Usa, V2 contro il sito musicale Hit: 'Parlano male di chi non fa pubblicità'

Usa, V2 contro il sito musicale Hit: 'Parlano male di chi non fa pubblicità'
E’ guerra aperta tra il presidente americano della V2 Records Andy Gershon e la testata di informazione musicale Hits Magazine, titolare del sito HITS Daylydouble.com spesso citato sulle pagine di Rockol. Il quotidiano on-line, spesso pungente nei suoi giudizi, non ha risparmiato critiche all’etichetta di Richard Branson in occasione della pubblicazione americana del nuovo album dei White Stripes “Get behind me Satan”, sostenendo ironicamente che la società dovrebbe essere ribattezzata V ½, tenendo conto dello staff ormai ridotto ai minimi termini e del suo presunto malfunzionamento. La risposta di Gershon non si è fatta attendere: in una mail indirizzata al direttore della testata Lenny Beer e diffusa per conoscenza ad un gran numero di colleghi e giornalisti, il capo della V2 ha sostenuto che gli attacchi della testata giornalistica sono diretta conseguenza della sua decisione di interrompere gli investimenti pubblicitari e il ricorso ai servizi a pagamento del sito e del bollettino cartaceo gestiti da Hits (che ha patito pesantemente la crisi della discografia, riducendo drasticamente il suo staff, da 110 a 20 addetti, e il giro d’affari di un’impresa editoriale che a fine anni ’90 valeva 10 milioni di dollari all’anno). “Stroncate quelli che non vi pagano, tutto qui”, sostiene Gershon. “Quando vi compravamo la pubblicità eravate gentili e scrivevate cose carine su di noi…”. “In fin dei conti”, rincara il manager della V2 rivolgendosi all’editore di Hits, “non sei altro che un imbroglione a doppia faccia… Hai sempre giocato sulle insicurezze di chi dirige l’industria discografica ed è arrivato il momento di finirla”. Alle pesanti accuse Beer non ha replicato in prima persona, facendo rispondere un membro del suo staff che le ha liquidate come del tutto infondate.
Il dibattito ha successivamente coinvolto altri discografici, alcuni dei quali felici di poter ribattere alle frecciate di un sito a volte scomodo e politicamente scorretto come Hits (tra i difensori ad oltranza spicca invece David Munns della EMI), e altri protagonisti della stampa musicale: Tamara Conniff di Billboard, per esempio, ha tenuto a sottolineare come sul suo giornale i contenuti editoriali siano indipendenti e non influenzati dall’andamento delle inserzioni pubblicitarie. Diatriba vecchia, protagonisti nuovi. Chi ha ragione?
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