I livestream, finora: promossi, rimandati e bocciati

Per comodità li chiamiamo “concerti in streaming”, ma non vanno messi in competizione con quelli in presenza: sono una cosa diversa, alternativa. Una personale classifica di quelli che in questi mesi hanno funzionato meglio e peggio.
I livestream, finora: promossi, rimandati e bocciati

C’è una grande incomprensione sui live in streaming, di cui si discute molto in questo periodo, spesso con toni accesi. Molte persone - appassionati ma anche anche artisti e addetti ai lavori  -  si rifiutano di prenderli in considerazione, perché “i concerti sono un’altra cosa”.
Certo che è così: ma l’errore di fondo è mettere in contrapposizione i livestream a pagamento con gli show in presenza. Sono due cose diverse e l’uno non sostituirà mai l’altro: la prospettiva è falsata dal fatto che viviamo in un periodo eccezionale.
I concerti in streaming sono solo un modo diverso per fare e distribuire musica, una possibilità in più per artisti e pubblico. Possono essere fatti bene o male, piacere o non piacere, come uno può preferire il vinile al digitale. Ma in futuro saranno complementari alla presenza: se uno non può fare centinaia di chilometri per vedere uno show, o se è esaurito, potrebbe comprarsi lo streaming.
In questi mesi ne ho visti a decine: mi piacciono, mi interessa la sperimentazione di nuovi linguaggi (ho approfondito la questione qua, con un taglio più accademico). Qua semplicemente metto in fila quelli che secondo me hanno funzionato meglio, per musica e/o esperienza.
Non ho visto tutto - ovviamente: è una lista molto personale, e ho considerato i “livestream” (termine più appropriato di “concerti in streaming” secondo me) e solo quelli a pagamento. Niente dirette social, niente performance virtuali come quella di Travis Scott (bellissima e fondamentale per capire l’industria attuale, ma nulla a che vedere con il “live"). Ho considerato quelle produzioni pensate appositamente per questo "nuovo" formato. Che nuovo non è, perché in America i “couch tour”, il tour per i divani, si fanno con successo da anni.

Ecco le mie scelte personali che ho diviso, semplificando, in promossi, rimandati e bocciati.

Promossi

Laura Marling @ Union Chapel 
Uno dei primi e tuttora forse il migliore: uno show intimo, in una piccola e spettacolare location. Voce e chitarra, riprese coinvolgenti: non sarei mai riuscito a vederla in Italia e l’ho vista da vicino, seppure attraverso uno schermo. Un esperimento riuscito anche dal punto di vista industriale: diversi concerti per ogni fascia oraria, prezzo abbordabile, che ha generato 6000 biglietti in un locale che normalmente ne può contenere 900. Tra i soldi migliori che ho speso per la musica in questi mesi. Un approccio simile l’ha avuto Olafur Arnalds, artista di punta del festival Iceland Airwaves, che ha presentato il nuovo disco “Some kind of peace” con un set molto suggestivo e minimale, ma con ottime riprese (solo troppo breve: mezz’ora)

"Where do we go?” di Billie Eilish e la “Infinite disco” di Kylie Minogue
Due casi in cui si vede che i livestream non sono necessariamente concerti. Quello di Billie Eilish è stato in diretta, in parte dal vivo (voce, tastiere e batteria) in parte con basi, con la cantante immersa in schermi che creavano una sorta di realtà aumentata. Più un videoclip dal vivo che un concerto, con un livello di produzione altissimo non replicabile da altri artisti con meno mezzi. Costo elevato: 30 dollari (peccato non siano stati diffusi i numeri dei biglietti venduti).
Molto ben prodotto anche quello di Kylie Minogue, che ha creato una sorta di discoteca virtuale, un lungo videoclip-performance con performance coriste e ballerine - ancora meno dal vivo (non si vedeva la band), ma perfetto per presentare l’album appena uscito, "Disco".

Foo Fighters e Metallica
La dimostrazione che anche il rock può funzionare con questo formato. I Foos in diretta da un locale storico (il Roxy di Los Angeles) con un set elettrico e carico, con Grohl che faceva l’intrattenitore tra una canzone e l’altra: nessun imbarazzo, se non le inquadrature soggettive della lattina di birra dello sponsor a cui viene misurata la temperatura.
I Metallica, spettacolari: un set metà acustico e metà elettrico, con una scaletta ricca di nuove versioni. E soprattutto un muro video con i volti di chi aveva comprato un biglietto vip (da 95 dollari), con cui la band dialogava tra una canzone e l’altra: un bel modo di recuperare la presenza del pubblico. Il biglietto “normale” costava 15 dollari e li valeva tutti. Come nella maggior parte dei concerti in streaming, si poteva comprare anche il download dell’audio o il merchandising.

