"Father and Son" di Cat Stevens compie cinquant'anni

Il 23 novembre del 1970 veniva pubblicato il classico del musicista inglese.
"Father and Son" di Cat Stevens compie cinquant'anni

Quando - il 23 novembre del 1970 - Cat Stevens pubblica il suo quarto album "Tea for the Tillerman" ha solo 22 anni e non è ancora una superstar internazionale, ma la sua carriera sta per cambiare.

Nonostante il buon successo di vendite in Gran Bretagna dei singoli "I Love My Dog", "Matthew and Son" e "I'm Gonna Get Me A Gun" il cantante è sotto stress e non gradisce il trattamento marcatamente "pop" che la casa discografica impone alla sua musica. I primi due album sono stati accolti in modo tiepido dalla critica e solo con il passaggio alla Island Records di Chris Blackwell le cose iniziano a girare per il verso giusto: il singolo "Lady D'Arbanville" entra nella Top 10 inglese e raggiunge la vetta della classifica francese, ma l'album "Mona Bone Jakon" uscito all'inizio del 1970 non sfonda nelle vendite.

C'è però una canzone che il cantautore ha ancora nel cassetto, il brano che qualche mese prima aveva convinto Blackwell a puntare su di lui e a metterlo sotto contratto per la sua etichetta. Si intitola "Father and Son" e Stevens l'ha scritta nel 1969 per un musical al quale sta lavorando, ambientato durante la Rivoluzione Russa. Nel brano un giovane ragazzo vuole unirsi ai rivoluzionari, mentre il padre conservatore cerca di dissuaderlo. Il progetto del musical "Revorussia" naufraga miseramente, anche a causa delle precarie condizioni di salute del cantautore che viene ricoverato per polmonite. La canzone però rimane e durante il lungo periodo di convalescenza viene trasformata in un capolavoro sui conflitti generazionali, con toni più ampi e universali.

Nonostante non abbia un vero ritornello e nonostante non sia mai stata pubblicata come 45 giri né per il mercato USA né per quello britannico, "Father and Son" è diventata la canzone simbolo nella carriera del cantautore inglese (anche se su Spotify la sua hit più riprodotta è attualmente "Wild World", che è anche la sua canzone più "coverizzata").

Oltre che nel testo, il fascino di "Father and Son" è certamente nel canto di Stevens capace di evidenziare il divario generazionale utilizzando due registri vocali differenti, più basso quando a parlare è il padre e un'ottava sopra quando il figlio risponde. Ma anche il chitarrista Alun Davis contribuisce alla magia del brano con il coro nel quale ripete i versi "No" e "Go and make the decision".

Nel 2014 il cantautore è ospite della prima serata della sessantaquattresima edizione del Festival di Sanremo, condotto da Fabio Fazio. La sua esibizione sul palco dell'Ariston si chiude con una versione chitarra e voce di "Father & Son".

Nel settembre del 2020 il cantautore ha pubblicato una nuova versione della canzone per l'album "Tea for the Tillerman 2" che celebra i cinquanta anni del disco, accompagnata da un originale video animato diretto da Chris Hopwell.

La prima cover di "Father and Son" in ordine cronologico, arriva ad un anno di distanza dall'originale. Richie Havens inserisce la sua personale rilettura del brano nell'album "The Great Blind Degree", che però ottiene poco successo commerciale.

In due occasioni "Father and Aon" ha sfiorato la vetta della classifica dei singoli in Gran Bretagna. Nel 1995 grazie alla cover cantata dai Boyzone, capace di vendere oltre 800 mila copie e di raggiungere la prima posizione nella classifica irlandese.

Ronan Keating, leader dei Boyzone, interpreta nuovamente il brano nel 2004, questa volta insieme allo stesso autore, che nel frattempo ha scelto di farsi chiamare Yusuf Islam. Anche in questo caso il brano si fermerà alla seconda posizione nella classifica britannica e i proventi verranno devoluti al Band Aid Trust.

Tra le cover migliori va segnalata la versione cantata da Johnny Cash con Fiona Apple, inclusa nel cofanetto "Unearthed" uscito postumo nel 2003, pochi mesi dopo la morte del cantante.

Esistono due traduzioni italiane del brano. La prima risale al 1972 ed è intitolata "Figlio mio, Padre mio": è stata cantata da Ron (che all'epoca si fa chiamare ancora Rosalino, vero nome del cantante) e il testo è opera di Gianfranco Baldazzi e Sergio Bardotti. Nel 1996 il brano viene ripreso anche da Gino Paoli che firma il testo di "Padre e figlio" e inserisce la canzone nell'album "Appropriazione indebita".

A cura di Maurilio Giordana (titolare del blog “MyWay”)

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