La 'cattiva medicina' dei Bon Jovi

Serviva una grande canzone per rimanere sul tetto del mondo, allora Jon Bon Jovi e Richie Sambora la scrissero.
La 'cattiva medicina' dei Bon Jovi

Cortesemente, provate a salire su una immaginaria macchina del tempo e fate un salto all'indietro fino al 1982, sì proprio l'anno in cui la nazionale italiana trionfò ai mondiali spagnoli di calcio. Un giovane Jon Bon Jovi sogna di diventare una rockstar e ha per le mani una canzone della sua band, i Bon Jovi, che pensa possa essere buona. Brigando a destra e a manca, trova il modo di fare sì che "Runaway", questo il titolo del brano, riesca ad essere trasmessa almeno un poco nelle radio del New Jersey e della vicina New York. E' la spinta che muove la ruota. Una etichetta discografica li mette sotto contratto e nel 1984 viene pubblicato il primo album, "Bon Jovi". L'anno successivo esce il secondo, "7800 Fahrenheit". Due dischi che riescono a raggiungere, più o meno, il quarantesimo posto della classifica di vendita statunitense. Neppure male per dei giovani rocker.

Poi arriva il 1986, è l'anno dei Bon Jovi, l'anno con la A maiuscola. Ad agosto viene pubblicato il terzo album della formazione del New Jersey che sale fino alla posizione numero uno nelle classifiche di mezzo mondo e li manda a giocare nel campionato dei grandi. Le canzoni di "Slippery When Wet" sono irresistibili: "You Give Love a Bad Name", "Livin' on a Prayer", "Wanted Dead or Alive", "Never Say Goodbye". Il tour a supporto del disco, lungo sedici mesi, fu un grande successo.

Dopo il tour i ragazzi erano a pezzi così si presero una vacanza. Quattro settimane per ricaricare le batterie. Trascorso questo periodo Jon Bon Jovi e il chitarrista Richie Sambora si rimisero a testa bassa a lavorare e a scrivere le canzoni per l'album successivo. Come ha ricordato in una intervista per Classic Rock il frontman del gruppo: "Abbiamo fatto il demo del primo lotto di canzoni, diciassette in tutto e abbiamo iniziato davvero a sentire la pressione perché non avevamo una canzone fantastica. Sono andato nel panico, ad essere onesti. Volevo riprovarci. Non per ragioni economiche, era stata una sensazione incredibile aver fatto quello che avevamo fatto. (...) Vagavo per la casa urlando: 'Devo pagare per questo posto. Dobbiamo scrivere delle canzoni fottutamente forti!'". Sarebbe stato molto semplice per loro registrare le prime dieci canzoni scritte, ma Sambora non voleva ripetersi: "L'ultima cosa che volevamo fare era pubblicare 'Slippery' parte 2". Alla fine delle fatiche scrissero 34 nuove canzoni e quindi pensarono di pubblicare un doppio album, ma la loro etichetta discografica si oppose fermamente.

Trentaquattro canzoni sono davvero molte, andava fatta una cernita, scegliere le migliori da inserire nel disco. Come già successo con "Slippery When Wet", la band pensò di chiedere consiglio ai fan. Domandarono al loro produttore di convocare le sue babysitter e che invitassero tutti i loro amici in studio per ascoltare le demo dei brani. Questo il ricordo di Bon Jovi di quella seduta: "Hanno ascoltato tutto, avevamo dato a tutti un pezzo di carta e una penna e gli abbiamo detto di scrivere quello che pensavano e di numerarlo. E lo fecero. Funziona davvero bene. Alla fine sono loro quelli che devono apprezzare il disco".

La canzone più apprezzata dal gruppo di ascolto fu "Born to Be My Baby", ma furono gradite anche "Wild is the Wind" e "Stick to Your Guns". Di quella sessione disse ancora il rocker del New Jersey: "Quando chiesi ai ragazzi di entrare ad ascoltarla, (la canzone "Wild Is the Wind") fu la terza canzone in ordine di gradimento. Io non ne provo una grande attrazione. Mi piace ma non la amo."

Nel settembre del 1988 venne pubblicato il primo singolo dell'album, "Bad Medicine". Il brano scalò la classifica di vendita e raggiunse la prima posizione il 19 novembre. Richie Sambora, nel 1994, spiegò, ai taccuini di Metal Hammer, come nacque il titolo della canzone: "Fu una situazione divertente, perché quel ritornello venne essenzialmente scritto mentre stavamo girando una pubblicità per i nastri Fuji in Giappone, in piedi nell'acqua fino alle ginocchia! A quel tempo stavo vivendo una relazione difficile e instabile, all'improvviso mi è venuto in mente il titolo: "Bad Medicine". Sono andato da Jon, sul set, tra una ripresa e l'altra, gliel'ho detto e lui mi rispose: 'Yeah, la faremo davvero bene'. L'abbiamo scritta e riscritta e riscritta ancora, fino a che non fu davvero, davvero molto buona".

Inizialmente l'album si sarebbe dovuto intitolare "Sons of Beaches" e la copertina avrebbe dovuto ritrarre la costa del New Jersey con un'immagine che avrebbe preso a modello quella di "Sgt Pepper's Lonely Hearts Club Band" dei Beatles. Poi i Bon Jovi cambiarono idea e chiamarono il disco con il nome del loro stato di origine, "New Jersey". “Non è necessariamente il posto 'New Jersey'”, ha spiegato Bon Jovi. “È la stessa cosa che immagino possa essere Sheffield, o Liverpool, o Pittsburgh o Cleveland qui negli Stati Uniti, un punto di riferimento. È il posto da cui vieni, è un atteggiamento che porti con te". Il gruppo scelse scientemente di non essere immortalato nella copertina del disco per non fare sì che fosse privilegiato il look, specialmente i capelli, rispetto al contenuto, rispetto alla musica. Jon Bon Jovi commentò così quella scelta: "Non credo che dobbiamo dipendere dalla immagine della band. Preferisco essere conosciuto perché abbiamo scritto grandi canzoni." Sambora è allineato sulla medesima linea: "Lascia parlare la musica. I video e le riviste... sovraespongono già abbastanza".

Il tour mondiale dei Bon Jovi a supporto dell'album, il 'New Jersey Syndicate', ebbe una durata di 16 mesi, partì il giorno di Halloween dall'RDS Simmonscourt di Dublino (Irlanda) per concludersi, oltre duecento concerti più tardi, il 17 febbraio 1990 a Guadalajara, in Messico. In una intervista rilasciata prima della partenza del tour, nel 1988, Richie Sambora sancì: “La nostra casa è il palco. Penso che continueremo ad essere dei cowboy finché vivremo".

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