LouReed.It, il sito italiano dedicato al rocker.  Se non la conoscete, questa è la storia di "The power of the heart".

Lou Reed e Laurie Anderson

Pur essendo entrambi radicati a New York, i due non si conoscevano, perché facevano parte di mondi diversi: Reed di quello rock, Anderson di quello legato all'avanguardia artistica più radicale. Fu una delle figure più importanti di questo mondo a farli incontrare, nel '92: il sassofonista e compositore John Zorn li chiamò entrambi ad un festival a Monaco. Suonarono assieme e Reed rimase impresso dalla Anderson - anche dal fatto che lei non lo trattava da rockstar. Anzi, quasi non lo conosceva e pensava che i Velvet Underground fossero inglesi...
Reed propose alla Anderson di rivedersi a New York, ma passarono diversi mesi.

La leggenda vuole che i due si videro andando ad una fiera di materiali audio, dove passarono la giornata a discutere di cose tecniche. Reed propose di continuare con un cinema e un ristorante: solo allora la Anderson capì che quello era un appuntamento. I due iniziarono a frequentarsi, ma Reed - abituato ad avere gente che cercava la sua attenzione - si trovò spiazziato dall'atteggiamento distaccato e zen della Anderson. I due non andarono a vivere assieme per molti anni. E Lou Reed pativa la sua lontananza: tanto nel 2001 scrisse una poesia dedicata a Laurie che racconta come aveva vissuto l'11 settembre da solo, senza poter contattare la compagna, in tour. Finalmente si sposarono nel 2008, a Boulder, in Colorado. Reed scrisse così "The power of the heart".

Gli anni '90 e 2000 di Lou Reed

Per capire l'importanza e l'unicità di questo brano, bisogna contestualizzarlo nella discografia di Reed. Dopo il successo di "New York" (di cui vi abbiamo raccontato la storia qua), gli anni '90 di Reed furono molto produttivi: "Songs for drella", il disco con John Cale dedicato a Andy Warhol, "Magic and loss" nel '92, la breve reunion dei Velvet Underground nel '93. Nel '96 con "Set the Twilight reeling" nel '96 si definiva un "newfound man" e celebrava l'unione con la Anderson; nel 2000 uscì "Ecstasy".
Questi ultimi due album però non andarono molto bene, e Reed fu molto deluso dall'accoglienza, che ritenne fredda.

"Ecstasy" sarebbe rimasto "l'ultimo vero album" di Reed: l'ultimo lavoro di inediti inciso da solo. Negli 11 anni successivi Reed avrebbe inciso solo "The raven" - un concept dedicato ad Edgar Allan Poe, basato su uno spettacolo teatrale e composto da brani nuovi, rielaborazioni, collaborazioni e recitati e il famoso disco con i Metallica, "Lulu", nel 2011. Sarebbero uscite diverse raccolte, album dal vivo e molta musica sperimentale, tra cui un disco a tre con John Zorn e Laurie Anderson ("The Stone: Issue Three"), uno di musica ambientale per la .pratica del Tai Chi ("Hudson River Wind Meditations") e uno accreditato al Metal Machine Trio. E qualche canzone sparsa: cover, partecipazioni a tributi, e pochi inediti, tra cui "The power of the heart".

"The power of the heart"

Il motivo per cui la canzone è difficilmente reperibile è che venne incisa e pubblicata per un progetto speciale di Cartier, "Love line", nel 2008: un mp3 in downlod gratuito che oggi non è più disponibile in rete.
Il marchio aveva già avuto un ruolo nella carriera di Reed: fu ad un evento parigino del '90 organizzato da Cartier per ricordare Andy Warhol che i Velvet Underground si riunirono per la prima volta; la reunion si sarebbe concretizzata con un tour europeo nel '93 ma sarebbe naufragata poco dopo per le tensioni tra Reed e John Cale.

Era in progetto anche un "MTV unplugged", che Reed insisteva per produrre autonomanente trattando i compagni come sottoposti, ma non se fece nulla. .
Nel video che accompagna il progetto "Love line", Reed sembra un po' imbarazzato: dice che ha deciso scrivere la canzone per Cartier perché gli è stato chiesto dai "powers that be" e che, visto il fine benefico, era contento di scrivere qualcosa che facesse bene agli altri, non solo a lui. Ma non cita mai la moglie: "Ho troppo rispetto per i miei ascoltatori per spiegare cosa significano le mie canzoni".
Invece il brano, una stupenda ballata per chitarra e archi cita esplicitamente il matrimonio (qua la traduzione a cura di Lou Reed.it). È una toccante dichiarazione d'amore per Laurie Anderson:

I say this to you and it’s not a lark
Marry me today
 You know me I like to dream a lot
Of what there is and what there’s not
But mainly I dream of you a lot
The power of your heart
The power of the heart

Gli ultimi anni di Lou Reed

Del brano si innamorò Peter Gabriel, che la incise in versione orchestrale per il suo progetto di cover "Scratch my back", pubblicato nel 2010. Gabriel poi curò anche "I'll scratch yours", in cui alcuni degli artisti coverizzati restituivano il favore: Reed scelse "Solsbury Hill", che trasformo in un rock distorto e dissonante: uscì nel settembre 2013, un mese prima della morte di Lou Reed. Fu la sua ultima pubblicazione in vita.

Nel 2009 Reed incontrò i Metallica durante un concerto per la Rock 'N' Roll Hall of Fame: si trovarono bene e pensarono di fare qualcosa assieme.

Reed però spiazzò la band proponendo però non un album di canzoni, ma un concept basato sui testi teatrali del tedesco Frank Wedekind, e il risultato fu "Lulu". Brani lunghi e parti recitate, con la band e Lou Reed che faticano a trovare una chimica. Venne massacrato dalla critica e dai fan della band californiana, ma contiene dei gioelli come la conclusiva straziante "Junior dad".  L'album venne pubblicato nell'autunno 2011: nell'estate di quell'anno Reed andò ancora in tour - passando dall'Italia, grazie al supporto di un imprenditore suo fan. Lo intervistammo e raccontò brevemente anche la collaborazione con la band.

Già nel 2011 la salute di Reed era visibilmente peggiorata  e sul palco doveva talvolta essere sostenuto. Nel 2012 le sue condizioni declinarono ulteriormente  e l'anno successivo subì un trapianto di fegato, che gli allungò la vita di qualche mese. Sarebbe morto il 27 ottobre del 2013 nella sua casa negli Hamptons, poco fuori New York. Il potere della sua musica è rimasto intatto.

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