Rolling Stones: la storia di "Mother's little helper"

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Rolling Stones: la storia di "Mother's little helper"

Nel lotto di brani scritti da Jagger e Richards durante i tour del gruppo ci sono un paio di melodie descritte da Richards come “semigypsy”: "Paint It Black" e "Mother’s Little Helper".

Quest’ultima viene registrata a dicembre del 1965 agli studi RCA e mostra come gli Stones abbiano imparato a curare con attenzione gli arrangiamenti. L’andamento del pezzo viene giudicato quasi “da vaudeville” da Richards, che decide quindi di aggiungere una frase solista suonata con la slide su una chitarra elettrica a 12 corde (“Un attrezzo mezzo squarciato, senza marca. Dio sa da dove fosse arrivata. O dove sia finita”). Il semplice riff di Richards è sufficiente a dare più mordente al pezzo, e si adatta bene al testo di Jagger, un quadretto di depressione domestica in cui una madre di famiglia ricorre alle pillole per resistere alla vita quotidiana. Jack Nitzsche contribuisce al brano con il Nitzsche-phone, che in realtà è una fantasiosa trovata di Oldham, come ha spiegato in seguito lo stesso manager: “L’ho inventato io nei crediti degli album degli Stones: era solo un normale piano (o forse un organo) microfonato in modo diverso dal solito. Era tutto parte della confezione creata intorno agli Stones. La gente credeva che esistesse. L’idea era: ‘Dio mio, hanno dovuto inventare nuovi strumenti per catturare i suoni nuovi che sentono nelle loro menti’”. .


La maggiore raffinatezza negli arrangiamenti si traduce però in maggiori difficoltà quando si tratta di suonare il pezzo dal vivo. Watts: “'Mother’s Little Helper' non è mai venuta bene, non siamo riusciti
a trovare il giusto amalgama, forse per colpa mia o perché Keith non voleva farla come dicevo io. Non ha mai funzionato”. Infatti dopo il 1966 non ricomparirà più nel repertorio dal vivo degli Stones, nonostante la sua popolarità.
Pubblicata su singolo negli Stati Uniti, 'Mother’s Little Helper' raggiunge il numero 8 in classifica. Esclusa dalla versione americana di "Aftermath", viene inserita nell’album del 1967 "Flowers", una raccolta di singoli e pezzi ancora inediti negli Stati Uniti. Nel 2002, in occasione della rimasterizzazione del vecchio catalogo del gruppo, si è scoperto che la canzone era stata fissata su nastro con un registratore che girava a una velocità leggermente maggiore di quella normale e quindi, riprodotta su un registratore alla velocità corretta, risultava più lenta in fase di masterizzazione. L’errore è stato eliminato nelle successive ristampe.

Paolo Giovanazzi

Il testo è tratto, per gentile concessione dell'autore e dell'editore, da "Il Libro Nero dei Rolling Stones", di Paolo Giovanazzi, pubblicato da Giunti, al quale rimandiamo per la storia di tutte le canzoni di tutti gli album dei Rolling Stones.


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