"Colpa d'Alfredo" di Vasco fa 40 anni, tra mito e critiche

Nei solchi di un disco che se non ha fatto la storia della musica italiana, ha cambiato sicuramente quella del suo autore: un certo Vasco Rossi da Zocca.
"Colpa d'Alfredo" di Vasco fa 40 anni, tra mito e critiche
Credits: Angelo Deligio

Tutto cambiò quando i tentativi di avvicinarsi quanto più possibile al prototipo del cantautore italiano - all'epoca tanto in voga - furono messi da parte, dopo due dischi, anche azzeccati, come "Ma cosa vuoi che sia una canzone" (quello di "La nostra relazione", "Silvia" e "Jenny è pazza") e "Non siamo mica gli americani" ("Albachiara", "Fegato, fegato spappolato"), il primo uscito nel 1978, il secondo nel 1979.

"Gaetano Curreri, che lì aveva suonato il pianoforte, se ne stava andando per fondare gli Stadio. Fece giusto in tempo a registrare la sua parte in 'Anima fragile': buona la prima. Quella fu l'ultima volta che suonò in un album di Vasco. Forse anche per questo 'Colpa d'Alfredo' diventò l'album della svolta rock", scherza la storica portavoce del rocker di Zocca, Tania Sachs, intervenendo alla conferenza stampa - virtuale - per la riedizione di "Colpa d'Alfredo" per il quarantennale. Fuori Gaetano Curreri, dentro Guido Elmi (scomparso nel 2017), produttore effettivo del disco (la produzione esecutiva fu invece curata dal britannico Alan Taylor, già al fianco di Rossi per "Ma cosa vuoi che sia una canzone" e "Non siamo mica gli americani"), bolognese - fissato con i Black Sabbath, gli Animals e i Led Zeppelin - che studiava percussioni con l'americano Karl Potter e che fu portato da Vasco dal chitarrista Maurizio Solieri, qui promosso a chitarra principale. E all'improvviso Vasco Rossi da Zocca, borgo di poco più di 4mila anime dell'Appennino modenese, si trasformò da cantore della provincia ad aspirante rockstar.

I formati e il corto di "Anima fragile"

"Colpa d'Alfredo" rivive, insieme a tutti i retroscena legati alla storia dell'album e alle sue lavorazioni, in una nuova ristampa. La prima uscì già nel 1981, un anno dopo la pubblicazione dell'album, l'ultima arrivò nei negozi due anni fa. Quella che arriverà sugli scaffali il 27 novembre rientra nella serie "R>Play", dedicata ai quartantesimi anniversari degli album in studio dell'autore di "Vita spericolata". Per l'occasione tutte le canzoni incluse nel disco sono state rimasterizzate 24bit/192KHZ, "la migliore definizione attualmente possibile", partendo dai nastri master analogici di studio tramite trattamento termico, restauro ed acquisizione in digitale. Tre i formati disponibili. C'è il

cd semplice, incluso in un booklet a mo' di libricino. C'è il vinile. E poi c'è il cofanetto deluxe da collezione, in edizione limitata e numerata, che include un libro cartonato di 128 pagine scritto dal giornalista Marco Mangiarotti - autore di diversi libri su Vasco, talvolta firmati insieme allo stesso rocker - con le testimonianze di Rossi e dei musicisti che parteciparono alla realizzazione di "Colpa d'Alfredo", oltre ad alcune foto, l'album originale in formato vinile da 180 grammi, il 45 giri "Non l'hai mica capito/Asilo 'Republic'", il cd in versione vinyl replica, la musicassetta, gadget e il cortometraggio d'animazione di "Anima fragile", con regia di Arturo Bertusi e disegni e scenografie di Rosanna Mezzanotte, scaricabile tramite un QR-Code (ma è già su YouTube).

Il fonico: "Suoni sporchi, diretti, tra Stones e Clash"

"Questo fu l'album della svolta rock di Vasco: parlano i suoni, a partire dalle batterie crude, quasi senza riverberi, soprattutto in 'Alibi' e in 'Colpa d'Alfredo'. E poi le chitarre di Maurizio Solieri, che diventano fondamentali: l'hard rock di 'Colpa d'Alfredo', il quasi punk di 'Asilo Republic' o 'Sensazioni forti'. C'è un mutamento sonoro notevolissimo, qui", racconta l'ingegnere del suono Maurizio Biancani, che ha curato il mastering di questa nuova ristampa.

