A Manlio Sgalambro, "il filosofo di Battiato", nel giorno del suo compleanno

Non sapevate che è stato (anche) cantante? Ascoltatelo...
A Manlio Sgalambro, "il filosofo di Battiato", nel giorno del suo compleanno

Manlio Sgalambro era nato a Lentini, in Sicilia, il 9 dicembre del 1924: avrebbe compiuto oggi 97 anni, se non fosse scomparso il 6 marzo 2014.

Filosofo e scrittore, la sua notorietà negli ambienti extra-accademici è dovuta alla collaborazione autorale con Franco Battiato, iniziata nel 1995 e conclusasi nel 2012, per le canzoni del quale ha scritto numerosi testi, la maggior parte dei quali cantati da Battiato e pubblicati nei suoi album; ma ha firmato canzoni anche per le voci di Patty Pravo ("Emma Bovary", 2008), dei Lilies on Mars ("Maori legend", 2008), Fiorella Mannoia ("Il movimento del dare", 2008), Carmen COnsoli ("Marie ti amiamo", 2009), Milva ("Non conosco nessun Patrizio!", 2010), Adriano Celentano ("Facciamo finta che sia vero", 2011), Alice ("Samsara", 2012).
E qualche volta ha anche cantato; non solo nei dischi di Battiato, ma anche con le Mab, in "La canzone della galassia", 2009, cover di "The meaning of life", una canzone della colonna sonora del film dei Monty Python "The meaning of life".


 
Qualche anno prima, nel 2001, aveva persino pubblicato in proprio un intero album, "Fun club", prodotto da Battiato e Saro Cosentino.
L'avevo recensito all'epoca, e vi ripropongo qui di seguito quello che ne avevo scritto:


Ho scientemente aspettato un po’ prima di scrivere di questo disco, perché – dopo averlo ascoltato con (quasi renitente) divertimento nei primi giorni dopo l’uscita, avevo messo da parte il CD ripromettendomi di rimetterlo nel lettore a mente fredda e lontano da ogni pur garbata pressione promozionale.
Beh, riascoltato dopo qualche settimana “Fun club” mi ha confermato quasi punto per punto le stesse impressioni del primo incontro.

Prima di tutto: pur essendo un divertissement, evidentemente un gioco scherzoso, è un divertissement colto e raffinato, fino allo snobismo. Perché può essere solo ultrasnobistico il progetto di affidare a un anziano signore piuttosto sfiatato e nemmeno troppo intonato il compito di registrare le cover di un mazzetto di canzoni da ballo scritte il secolo scorso (con un’eccezione di cui diremo); .

e può essere solo frutto di raffinatissima malignità l’intento di convincere una casa discografica – coi mala tempora che currunt, dal punto di vista del mercato – a pubblicare un disco clamorosamente fuori mercato, evidentemente impossibilitato ad ottenere significativi risultati di vendita (a proposito, mi piacerebbe sapere quante copie sono uscite dai negozi di “Fun club”...).
Comunque: questo signor filosofo anziano e sfiatato, che non ha nemmeno troppa familiarità con le lingue (eppure canta canzoni americane e francesi nella lingua in cui sono state scritte) ha affrontato l’impegno, o lo scherzo, se preferite, con grande serietà.

E circondato da signori musicisti (fra i quali Carlo Guaitoli e Michele Fedrigotti al pianoforte, Lele Melotti alla batteria, Greg Cohen al basso, Chicco Gussoni alla chitarra; ma voglio citare anche le vocaliste Mary Montesano e Vera Quarleri, che rifanno deliziosamente il Duo Fasano), assecondato dall’Orchestra del Teatro Massimo di Palermo e spalleggiato dai suoi complici Franco Battiato e Saro Cosentino, ha cantato – oddìo, “cantato” è una parola grossa: diciamo che ha declamato con una sorta di recitarcantando – tredici brani piuttosto noti, alcuni anche celebri. Li ha rifatti come se stesse cantando facendosi la barba, oppure passeggiando lungo un viale in primavera, oppure intrattenendo gli altri ospiti di un ricovero per anziani nel corso di una serata di Capodanno.


Risultato? Come dicevo, straniante ma anche, a tratti, molto divertente.

Le basi musicali sono strepitose (chissà come mai la Columbia non ha pensato di pubblicarle a parte, per gli appassionati di ballo in coppia), eleganti, mai invadenti. Le canzoni sono (quasi) tutte assai belle, né potrebbe essere diversamente visti gli autori (Giovannino D’Anzi, Garinei-Giovannini-Kramer, Hal David & John Barry, Irving Berlin, Henry Mancini, Burt Bacharach.); alcune sono piuttosto adatte anche a una interpretazione non professionale (“Non dimenticar le mie parole”, “Camminando sotto la pioggia”, “Cheek to cheek”) e danno risultati di ascolto più che piacevoli. Certo, “Moon river” è qui imbarazzante, “Ciao Pussycat” – con la sua strofa dalla melodia sinuosa – è assolutamente fuori dalla portata vocale di Sgalambro, .


“As time goes by” e “We have all the time in the world” non riescono a conservare la suggestione della versione originaria. Ma, come dicevo, l’album nel suo complesso è assolutamente apprezzabile, purché sia ascoltato con l’attitudine corretta.
In questo quadro, due dettagli stonati: la pretenziosa recitazione poetica sulle note di “Bachianas brasileira” di Villa Lobos che chiude l’album, e – del tutto incoerente con il resto del disco – la riproposta di “Me gustas tu” di Manu Chao (appunto, l’unica canzone di questo secolo): già trovavo irritante e tremendamente sopravvalutata la versione originaria, risentirla in questa versione mi disturba anche di più, perché è forse qui che il gioco della provocazione si fa troppo trasparente e non più condivisibile.

Tant’è: se l’album si intitola “Fun club”, ci sarà una ragione. E allora, suppongo che Sgalambro abbia voluto citare sogghignando il Palazzeschi futurista di “E lasciatemi divertire”. Non conoscete la poesia? .Beh, non vi farà male leggerla...


(Franco Zanetti)

Tracklist:
“Non dimenticar le mie parole”
“Me gustas tu”
“Donna”
“We have all the time in the world”
“Camminando sotto la pioggia”
“La vie en rose”
“As time goes by”
“La mer”
“Cheek to cheek”
“Parlami d’amore Mariù”
“Moon River”
“Ciao Pussycat”
“Bachianas brasileira” 

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