È arrivato il momento di parlare di Ceri

Il suo nome non lo si trova ovunque: ma quando c'è, vuol dire che il disco che state per ascoltare merita.
È arrivato il momento di parlare di Ceri

Mette mano a pochissimi dischi, tutti molto selezionati. Il suo nome non lo si trova ovunque: ma quando c'è, vuol dire che il disco che state per ascoltare merita. "La sfida più grande è non restare rinchiusi in determinati schermi. È inevitabile che le novità poi diventino cliché: l'importante è continuare a fare musica con libertà e voglia di divertirsi, uscendo sempre fuori dalle zone di comfort", dice lui.

Stefano Ceri - per gli amici semplicemente Ceri - produttore trentino classe 1990 è in giro da anni. Cominciò a farsi conoscere dai seguaci della scena hip hop underground italiana all'inizio degli Anni Duemiladieci, insieme ai Rap'n'Bass, gruppo composto insieme a rapper dell'asse Trento-Brescia come AresAdami, Santiago e FreezeFred, poi collaborando con i Fratelli Quintale, il gruppo di cui faceva parte Francesco Servidei prima che diventasse Frah Quintale.

Fu Coez, però, a fargli capire che quella passione per i suoni poteva diventare un vero e proprio lavoro: "Avevo 24 anni quando il nostro manager (Tommaso Fobetti, fondatore di Undamento, l'etichetta indipendente per la quale Coez nel ha pubblicato il best seller "Faccio un casino" e che negli ultimi anni ha lanciato proposte come Dola, Dutch Nazari e lo stesso Frah Quintale), in comune, ci fece conoscere. Coez veniva da 'Non erano fiori', prodotto da Riccardo Sinigallia, e stava lavorando ai pezzi che avrebbero fatto parte del disco successivo. Nessuno dei due aveva aspettative. Iniziammo registrando demo in camera mia, a Trento, con gli strumenti che utilizzavo ai tempi delle superiori". Si trovarono. Quel sodalizio portò alla nascita di canzoni come "Jet", "Costole rotte", "Le parole più grandi", raccolte nell'album "Niente che non va" del 2015, oggi immancabili nelle scalette dei concerti del cantautorapper romano: "Grazie a Silvano (è il vero nome di Coez) ho imparato a fare un disco".

Negli anni Ceri ha affinato il suo stile lavorando gomito a gomito con protagonisti del nuovo cantautorato indie e rap italiano, da Frah Quintale a Franco126, ritagliandosi di tanto in tanto lo spazio per dedicarsi ai suoi progetti da solista (come l'Ep "Solo", uscito nel 2019). Nei suoni di "Stanza singola", l'album d'esordio da solista di Franco126 dopo la fine del sodalizio con Carl Brave, uscito all'inizio del 2019, c'è il suo zampino: "Mi piace lavorare con chi è molto ambizioso e Franco sicuramente lo è". Insieme hanno inciso anche il singolo "Happy sad", appena uscito, una curiosa ed esplicita riscrittura di "Attenti al lupo" di Dalla. Per farlo, hanno dovuto chiedere l'autorizzazione a Ron, che del brano fu l'autore: "Ci ha risposto subito e si è detto affascinato da questa operazione. Gli è piaciuta: l'ha trovata fresca ed originale". Ma come è nata? "Avevo scritto un beat che si sposava perfettamente con la melodia di 'Attenti al lupo'. Così ho chiamato Franco, che a quel mondo deve molto: 'Sei la persona perfetta per cantare questo pezzo'".

In queste settimane Ceri sta lavorando con Frah Quintale al suo nuovo album, dopo "Regardez moi" e "Banzai (Lato blu)", e contemporaneamente prepara un progetto tutto suo: "Sono contento delle esperienze di questi anni, ma non mi fermo e continuo a lavorare sodo".

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