Biancani curò le sonorità di "Ma cosa vuoi che sia una canzone" e di "Non siamo mica gli americani", salvo poi prendersi una pausa da Vasco proprio nel periodo di "Colpa d'Alfredo" e tornare a collaborare con lui nel successivo "Siamo solo noi". Nei crediti, per quanto riguarda il mastering, comparve il nome di .Arun Chakraverty, già al fianco di Lou Reed nel '72 per "Transformer", che in quel periodo lavorava come fonico agli Stone Castle Studios, gli studi costruiti nel castello di Carimate, a Como, frequentati anche da Dalla: "Ho lavorato su questo disco per la prima volta e l'ho fatto con grande entusiasmo. Mi sono ritrovato per le mani un disco che ha un impatto musicale importante: le tracce trasudano di suoni sporchi, diretti", aggiunge Biancani. D'altronde Vasco racconta che nel periodo in cui scrisse i brani di "Colpa d'Alfredo", dalle stesse "Non l'hai mica capito" e "Asilo 'Republic'" a "Tropico del cancro", quest'ultima, forse, ancora intrisa delle atmosfere cantautorali dei due dischi precedenti, passando per "Susanna", "Alibi" e "Sensazioni forti", ascoltava i Rolling Stones (nel 1980 erano già una solidissima realtà del rock mondiale) e studiava il movimento punk, dai Clash in giù: "Si lasciò ispirare da ciò che andava forte oltremanica - spiega ancora Maurizio Biancani - all'epoca in studio venne fatto un lavoro straordinario. Io ho cercato di concentrarmi proprio su quella grinta, sulle medio-alte. Il rock è una musica che non deve far addormentare l'ascoltatore, ma colpirlo in faccia come un cazzotto. All'epoca venne fatto un lavoro straordinario". Ascolteremo.

Il fotografo: "Gli ripetevo: 'Sai che somigli a Frank Sinatra?'"

Per la copertina di questa ristampa è stata scelta la foto che nella stampa originale del 1980 compariva invece sul retrocopertina, quella con la faccia di Vasco tumefatta, dopo una scazzottata. La scattò Mauro Balletti (negli anni ha ritratto Mina, Alice, Ornella Vanoni, Marcella Bella, Loredana Bertè, Mia Martini, Anna Oxa, e poi i Pooh, Garbo, Cocciante), che ricorda: "Fu un pomeriggio tranquillo, le idee vennero fuori in maniera spontanea.

Mentre scattavo continuavo a ripetere a Vasco: 'Ma lo sai che somigli tantissimo a Frank Sinatra?'. L'immagine è una di quelle che preferisco, tra tutte le foto che ho scattato nel corso della mia carriera. È proprio Vasco, una persona normale nella sua eccezionalità". "Colpa d'Alfredo", amatissima dai fan del rocker di Zocca, fu .scelta nel 2017 da Vasco per aprire Modena Park (il titolo dell'evento viene proprio da un verso del brano), il concertone da oltre 220mila spettatori per i suoi quarant'anni di carriera. L'ormai imperante politically correct oggi lo metterebbe seriamente nei guai per quell'"è andata a casa con il negro la troia", spesso criticato dai benpensanti: "Oggi, quando Vasco ci ripensa, dice: 'In fondo a me è andata bene. All'epoca la RCA censurava i suoi cantanti. Io, invece, incidevo per un'etichetta indipendente che mi lasciava carta bianca e non ascoltava nemmeno i miei pezzi", parla per lui la Sachs.

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Appuntamento al 2021 con la ristampa di "Siamo solo noi" e con il nuovo album di inediti, il primo in sette anni. Con l'augurio che queste celebrazioni inducano Rossi, dopo la svolta riflessiva dei singoli più recenti, da "Un mondo migliore" a "Se ti potessi dire", a riscoprire il sacro fuoco del rock.

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