Beatles, i dischi di Natale per il fan club: 1968. Ascolta

Inviati solo agli iscritti, sono oggi oggetti per collezionisti
Beatles, i dischi di Natale per il fan club: 1968. Ascolta

Considerando l’evoluzione – o meglio l’involuzione – dei rapporti personali fra i quattro Beatles sul finire del 1968, non c’è da stupirsi che il "Christmas Record" di quell’anno rispecchi la scarsa disponibilità alla collaborazione di gruppo fra John, Paul, George e Ringo; i quali infatti, nella preparazione dell’ormai tradizionale e quasi obbligatorio dischetto natalizio, scelsero di fornire quattro contributi separati (come accadrà, inevitabilmente, anche l’anno seguente).
I contributi furono poi assemblati come segue.

All’inizio c’è la voce di Ringo che augura Buon Natale a tutti. Seguono alcuni effetti sonori, un accenno a "Ob-la-di Ob-la-da", poi Paul canta una filastrocca augurale in tre strofe seguita da altri effetti, fra cui l’inizio accelerato di "Helter Skelter" e un frammento di "Baroque Hoedown" (un brano registrato nel 1967 dai pionieri del Moog Jean-Jacques Perrey e Gershon Kingsley, incluso nell’album "Kaleidoscopic vibrations: electronic pop music from way out").
Segue senza interruzioni la voce di John che recita, con accompagnamento di pianoforte di Yoko, la storiella di Jock & Yono, “una coppia strettamente innamorata” che deve combattere contro ogni sorta di avversità, compresi “their beast friends”; e interviene poi George con un messaggio registrato negli Stati Uniti, dove si trovava con Mal Evans che pure si associa agli auguri.
Un po’ di frasi poco coerenti, che si direbbero un dialogo con se stesso di Ringo, poi ancora John con un breve nonsense che inizia “Once upon a pool table…”, e in chiusura la presenza di un ospite, Tiny Tim, presentato da George Harrison, che canta una sua versione di "Nowhere Man" registrata a New York.


A dare una sequenza a contributi così diversi e per certi versi incongrui fu chiamato il disc jockey della BBC Kenny Everett.
Everett era a New York il giorno in cui, al Plaza, Tiny Tim registrò "Nowhere Man". Come andò la faccenda è stato raccontato da Shaun Weiss, figliastro di Nat Weiss, che allora era il legale rappresentante dei Beatles negli USA. Shaun fu mandato da Nat al Plaza, e incaricato di supervisionare una registrazione che si sarebbe dovuta tenere nella stanza di George Harrison.
Non è documentato il giorno esatto di questi avvenimenti; considerando che fra ottobre e novembre del 1968 Harrison era rimasto a Los Angeles, e che il 21 novembre era ancora in quella città, impegnato a registrare Badge con i Cream al Wally Heider Studios, supponiamo di poterli collocare negli ultimi giorni di novembre, quando Harrison presumibilmente fece tappa a New York sulla via del ritorno a Londra.

Poche settimane prima Tiny Tim era a Londra, dove si era esibito alla Royal Albert Hall accompagnato dalla Royal National Orchestra (fra il pubblico c’erano anche George e Ringo, probabilmente perché di supporto, con Joe Cocker e Peter Starstedt, c’era la Bonzo Dog Doo Dah Band).


Ma torniamo al racconto di Shaun, allora ventunenne. Arrivato nella stanza di Harrison vi fu accolto con grande familiarità, dato che l’aveva già incontrato più volte in passato. C’erano anche Mal Evans, Neil Aspinall e Kenny Everett. Tiny Tim arrivò più tardi. 
“Non so quale fosse la connessione fra George e Tiny Tim: forse l’ukulele”, raccontò Shaun.

Comunque George conosceva e apprezzava il bizzarro musicista americano. L’incontro fra i due era stato organizzato con cura; Everett si era portato il suo registratore a bobine, e a Tiny Tim era stata fatto avere, in precedenza, lo spartito di "Nowhere Man".
Tiny Tim cantò più volte la canzone, accompagnandosi con l’ukulele, sempre documentato da Everett. Al termine furono registrati i messaggi di auguri, evidentemente in vista dell’inclusione nel flexi disc natalizio.
Poi George prese in prestito l’ukulele di Tiny Tim e lo strimpellò per un po’ – ma Everett aveva già spento il registratore.
La scelta di Kenny Everett come realizzatore del montaggio del "Christmas Record" del 1968 è quindi probabilmente stata dettata, oltre che dalla notoria abilità del disc jockey nell’editing dei nastri, anche dal fatto che già aveva per le mani parte del materiale necessario.
Kenny Everett: “Ero l’unico disc jockey della BBC che passava molto tempo in studio a giocherellare con i nastri. Ero abbastanza amico del management dei Beatles, e fu uno della Apple che un giorno mi propose l’incarico. Una cosa tipo: vedi se puoi cavarne qualcosa. Ma io lo considerai un onore, dato che avrebbero potuto scegliere chiunque altro. Conservo ancora i pezzi di nastro tagliati e non usati; ma è poca roba, perché in effetti ho usato quasi tutto quello che mi è stato dato”.
Everett, che è morto il 4 aprile del 1995, è così nominato nelle note di copertina del flexi disc:
“Kenny Foreverett si è divertito a pasticciare con i nastri e merita la qualifica di produttore, anche se è una mansione non retribuita”.
Le altre note di copertina dicono:
“Registrato nel novembre del 1968 nelle lussuose dimore londinesi di Beatle John e Beatle Paul e nel retro del furgone diesel di Beatle Ringo, da qualche parte del Surrey. La voce di Beatle George è ascoltabile grazie al fatto che il vostro affezionatissimo, G.P.O., ha fatto la cosa giusta e ha connesso al momento appropriato 6.000 miglia di cavo telefonico. Altro materiale supplementare è stato registrato in precedenza nell’elegante magione di Beatle George nel corso delle prove per le registrazioni dell’album 'The Beatles'”.


Il disegno di copertina, che raffigura in stile quasi futurista un volto di donna, è attribuito a Paul McCartney, ma si tratta di un’ipotesi, per quanto attendibile. Lo è meno quella che vorrebbe la presenza nel dischetto di un contributo di Eric Clapton, non è chiaro se vocale o strumentale (potrebbe trattarsi di uno degli effetti sonori, forse un frammento registrato durante la produzione dell’album "Is this what you want?" di Jackie Lomax, prodotto da George Harrison, al quale collaborò appunto Clapton).
Il flexi disc fu prodotto come al solito dalla Lyntone Recordings; era inciso su entrambe le facciate, curiosamente con due numeri di catalogo (LYN 1743 e LYN 1744) e, per la prima volta, fu spedito anche agli iscritti americani del fan club, con una copertina leggermente diversa da quella dell’edizione per i fan britannici.

Franco Zanetti


 

Il testo di questo articolo è tratto, per gentile concessione dell'editore e dell'autore, da "Il Natale dei Beatles", di Renzo Stefanel e Franco Zanetti, pubblicato da Giunti nel 2016.


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