Fontaines D.C @ Brixton O2 Academy
Altro bel concerto rock, secco e diretto. Ma soprattutto dal punto di vista tecnologico, l'esperienza più bella, su piattaforma Melody VR, pensata per visori e tablet/smartphone con giroscopio. 5 inquadrature a 360° selezionabili dall'utente, che muovendosi con il visore o muovendo il device può cambiare il punto di vista, con un effetto immersivo davvero notevole. Due difetti: il passagio da una camera all'altra ha un lag di un secondo, che ferma l'esperienza (ma c'è un director's cut con montaggio in tempo reale). E soprattutto: il concerto si svolge in diretta, ma non lo si può rivedere dopo: un peccato, perché verrebbe voglia di rifare l'esperienza. A dicembre Liam Gallagher userà questa tecnologia.

Vinicio Capossela @  Barezzi Festival
La rassegna di Parma si è svolta completamente in digitale con tre headliner in diretta su due sere e diversi concerti “spalla” preregistrati. Gli headliner si esibivano nel Teatro Regio, con la platea vuota alle spalle, introdotti da un attore che interpretava Antonio Barezzi, il mecenate dell’arte a cui il festival deve il nome. Notevole lo show di Brunori SAS, in trio acustico, con un taglio da affabulatore. Meno efficaci invece i Marlene Kuntz che musicalmente erano carichi e in palla, ma hanno fatto più fatica a gestire l’assenza del pubblico e i tempi vuoti tra una canzone e l’altra. Spettacolare soprattutto  il concerto di Capossela, che invece ha trasformato il concerto in uno spettacolo teatrale: canzoni per piano e contrabbasso intervallate dal dialogo con Barezzi che faceva da spalla nel racconto, quello della storia del cantante. 

Jack Savoretti dal vivo a Portofino
Nel momento in cui i contagi erano bassi (primi di settembre), un esempio di quello che saranno i concerti "aumentati": qualche centinaia di spettatori nella piazzetta di Portofino e oltre 4000 in streaming a pagamento tra Italia e Inghilterra. Esperimento riuscito.

Rimandati

Venerus @ Museo della scienza
Il primo esempio in Italia nel periodo della pandemia, addirittura a maggio - e per questo andrebbe tra i promossi. Ma appunto un esperimento non del tutto riuscito: biglietto a prezzo politico (5€) che normalmente non ripagherebbe le spese di produzione; un artista bravo ma ancora troppo "emergente" per attirare pubblico numeroso e la location, il Museo della Scienza a Milano, non abbastanza valorizzato dalle riprese, molto scure. 

Negramaro - “Entra in contatto” 

Non un concerto a pagamento ma uno showcase in diretta per chi comprava il disco, una sorta di bonus al posto del tradizionale firmacopie. Scenografia spettacolare, curata da Giò Forma (studio che ha lavorato ad alcuni dei maggiori tour italiani): un cubo le cui le pareti erano i volti dei fan.
Due difetti: troppo breve (poco più di mezz’ora); e, nonostante sia stato presentato come “l’evento italiano live dell’anno” (da comunicato stampa), non era completamente dal vivo: si percepiva chiaramente l’uso di basi e voci pre-registrate.

Lucinda Williams - Lu’s Jukebox
Una serie di show in streaming a pagamento dalla qualità musicale altissima, in cui la cantautrice interpreta repertori altrui: una puntata dedicata a Tom Petty, una dedicata a Bob Dylan, e così via. Ma 20 dollari (25 per se si vuole l'audio, più commissione, come nei concerti reali) sono tanti per un’ora di musica in questo formato, soprattutto se un fan volesse seguire tutte le puntate. I video sono preregistrati e troppo montati per un rock show: si perde un po’ dell’effetto spontaneità.

