Willie Peyote fa bene alla salute perché fa pensare

È uscito il nuovo tagliente e dissacrante singolo del rapper torinese “La depressione è un periodo dell’anno”. L’ascolto di Rockol.
Willie Peyote fa bene alla salute perché fa pensare

I rapper spesso rivendicano di essere dei “reporter della realtà”, capaci di mettere istantanee di vita e frammenti di quotidiano nelle loro barre. “Raccontiamo quello che vediamo” è uno dei grandi motti del panorama hip hop, spesso utilizzato anche per motivare l’esigenza di riportare momenti crudi o controversi in musica. Resta il fatto che molte canzoni rap, e non solo, uscite negli ultimi mesi, alla fine dei conti riflettono un mondo che non stiamo vivendo. È come se per alcuni, nonostante la tremenda emergenza pandemica in atto, nulla fosse cambiato: l’ego trip, l’ostentazione, il fare soldi sono temi ancora dominanti in molte uscite. Sia chiaro: una canzone non deve avere l’obbligo di essere politica o sociale, nessuno punta il dito su chi sforna brani più rivolti a una sfera di intrattenimento, anch’esso importante in un momento storico difficile. Ma da un Paese in cui il rap, negli ultimi anni in modo particolare, si è fatto portatore di grandi innovazioni, prendendosi larga fetta del mercato, è forse lecito aspettarsi qualche cosa di più almeno sul fronte della consapevolezza, da non trasformare in retorica di bassa lega come è successo con le canzoni pop marchiate “Andrà tutto bene” uscite durante il lockdown di marzo.

Poi, però, ci sono artisti come Willie Peyote che della lucidità e dell’analisi del presente, da anni, è grande interprete: il suo nuovo brano “La depressione è un periodo dell’anno”, ascoltabile da venerdì 13 novembre, è in primis la rottura di un silenzio. L’artista torinese, quest’estate, ha preferito prendersi un lungo momento di pausa dai social per mettere a fuoco alcune sue visioni e sensazioni sul presente. A marzo, per beneficenza, aveva pubblicato il potente “Ogni sera alle 18”, un pugno nello stomaco. La nuova canzone arriva dopo l’uscita di “Algoritmo” e “Semaforo”, singolo pubblicato a settembre con cui ha chiuso il progetto “iodegradabile” (leggi qui la nostra recensione). “La depressione è un periodo dell’anno” è un brano ironico, amaro e dissacrante, figlio della lezione di Giorgio Gaber, in cui l’uso dell’iperbole e affreschi del contemporaneo scorrono su una base perfetta dalle tinte black, con un inizio gospel, curata insieme ad All Done: “Nessuno c’ha un soldo, un lavoro, una vita però c’hanno tutti un sacco di opinioni”, “Fatti un bel video. Arriva l’inverno ma non il sussidio, torna il fastidio”, “Allarmisti o negazionisti, io vedo egoisti e piagnoni”, sono solo alcune delle stoccate di Willie, abile anche nel dare il giusto ritmo alla canzone. “La depressione è un periodo dell’anno” cristallizza un momento caotico e lo fa in modo divertente e spietato, come per esempio ha fatto Zerocalcare con i suoi corti “Rebibbia Quarantine”, permettendo di guardarci allo specchio e intorno con disincanto. È lo stile di Willie Peyote all’ennesima potenza.

“Questo è un brano che ho cominciato a scrivere alla fine dell'estate - ha raccontato l’artista torinese - perché nonostante il tentativo di tutti noi di guardare al futuro con positività, nonostante il vago "libera tutti", nonostante la retorica primaverile dell'andrà tutto bene, purtroppo era evidente che le cose sarebbero andate in un'altra direzione. E mentre tutti si accapigliavano in una polemica diversa al giorno, su qualsiasi argomento, io sono sparito dai social cercando di evitare di essere ingoiato in questa fiera delle opinioni un tanto al chilo che quotidianamente peggiora la confusione che già regna sovrana ormai da febbraio. Capisco che ognuno di noi debba sopravvivere a questo periodo, che ci mette a dura prova, come meglio riesce, ma il silenzio non è davvero più un'opzione per nessuno?”.

 

Dall'archivio di Rockol - Concerto del Primo Maggio 2018 a Roma, Willie Peyote: la videointervista
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