Il live all’epoca del Covid: in Spagna il silenzio dà voce alla disperazione

Ecco come, nel paese iberico, gli artisti hanno deciso di sensibilizzare il governo riguardo la situazione dell’industria della musica dal vivo
Il live all’epoca del Covid: in Spagna il silenzio dà voce alla disperazione

Si è tenuta alle 20 dello scorso mercoledì, 19 novembre, un’iniziativa della Acces, associazione di rappresentanza dei locali di musica dal vivo spagnoli, per sensibilizzare il governo di Madrid sulla difficilissima situazione che stanno attraversando i live club nazionali a causa delle misure restrittive imposte per arginare il contagio da Covid-19: sulla piattaforma elultimoconcierto.com sono stati trasmessi in diretta streaming simultanea, da 125 locali sparsi per tutto il paese, le esibizioni “mute” di altrettanti artisti, saliti in silenzio sui palchi dei locali aderenti all’operazione.

Gli addetti ai lavori rivendicano misure più robuste di sostegno al settore, come la riduzione dei costi fissi e aiuti finanziari a fondo perduto per affrontare la stagione 2021, che - in mancanza di provvedimenti specifici - potrebbe vedere molte realtà costrette a chiudere i battenti per sempre. Dallo scoppio dell’epidemia, lo scorso mese di marzo, in Spagna sono stati cancellati oltre 25mila spettacoli: secondo stime riferite dalla stampa specializzata locale la crisi generata dalle misure anti-contagio ha investito oltre 5000 lavoratori nel solo settore dei locali di musica dal vivo.

La gravità della situazione spagnola ricorda molto da vicino quella italiana: già alla fine dello scorso settembre il presidente di Assomusica Vincenzo Spera aveva ricordato come, a causa dell'emergenza sanitaria, “250.000 famiglie sono senza lavoro; il circuito ha perso 650 milioni di euro tra febbraio e settembre e oltre 1,5 miliardi di euro di indotto. Sono stati registrati cali di fatturato vicini al 100% rispetto all’anno scorso. Sono danni che per noi organizzatori, e per ogni singola persona coinvolta, non hanno precedenti. Gli spettacoli di musica dal vivo, e più in generale gli eventi culturali che, per loro stessa natura, sono costruiti attorno alla presenza di un ‘pubblico riunito’, sono stati i primi a chiudere e, come sta emergendo, gli ultimi a ripartire. Molte figure professionali, tra tecnici e light designer, stanno già scomparendo e non si vede all’orizzonte un momento preciso in cui si potrà ricominciare a lavorare. Di questo non si può non tener conto. Ne va della dignità di migliaia di persone, prima ancora che lavoratori”.

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