Roisin Murphy dal vivo su Mixcloud
Uno strano ibrido: lo scorso weekend ha presentato il nuovo album "Róisín Machine" dal vivo, ma la location era un capannone molto vuoto e poco scenografico, con lei che usciva da un montacarichi e passava tra gli scaffali e poi cantava di fronte ad un singolo schermo con la band. L’effetto era straniante, e il vuoto dell’assenza del pubblico si percepiva eccome. Durante lo stream per l'Europa, inoltre, c'è stato un black out di oltre 10 minuti che ha costretto ad una replica.

Mika - “I love Beirut”
Un concerto di beneficenza per la sua terra di origine, in un piccolissimo teatro e con ospiti (da remoto) come Kylie Minogue. Bellissimo, peccato che neanche un mese dopo sia stato trasmesso in TV. Certo, l’obbiettivo era continuare la raccolta fondi (oltre un milione di euro: bravo). Ma immagino che chi aveva comprato il biglietto pensando fosse un’esclusiva streaming non sarà stato contento…

Pearl Jam, Live@Seattle e Live@Philadelphia
In passato ne ho parlato bene e me li sono goduti: due concerti speciali, uno a Seattle nel 2018 e uno a Philadelphia del 2016 con l’esecuzione integrale di “Ten”. Qualità musicale pazzesca, ottime riprese (soprattutto il secondo, mentre il primo era penalizzato da una prima metà in bianco e nero). Ma erano concerti storici, non in diretta o eseguiti appositamente. Insomma, più webcast d'archivio che livestream: i Pearl Jam potevano impegnarsi un po’ di più.

Bocciati

Heroes @ Arena di Verona
Più che un concerto, uno show musicale sul modello televisivo, ma in streaming: una via di mezzo tra il concerto del 1° maggio e il Festivalbar, con un cast tra rock e rap. Artisti con 1 o 2 canzoni a testa, molti voce su base o addirittura in playback come in TV (e alcuni non hanno voluto partecipare per questo). Al "live" si alternavano frammenti da uno studio e filmati con attori e personalità che parlavano di sostenibilità, non di lavoratori dello spettacolo (che erano l’obbiettivo della meritoria raccolta fondi). 
Il risultato: 9600 biglietti venduti direttamente a singoli spettatori da casa a 10 euro (a cui se ne aggiungono altri 25mila in pacchetti per aziende e circa 3500 spettatori in presenza di cui 1.389 omaggi a operatori sanitari).

Se il livestream musicale avrà un futuro - e lo avrà - non sarà quello di trasporre in streaming mega-eventi che funzionano già e meglio per altri media e che, alla fine, non sono concerti.

Nick Cave - “Idiot prayer”
Il cantautore musicale in solitaria all’Alexandra Palace, che rilegge le sue canzoni per piano e voce. Musicalmente bellissimo: è stata la colonna sonora del lockdown (oggi esce l'audio), le riprese altrettanto coinvolgenti. Ma l’esperienza in streaming è stata fallimentare: presentato come una "live experience, senza possibilità di pausa, rewind o fast forward"; alla fine, invece, era un semplice video player embeddato in una pagina, perché la piattaforma prevista originariamente è andata in crash durante il primo stream, quello per l’Australia. Uno stupendo film-concerto, ma non un livestream.

Sam Smith - “Live At Abbey Road Studios”

Parlando di flop tecnologici, il più grande è stato quello del cantante inglese, che ha presentato “Love goes” con una performance a pagamento dai leggendari studi londinesi il 30 ottobre. La piattaforma usata è la stessa con cui gli U2, il giorno prima, hanno presentato la ristampa di “All that you cant leave behind” con un’intervista in diretta a Edge e Adam Clayton un concerto in streaming del 2001. Il concerto di Sam Smith era a pagamento e prevedeva un accesso con password e login.
Il sistema si è impallato, per molti è stato impossibile accedere e i social si sono riempiti di fan che non riuscivano a vedere ciò per cui avevano pagato: la versione digitale di rimanere fuori da un locale pur avendo pagato il biglietto. Poi lo si è potuto vedere in differita, ma si è persa la possibilità di interagire con gli altri fan.

Così come nei concerti una buona parte dell’esperienza è derivata dal locale, nei livestream l’interfaccia e la piattaforma sono fondamentali. Alla fine i livestream sono un altro modo per consumare musica, ma anche il digitale è reale: lo spettatore vuole solo essere messo nelle migliori condizioni per ascoltare gli artisti. 

Dall'archivio di Rockol - Live @ Lucca Summer Festival
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale
20 mag
Scopri tutte le date

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.