Parlano i boss della discografia: Alboni (Warner), Massara (Universal), Rosi (Sony)

In un panel intitolato  "Resilienza e flessibilità: l'industria discografica italiana tra disruption digitale e nuovi scenari di mercato"
Parlano i boss della discografia: Alboni (Warner), Massara (Universal), Rosi (Sony)

Al panel che si è tenuto questa mattina, moderato da Enzo Mazza (CEO della FIMI), hanno partecipato i presidenti delle tre major - in ordine alfabetico Marco Alboni (Chairman & CEO, Warner Music Italy), Alessandro Massara (Presidente, Universal Music Italy) e Andrea Rosi (President & Chief Executive Officer, Sony Music Italy).
Ecco la sintesi dei loro interventi, nella sequenza cronologica.


Alessandro Massara:

La trasformazione della nostra azienda ha richiesto parecchi anni. Come settore, la discografia è stata pioniera, abbracciando le nuove tecnologie e avendo la fortuna/sfortuna di essere arrivati dopo altri paesi, potendo così rifarci a quello che era già accaduto all'estero, prima di tutto in Svezia. Trasformazione aziendale e ricerca artistica sono andati di pari passo, in Universal, con le inevitabili resistenze e difficoltà iniziali. In questo periodo di Covid la tecnologia ci ha aiutato molto permettendoci di continuare a lavorare da remoto; abbiamo fornito a tutta la nostra popolazione aziendale dei mezzi tecnici per farlo. La socialità ci manca, certo. Ce la siamo cavata, finora? Sì. Fra mille difficoltà abbiamo continuato a produrre e pubblicare dischi. Naturalmente spero che si potrà tornare presto alla normalità, anche se abbiamo imparato che alcune funzioni possono essere svolte anche da casa.

Marco Alboni:

A partire dalla fine degli anni Novanta c'è stato un radicale cambiamento, una cesura tecnologica. Al nostro settore, come diceva Massara, hanno poi guardato altri. Ogni volta che c'è un cambiamento, secondo me, se si ha curiosità e capacità di adattamento si va verso un miglioramento. Certo c'è bisogno di fare un grande sforzo di immaginazione per capire come non rinunciare all'esperienza abbracciando la novità. Abbiamo introdotto ruoli nuovi che prima non esistevano; e in questi ultimi anni molti di questi ruoli hanno acquisito un'importanza che prima non avevano. La  competizione nella ricerca artistica è fortissima, e richiede un continuo adeguamento della mentalità. La pandemia ci ha portati a ripensare alcune forme di confronto e di operatività, ed è difficile immaginare che si possa tornare completamente alle modalità pre-Covid. Già prima del Covid, già lo scorso ottobre, avevo pensato a prevedere dei periodi di lavoro da remoto. Pensiamo di rimodulare alcuni spazi dei nostri uffici in funzione di altre destinazioni operative, in particolare la produzione di contenuti.


Andrea Rosi:

Il nostro percorso è simile a quello delle altre aziende. Ovviamente il DNA delle singole aziende è diverso, e influenza l'evoluzione e la velocità con cui ci siamo adeguati al periodo Covid. Soprattutto, per quanto ci riguarda, abbiamo ragionato anche sul nostro cast artistico - più che raddoppiato rispetto al passato -, sulla ricerca, sul profilo delle persone che lavorano con noi, sugli spazi fisici, e stiamo guardando, dal punto di vista del personale, a figure giovani, più pronte all'uso della tecnologia. E' un momento complesso ma stimolante e interessante. Per quanto riguarda la presenza in ufficio, siamo adesso - dopo un rientro parziale preestivo - al 100% di smart working. Non credo possa diventare una condizione definitiva, ma sicuramente ci è sta servendo da lezione.  


Alessandro Massara:

La mia azienda, la Universal, è focalizzata sul front line: si sforza di firmare nuovi artisti in concorrenza con le altre aziende discografiche. Se lo può permettere anche perché possiede un catalogo gigantesco, sia italiano sia internazionale, che genera redditi. Ma quello che oggi è front line diventerà catalogo domani, ed è per questo che non possiamo stare seduti su un patrimonio già esistente, ma dobbiamo cercare di fare in modo che in futuro questo catalogo sia ancora più ampio e produttivo. Nello streaming, però, si parla di catalogo in riferimento agli ultimi vent'anni, non certo al secolo scorso. Poi ci sono eccezioni, tipo il rilancio del repertorio dei Queen indotto dal successo del film "Bohemian Rhapsody", che ha sollecitato l'interesse di un pubblico più giovane rispetto a quello che ascoltava i Queen anni fa.


Marco Alboni:

Le collaborazioni fra artisti di diverse nazioni ci sono sempre state; prima si chiamavano duetti, adesso si chiamano featuring. La tecnologia ha aiutato la moltiplicazione delle collaborazioni internazionali. Prima succedeva episodicamente, adesso più frequentemente, e all'Italia si guarda con più interesse, oggi, rispetto a qualche anno fa. E qusto migliora la possibilità di attenzione sulla musica italiana da parte del pubblico del resto del mondo. Con l'estero lavoriamo sempre di più, e ci sono progetti italiani che trovano spazio in Europa e anche fuori. Bisogna cominciare a pensare in termini di team globali, e già lo stiamo facendo.


Andrea Rosi:

Sony è già molto presente nel gaming. E' un settore al quale anche la discografia guarda attentamente, per ovvie ragioni di marketing. Il pubblico degli utenti dei giochi elettronici non ascolta la radio e non guarda la TV; noi dobbiamo raggiungerlo. Il caso Travis Scott su Fortnite è emblematico. Ma anche il podcast è un settore al quale stiamo guardando attivamente, e nel quale siamo già operativi. Stiamo investendo molto, in denaro e risorse, su nuovi mezzi di fruizione della musica.


 

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